Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto ed un approfondimento culturale, oltre alla pubblicazione dei nostri articoli originali, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto dal vescovo Erik Varden, pubblicato sul suo blog. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione non ufficiale da me curata.

 

Mons. Erik Varden, vescovo di Trondheim, Norvegia.
Mons. Erik Varden, vescovo di Trondheim, Norvegia.

 

Omelia pronunciata durante la Messa del primo giorno dell’assemblea plenaria autunnale della Conferenza Episcopale Nordica

Proverbi 21,1-13: Il Signore soppesa il cuore

Luca 8,19-21: Mia madre e i miei fratelli sono coloro che ascoltano la parola di Dio.

Siamo diventati un popolo dipendente dalla velocità. Abbiamo ancora i limiti di velocità sulle nostre strade (tranne che sulle autostrade tedesche, ovviamente), ma in ogni altro ambito vogliamo che le cose avvengano in fretta. Ci aspettiamo Internet veloce, Deliveroo veloce, risposte veloci alle e-mail.

Essendoci trasformati in un popolo impaziente, i ritardi ci fanno arrabbiare.

I processi della natura ci sembrano lenti. Perché aspettare fino a giugno per mangiare le fragole? Le vogliamo tutto l’anno; e se Madre Natura non ci accontenta qui da noi, ce le facciamo arrivare in aereo dalla Nuova Zelanda.

Quanto suonano strane oggi le parole del saggio ebreo: «Troppa fretta, e tutto ciò che ne deriva è mancanza».

Eppure, non ricordiamo con affetto un tempo, che in realtà non è poi così lontano, in cui la vita aveva ancora un ritmo e in cui non tutti, ovunque, erano ancora in una corsa incessante?

La saggezza nasce dall’attesa. È qualcosa che la Scrittura ci ripete più e più volte. Ci dice anche che il nostro Dio è un Dio paziente. Per Lui mille anni sono come un giorno. A che serve allora accelerare febbrilmente procedure che sono solo effimere?

Un sano contributo cristiano alla nostra epoca sarebbe la riconquista della ponderatezza, un rinnovato apprezzamento per il lavoro ben pianificato e ben fatto, per la riflessione attenta che ha avuto il tempo di maturare e non è solo una risposta dettata dal panico ai titoli dei giornali di oggi.

Nel Vangelo, Cristo ci invita a un grado sorprendente di intimità con Lui, al punto da diventare sua «madre» e suoi «fratelli». Ciò che questa vicinanza richiede da parte nostra è la capacità di «ascoltare la parola di Dio e metterla in pratica».

Quel percorso che va dall’ascolto, passando per la penetrazione nel cuore, fino all’azione efficace non può essere accelerato. È come la lenta gestazione di un seme piantato, ed è per questo che Cristo continua a usare immagini tratte dal giardinaggio e dall’agricoltura.

Che possiamo essere uomini e donne pronti a reimparare a rimanere, a riscoprire il ritmo inscritto nella struttura delle cose, capaci di attendere Dio. «Il Signore», abbiamo appena sentito, «sonda il cuore». Affinché ciò avvenga, il cuore deve prima essere in pace.

mons. Erik Varden, vescovo

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