di Sabino Paciolla
Un articolo firmato dal medico Ian Brighthope sostiene che la piattaforma vaccinale a base di nanoparticelle lipidiche (LNP) contenenti mRNA modificato con nucleosidi “potrebbe comportare rischi correlati al cancro che non sono stati adeguatamente studiati prima del suo impiego su larga scala”. Gli autori della revisione a cui l’articolo fa riferimento, e di cui abbiamo parlato qui, affermano di aver individuato 35 possibili meccanismi biologici attraverso cui questa tecnologia potrebbe, in teoria, favorire l’insorgenza o la progressione di tumori. Questi meccanismi vengono raggruppati in quattro macro-processi:
- l’attivazione di vie di crescita cellulare che favoriscono il cancro (tra cui EGFR, RAS, MAPK, STAT3 e MYC);
- un aumento del danno genetico e una compromissione dei sistemi di riparazione del DNA, in particolare quelli legati a p53 e BRCA (cioè la soppressione delle difese antitumorali);
- la distruzione di reti proteiche cellulari, causata anche da eventuale DNA plasmidico residuo, sequenze regolatorie derivate da SV40, possibili fenomeni di trascrizione inversa e integrazione, oltre a proteine anomale generate da uno spostamento del frame di lettura ribosomiale;
- l’espansione delle cellule staminali tumorali, la fuga immunitaria e la possibile riattivazione di forme tumorali latenti, aggravate dall’infiammazione indotta dalle nanoparticelle lipidiche e dall’esaurimento dei linfociti T citotossici, infine il possibile risveglio di cellule maligne dormienti.
Un punto che gli autori sottolineano con forza è che nessuno di questi meccanismi, preso singolarmente, dimostra che i prodotti a base di mRNA causino il cancro. La loro preoccupazione riguarda piuttosto la possibilità che più meccanismi agiscano insieme in soggetti predisposti, con un effetto combinato capace di accelerare un tumore già esistente, risvegliare una malattia latente o favorire la progressione di cellule maligne microscopiche non ancora diagnosticate.
I dati epidemiologici citati
A sostegno di questa ipotesi, l’articolo richiama alcuni studi di popolazione:
- uno studio italiano che ha rilevato un rischio aggiustato di ricovero per cancro superiore del 23% tra le persone vaccinate, anche se il dato variava in base a infezioni pregresse e al tempo trascorso dalla vaccinazione;
- uno studio sudcoreano che ha riportato associazioni con diversi tumori solidi;
- i dati del registro SEER negli Stati Uniti, che hanno mostrato un aumento dell’incidenza di tumori a insorgenza precoce nel periodo della vaccinazione di massa;
- un’analisi condotta dagli stessi autori sui dati di mortalità del CDC, che stima tra circa 119.000 e 197.000 decessi in eccesso per cancro negli Stati Uniti, a seconda delle ipotesi statistiche adottate.
L’articolo di Ian Brighthope riconosce che “queste osservazioni, di per sé, non dimostrano un nesso causale”, ma ritiene che la combinazione di meccanismi biologici plausibili, segnalazioni cliniche e associazioni statistiche costituisca un segnale sufficiente per giustificare un’indagine indipendente e urgente.
Il caso BNT122-01
Una parte rilevante dell’articolo è dedicata allo studio clinico BNT122-01, che testava un trattamento oncologico personalizzato a base di mRNA contro l’attesa vigile in 327 pazienti con evidenza molecolare di cancro colorettale residuo. Lo studio è stato interrotto dopo aver superato la soglia di futilità (cioè la soglia che certifica l’inefficacia del trattamento), quando è stato osservato “uno squilibrio numerico nella sopravvivenza globale” tra i bracci di trattamento. Il trattamento non ha mostrato superiorità rispetto alla semplice osservazione clinica, e secondo l’articolo lo sponsor non avrebbe reso pubbliche l’entità, la direzione o le cause di tale squilibrio.
Gli autori sottolineano comunque una distinzione tecnica importante: il BNT122 utilizzava un mRNA non modificato (a base di uridina) veicolato tramite lipoplex, e non un mRNA modificato con nucleosidi in nanoparticella lipidica ionizzabile come nei vaccini anti-COVID di ampio utilizzo. Il fallimento di questo trial, quindi, si sarebbe verificato “senza alcuni dei rischi aggiuntivi identificati” nella revisione.
Le raccomandazioni degli autori
Sulla base di queste premesse, l’articolo chiede il ritiro immediato dei prodotti a mRNA modificato con nucleosidi-LNP dall’uso preventivo di massa, e la sospensione della loro estensione ai trattamenti oncologici adiuvanti e neoadiuvanti fino a verifiche indipendenti. Tra le azioni concrete proposte figurano:
- registrare marca, numero di dosi, data e lotto vaccinale nei registri oncologici;
- confrontare l’andamento tumorale tra popolazioni vaccinate e non vaccinate, controllando per infezione da SARS-CoV-2 e altri fattori di confondimento;
- commissionare studi indipendenti sui tumori post-vaccinazione tramite DNA tumorale circolante, sequenziamento RNA, proteomica e test sui siti di integrazione;
- misurare con precisione i frammenti di DNA residuo e le eventuali proteine anomale nei prodotti finiti;
- studiare la persistenza e la biodistribuzione di mRNA vaccinale, DNA residuo e proteine codificate;
- rivalutare i segnali provenienti da Italia, Corea e Stati Uniti con analisi stratificate per dose, lotto e periodo;
- non considerare il consenso informato come sostituto di un’adeguata valutazione di sicurezza a livello di piattaforma;
- sospendere l’uso della stessa piattaforma nei pazienti oncologici fino a nuove evidenze;
- richiedere prove dirette sulla localizzazione dell’espressione antigenica, specialmente in cuore, cervello e vasi sanguigni.
Il commento personale dell’autore
Nella sezione finale, firmata in prima persona, Brighthope – definendosi medico con oltre quarant’anni di esperienza in prevenzione e medicina “etica” – definisce l’articolo “un grave monito che non può essere ignorato in modo responsabile”. Introduce il concetto di “turbo-cancro”, descritto come una possibile accelerazione insolitamente rapida di tumori preesistenti ma dormienti, chiarendo che si tratta di un’espressione non ancora riconosciuta come diagnosi medica formale.
L’autore invoca esplicitamente il principio di precauzione e il principio ippocratico “primum non nocere”, sostenendo che l’onere della prova di sicurezza debba ricadere su produttori e regolatori, e non sui cittadini esposti. «L’uso preventivo su larga scala dei prodotti a base di mRNA modificato con nucleosidi e LNP dovrebbe essere sospeso mentre queste questioni vengono esaminate in modo indipendente. Anche la loro estensione ai pazienti con tumore residuo dovrebbe essere sospesa fino a quando prove convincenti non dimostrino dove si diffondono i prodotti, per quanto tempo persistono, quali proteine producono e se influenzano la recidiva, la progressione, le metastasi o la sopravvivenza.», scrive Brighthope. Critica inoltre la gestione della trasparenza attorno allo studio BNT122-01 e afferma che il consenso informato alla vaccinazione sarebbe stato “gravemente compromesso” da obblighi, restrizioni e pressioni sociali durante la pandemia.
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