bimbo (foto Unplash)

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di Sabino Paciolla

 

Come ci informa un articolo di CNA, in una università gesuita messicana si è tenuto un evento in cui degli attivisti hanno promosso il diritto all’aborto. Il presidente della Conferenza episcopale messicana ha dovuto emettere un comunicato nel quale ha ribadito che la Chiesa si oppone all’aborto, precisando inoltre di non essere stato a conoscenza dell’evento e che quell’evento non aveva avuto l’autorizzazione dalla Chiesa.

L’aborto è illegale in Messico. Tuttavia, nel 2007 Città del Messico, la capitale del paese, ha depenalizzato l’aborto fino a 12 settimane, per qualsiasi motivo.  Secondo alcune stime, da allora ci sono stati due milioni di aborti.

Sempre CNA ci informa che nel suo comunicato intitolato “No all’aborto”, il cardinale Francisco Robles Ortega ha dichiarato: “La nostra posizione di credenti si fonda sia sulla Sacra Scrittura e sul magistero della Chiesa, sia sul diritto naturale e su ciò che la scienza ha dimostrato riguardo all’inizio dell’esistenza dell’essere umano”.

“Studi scientifici seri dimostrano l’esistenza di una vita, di una persona diversa, dal momento del concepimento. Il rispetto per la vita non deve essere oggetto di dibattito, né di qualche desiderio di “apertura” o di essere “all’avanguardia”, tanto meno per questioni di gusto o di sentimenti, come se il rispetto per la vita potesse dipendere da ciò che alcuni sentono o pensano“, ha sottolineato il presule.

Né il rispetto per la vita, ha aggiunto, “può essere soggetto all’arbitrarietà della sola coscienza personale, perché la coscienza deve essere oggettivamente formata e perché si tratta della vita di una persona innocente“.

Quando parliamo di questo tema – e non accettiamo l’aborto – non si tratta di intolleranza o di rifiuto del dialogo, ma di coerenza con il diritto di ogni persona a vivere, soprattutto se si tratta di una persona innocente, quella che deve ancora nascere“, ha sottolineato il cardinale Ortega.

Il controverso programma universitario si è tenuto il 26 settembre all’ITESO (Institute of Technology and Higher Studies of the West), Università gesuita di Guadalajara.  Esso si intitolava “Dialogo sul diritto di decidere“, con i tre relatori che indossavano il fazzoletto verde del movimento a favore dell’aborto in America Latina. I relatori erano affiliati ad organizzazioni che promuovono la legalizzazione dell’aborto in Messico e in altri paesi del mondo: CLADEM, il Comitato latinoamericano e caraibico per la difesa dei diritti della donna; GIRE, il Gruppo Informativo sulla Riproduzione Scelta, e Donne Cattoliche per il Diritto di Decidere.

 

CLADEM si batte per promuovere l’aborto legalizzato in tutta l’America Latina. La GIRE a quanto si legge ha ricevuto più di 100 milioni di dollari dalla International Planned Parenthood Federation negli ultimi dieci anni. Il movimento Donne Cattoliche per il Diritto di Decidere (cattoliche per scelta negli Stati Uniti) è stata condannata dai vescovi in varie parti del mondo.

Al centro della controversia c’è il sacerdote gesuita e rettore uscente dell’università, padre José Morales Orozco.

Nel difendere la decisione dell’università a tenere l’evento, il gesuita padre Orozco ha affermato che “ITESO è per la vita, è contro l’aborto, ma prima è per la libertà di coscienza“, spiegando che “la gente ha tutto il diritto e l’obbligo di decidere in coscienza ciò che vede, e nessuno può giudicare, se non solo Dio”.

In una dichiarazione all’ACI Prensa, l’agenzia sorella di lingua spagnola della CNA, il portavoce dell’ITESO, ha dichiarato che “la vita umana è sacra e deve sempre essere curata e rispettata” e ha sottolineato che padre Orozco durante l’evento “ha chiarito che l’università è per la vita e contro l’aborto, e per la libertà di coscienza“.

ITESO “dialoga con persone di diverse convinzioni religiose e politiche, di diversa origine etnica e culturale.  Si realizza un rispettoso scambio di idee con chi la pensa diversamente, perché è così che si sviluppa e si approfondisce la riflessione dell’università e si accresce la conoscenza“.

Come si vede, si dice, almeno formalmente, di essere contro l’aborto, però durante l’incontro non era presente alcun esponente che presentasse l’insegnamento cattolico sulla difesa e promozione della vita.

Non c’è dubbio che tra i gesuiti ci saranno ancora padri che sono, diciamo così, ortodossi riguardo all’insegnamento della Chiesa, ma quello che colpisce è che da qualche anno a questa parte le proposte o le affermazioni che provengono da esponenti di quel mondo sono estremamente eterodosse. A volte esse sono al limite dello scandalo o dell’eresia. La doppiezza, l’ambiguità la fanno da padrona.

 

Questi padri gesuiti che fanno questo non hanno alcuna preoccupazione per la confusione che lentamente ma inesorabilmente instillano nei fedeli.

 

Parlano della coscienza come fosse il regno dell’arbitrio e dell’assoluto individualismo. Parlano del dialogo come si fosse in una annoiata serata salottiera. Parlano del divieto di giudicare nascondendosi dietro il paravento della infinita misericordia di Dio, unico a poter giudicare, come se Dio non ci avesse dato i dieci comandamenti, ma solo la libertà di fare quello che ci pare.

 

Meno male che ci sono pastori come il cardinale Francisco Robles Ortega che, oltre a proclamare la verità sull’uomo, oltre a confermare l’insegnamento di sempre della Chiesa, infonde nei semplici fedeli quel minimo di buon senso che sembra tanto mancare in giro.

 

 

 

Fonte: Catholic News Agency

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