Mentre ancora risuonano le polemiche per i “feti di gomma” notati da qualche zelante giornalista al Congresso delle Famiglie di Verona arriva eco anche in Italia del grande successo di Unplanned di cui vi abbiamo parlato qualche giorno fa a proposito della vicenda reale cui è ispirato.

Nella società dell’immagine si può mostrare qualunque cosa, qualunque pratica, qualunque corpo, qualunque atrocità tranne la realtà o anche solo la riproduzione di un essere umano in formazione nel grembo di sua madre. Vedere è il primo passo per capire. E qualcuno non vuole che la realtà che l’aborto elimina venga mostrata. Unplanned ha, invece, la terribile pretesa di mostrarla al grande pubblico.

Propongo ai lettori di questo blog l’articolo di Sohrab Ahmari pubbòlicato sul Catholic Herald nella mia traduzione.

                                   (Annarosa Rossetto)

Unplanned, una scena del film

Unplanned, una scena del film

 

Questa primavera segna il ventesimo anniversario di The Matrix. È stato 20 anni fa che l’hacker Neo (Keanu Reeves) ha scelto la pillola rossa invece che quella blu, e gli è stato data una visione indimenticabile di un mondo in cui i robot riducono in schiavitù miliardi di esseri umani, estraendo la loro forza vitale per alimentare il loro impero malvagio. Matrix si è ispirato ad un noto tropo di fantascienza, vecchio quanto Metropolis, in cui l’eroe scopre l’orribile verità ben nascosta sotto la piacevole superficie della vita quotidiana.

“Matrix è ovunque”, dice Morpheus (Laurence Fishburne) a Neo. “Puoi sentirlo quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.” La realtà quotidiana, nella sorprendente visione dei Wachowski, è un’illusione progettata per mascherare il processo mediante il quale i robot trasformano letteralmente gli esseri umani in batterie usa e getta.

Unplanned- il nuovo film basato sulle memorie di Abby Johnson, ex dipendente modello di Planned Parenthood diventato attivista pro-life – è il Matrix di questa generazione. Abby Johnson (interpretata abilmente nel film da Ashley Bratcher) è la nostra Neo. Per quanto riguarda l’impero delle macchine intelligenti che ha steso un velo sulle sue attività disumanizzanti, beh, sarebbe la Planned Parenthood.

L’unica differenza: Unplanned non è un’opera di fantascienza. Il “deserto del reale” che ritrae sono gli Stati Uniti contemporanei.

Noi americani abitiamo davvero in una specie di Matrix: andiamo a lavorare, paghiamo le tasse, facciamo baldoria – guardiamo Netflix, facciamo i giro-bar – e quando una vita appena concepita e le sue confuse richieste si intromettono nella nostra autonomia, possiamo dirigerci verso edifici anonimi, dove “se ne prendono cura”, come uno degli ex fidanzati di Johnson le dice nel film (lei stessa aveva avuto due aborti prima di entrare in Planned Parenthood come membro dello staff a tempo pieno).

Il nostro modo di vivere ossessionato dall’autonomia oscura – e ne è al contempo reso possibile – l’industria dell’aborto. La cultura della morte è quindi l’orrendo nucleo della nostra modernità laico-libertaria, che tratta gli esseri umani come un fazzoletto usa e getta, mentre ci stende un velo simile a Matrix sugli occhi – un velo che molti di noi, anche molti avversari dell’aborto, aiutano a tessere rifiutando di guardare direttamente a quello stesso nucleo orribile, a quello che succede in quegli edifici anonimi.

Noi americani scegliamo da soli la pillola blu.

Per lungo tempo, Abby Johnson ha preso diligentemente le sue pillole blu. Sebbene provenisse da una famiglia pro-life, Johnson da studentessa universitaria diede retta ad un reclutatore di Planned Parenthood che si diede da fare per sminuire gli aborti. Presto si ritrovò a far carriera nella Planned Parenthood, diventando alla fine il più giovane direttore della clinica dell’organizzazione. Poi un giorno fu chiamata per assistere ad un aborto – e tutto cambiò.

Le immagini ed i suoni di un vero aborto – un “bambino perfetto” risucchiato da un grembo attravero un tubo di aspirazione – furono la pillola rossa per la Johnson. Questa esperienza è resa nell’indimenticabile, quasi insopportabile scena d’apertura del film, probabilmente responsabile della classificazione “R” (Vietato ai minori di 17 non accompagnati, NdT) di Unplanned . Come ha notato in una recente rubrica del Wall Street Journal l’arcivescovo di Kansas City, Joseph Naumann, il rating “R” è un’ammissione da parte dell’industria cinematografica pro-aborto che l’aborto è, in realtà, un atto violento.

Ma non dobbiamo distogliere lo sguardo. Noi americani dobbiamo avere il coraggio di scegliere la pillola rossa e strappare il velo di Matrix. Unplanned ci offre una rara opportunità di farlo.

Ecco perché Unplanned ha così palesemente infastidito l’industria dell’aborto. Il film vola al botteghino nonostante il silenzio stampa sull’anteprima delle reti TV e la censura su Twitter. Inoltre, i critici (molti dei quali si sono autoproclamati sostenitori dell’aborto) hanno inondato stampa e media online con recensioni negative. Hanno denunciato Unplanned come “brutta propaganda” (Forbes), “paranoico” (Variety) e un “pasticcio cruento” (Guardian).

Pensate ai critici feroci, ai censori di Twitter e ai dirigenti televisivi che hanno imposto il blackout come tanti replicanti dell’Agente Smith, intenti a soffocare la resistenza contro Matrix. Fino ad ora hanno fallito. Unplanned è un successo travolgente, dopo aver guadagnato più di 12 milioni di dollari al momento della stesura di questo articolo, contro un budget di produzione di $ 6 milioni.

Ricordate: una volta che Neo impara a padroneggiare le regole di Matrix, le può infrangere e sconfiggere le macchine.

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