Contrariamente alle incomprensioni diffuse, il pontificato di Benedetto ha fatto notevoli passi avanti nel dialogo con le altre religioni, in particolare con l’Islam. L’articolo che la prof. ssa Murzaku ha scritto, e che propone ai lettori di questo blog, è stato pubblicato su The Catholic World Report. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Benedetto XVI (Credit: CNS)
Benedetto XVI (Credit: CNS)

 

 

di Ines Murzaku

 

Un comunicato stampa del Segretario di Stato Anthony Blinken, pubblicato sulla pagina del Dipartimento di Stato americano il 31 dicembre 2022, era intitolato “La scomparsa di Sua Santità Benedetto XVI, Papa emerito”:

Gli Stati Uniti piangono la scomparsa di Sua Santità Benedetto XVI, Papa Emerito – un uomo santo, testimone della fede e un tempo Pastore dei fedeli cattolici. Il Papa Emerito Benedetto XVI è stato un leader impegnato nel dialogo interreligioso. È stato un sostenitore delle persone vulnerabili, compresi i rifugiati, gli sfollati interni e i migranti. Ha sostenuto le misure legali internazionali per difenderli. È stato per decenni un rinomato teologo della Chiesa cattolica.

La dichiarazione sottolinea l’impegno del Papa emerito Benedetto XVI per il dialogo interreligioso, che è uno degli aspetti più discussi del suo pontificato. Si pensi ai fraintendimenti, alle citazioni errate o fuori contesto della conferenza di Papa Benedetto a Regensburg del 13 settembre 2006. L’agitazione seguita alla conferenza di Ratisbona, come afferma in un recente articolo P. Federico Lombardi SJ, portavoce di Benedetto XVI, è stata alla lunga superata grazie a una serie di interventi chiarificatori e, infine, alla visita del dicembre 2006 alla Moschea Blu di Istanbul.

Tuttavia, un mese dopo la conferenza di Ratisbona, il 13 ottobre 2006, 38 autorità e studiosi islamici internazionali, di tutte le confessioni e scuole di pensiero islamiche, si sono rivolti a Papa Benedetto XVI, desiderosi di avviare un vero dialogo interreligioso. A questo primo approccio è seguita una lettera aperta, intitolata “Una parola comune tra noi e voi“, di 138 studiosi islamici indirizzata a Papa Benedetto XVI nello spirito di un aperto scambio intellettuale e di comprensione reciproca, proponendo un dialogo interreligioso basato sul doppio comandamento dell’amore di Dio e del prossimo. La lettera è stata storica, secondo le parole del cardinale Touran nell’intervista rilasciata il 18 ottobre 2007 al quotidiano francese La Croix:

Un aspetto che mi ha particolarmente colpito è che, forse per la prima volta, un testo firmato da musulmani presenta il Gesù del Vangelo con citazioni del Nuovo Testamento e non con citazioni del Corano.

Il Papa invitò a Roma una delegazione di studiosi musulmani, dando inizio a un dialogo teologico epocale con l’Islam. Fu la prima volta nella storia che studiosi musulmani di ogni ramo dell’Islam, compresi sunniti e sciiti, parlarono con una sola voce dei principi dell’Islam. La corrispondenza tra il Papa e gli studiosi musulmani ha portato alla creazione del Forum cattolico-musulmano, che si è riunito per la prima volta in Vaticano dal 4 al 6 novembre 2008. All’incontro hanno preso parte ventiquattro partecipanti e cinque consulenti di ciascuna religione. Il tema del seminario era “Amore di Dio, amore del prossimo”. Nonostante l’attenzione negativa ricevuta dai media, la conferenza di Ratisbona ha aperto ampie strade alla ricerca della verità attraverso il dialogo interreligioso.

Inoltre, la dichiarazione di Blinken sull’impegno di Papa Benedetto XVI per il dialogo interreligioso ricorda un’altra pietra miliare nel pensiero di Papa Benedetto XVI sul dialogo interreligioso, che si è concretizzata nel suo viaggio apostolico del 2008 negli Stati Uniti e nel suo potente discorso ai rappresentanti di diverse religioni nella Rotunda Hall del Centro Culturale Papa Giovanni Paolo II a Washington. A mio avviso, questa è una delle dichiarazioni più audaci di Benedetto sul dialogo interreligioso, che può essere sintetizzata come “Nella verità, dialogo interreligioso”, simile al suo messaggio per la celebrazione della Giornata mondiale della pace 2006, “Nella verità, pace“. Ecco cosa ha affermato il pontefice sul dialogo interreligioso e sulla ricerca della verità rispondendo alle grandi domande della vita:

Lo scopo più ampio del dialogo è scoprire la verità. Qual è l’origine e il destino dell’umanità? Cosa sono il bene e il male? Cosa ci aspetta alla fine della nostra esistenza terrena? Solo affrontando queste domande più profonde possiamo costruire una solida base per la pace e la sicurezza della famiglia umana, perché “ovunque e ogni volta che gli uomini e le donne sono illuminati dallo splendore della verità, si incamminano naturalmente sulla via della pace”. Viviamo in un’epoca in cui queste domande sono troppo spesso emarginate. Eppure non potranno mai essere cancellate dal cuore dell’uomo. Nel corso della storia, uomini e donne hanno cercato di esprimere la loro inquietudine nei confronti di questo mondo che passa. Nella tradizione giudeo-cristiana, i Salmi sono pieni di espressioni di questo tipo: “Il mio spirito è oppresso dentro di me”; “perché sei abbattuta, anima mia, perché gemi dentro di me?”. La risposta è sempre di fede: “Le guide spirituali hanno il dovere speciale, e potremmo dire la competenza, di porre le domande più profonde in primo piano nella coscienza umana, di risvegliare l’uomo al mistero dell’esistenza umana e di fare spazio in un mondo frenetico per la riflessione e la preghiera.

Di fronte a queste domande più profonde sull’origine e sul destino dell’uomo, il cristianesimo propone Gesù di Nazareth. Egli, secondo noi, è il Logos eterno che si è fatto carne per riconciliare l’uomo con Dio e rivelare la ragione di tutte le cose. È lui che portiamo nel forum del dialogo interreligioso. L’ardente desiderio di seguire le sue orme spinge i cristiani ad aprire le loro menti e i loro cuori al dialogo.

Perché questo discorso è importante? Papa Benedetto afferma apertamente lo scopo del dialogo interreligioso come misura teologica e di ricerca della verità, esplorando le grandi domande della vita, tra cui l’origine e il destino dell’umanità, il bene e il male e il destino eterno. Il pontefice promuove un dialogo teologico alla ricerca della verità, sostenendo in modo convincente che, sebbene le teologie e le modalità di approccio alla verità possano essere diverse per le varie religioni, il processo di ricerca della verità attraverso il dialogo interreligioso e interconfessionale e l’esplorazione delle questioni teologiche più profonde della vita dal punto di vista della propria tradizione di fede, può costruire una solida base per la pace e la sicurezza. Verità e pace sono due facce della stessa medaglia; lo splendore della verità porta alla pace e alla coesistenza pacifica. Benedetto XVI ha sostenuto che la pace non può essere ridotta all’ingenua assenza di conflitti armati, ma deve essere intesa come il frutto di un ordine che è stato piantato nella società umana dal suo Fondatore divino.

È importante notare che il modello di dialogo interreligioso di Benedetto XVI non rifugge dal discutere le differenze teologiche tra cristianesimo e islam. È così che spiega il mistero cristiano dell’incarnazione e della redenzione:

La tradizione cristiana proclama che Dio è Amore. È per amore che ha creato l’intero universo e con il suo amore si rende presente nella storia umana. L’amore di Dio è diventato visibile, manifestandosi pienamente e definitivamente in Gesù Cristo. Egli è così sceso incontro all’uomo e, pur rimanendo Dio, ha assunto la nostra natura. Si è donato per restituire a ogni persona la piena dignità e per portarci la salvezza. Come potremmo mai spiegare il mistero dell’incarnazione e della redenzione se non con l’Amore? Questo amore infinito ed eterno ci permette di rispondere dando in cambio tutto il nostro amore: amore per Dio e amore per il prossimo. Questa verità, che consideriamo fondamentale, è ciò che ho voluto sottolineare nella mia prima Enciclica, Deus Caritas Est, poiché si tratta di un insegnamento centrale della fede cristiana. La nostra chiamata e missione è condividere liberamente con gli altri l’amore che Dio ci dona senza alcun merito.

Discutere le differenze religiose è un modo per avvicinarsi alla verità, o fa parte del cammino verso la verità. Benedetto XVI riconosce le differenze tra musulmani e cristiani riguardo a Dio. Tuttavia, essi possono unirsi sullo stesso fronte promuovendo il rispetto della dignità della persona umana e dei diritti umani fondamentali. Come ha affermato Benedetto XVI:

C’è un grande e vasto campo in cui possiamo agire insieme per difendere e promuovere i valori morali che fanno parte del nostro patrimonio comune. Solo partendo dal riconoscimento della centralità della persona e della dignità di ogni essere umano, rispettando e difendendo la vita che è dono di Dio, ed è quindi sacra sia per i cristiani che per i musulmani – solo sulla base di questo riconoscimento, possiamo trovare un terreno comune per costruire un mondo più fraterno, un mondo in cui gli scontri e le differenze siano pacificamente risolti, e il potere devastante delle ideologie sia neutralizzato.

Il pontefice sta tracciando una vasta area di terreno comune tra cristiani e musulmani, promuovendo i valori morali – compresa la difesa della vita – come dono di Dio. Per Benedetto XVI, il dialogo interreligioso – oltre ad essere un dialogo invitante, sincero e alla ricerca della verità – è anche un dialogo di comprensione. La ricerca della verità da parte di religioni diverse solleva i partecipanti dalla paura del rischio di perdere la propria identità religiosa quando entrano in dialogo. Come afferma nel suo discorso di Natale 2012 alla Curia romana:

Due regole sono oggi generalmente considerate fondamentali per il dialogo interreligioso: 1. Il dialogo non mira alla conversione, ma alla comprensione. In questo senso si differenzia dall’evangelizzazione, dalla missione; 2. di conseguenza, entrambe le parti del dialogo rimangono consapevolmente all’interno della loro identità, che il dialogo non mette in discussione né per sé né per l’altro.

Se queste “regole sono corrette”, ha spiegato Benedetto, sono anche “troppo superficiali”. Perché?

È vero che il dialogo non mira alla conversione, ma a una migliore comprensione reciproca. Ma la ricerca della conoscenza e della comprensione deve sempre comportare un avvicinamento alla verità. Entrambe le parti, in questo approccio frammentario alla verità, si trovano quindi sulla strada che porta avanti e verso una maggiore comunanza, determinata dall’unicità della verità. Per quanto riguarda la conservazione dell’identità, sarebbe troppo poco per il cristiano, per così dire, affermare la propria identità in modo tale da bloccare effettivamente il cammino verso la verità. Allora il suo cristianesimo apparirebbe come qualcosa di arbitrario, di meramente propositivo. Sembrerebbe non fare i conti con la possibilità che la religione abbia a che fare con la verità. Al contrario, direi che il cristiano può permettersi di essere estremamente fiducioso, sì, fondamentalmente certo di potersi avventurare liberamente nel mare aperto della verità, senza dover temere per la propria identità cristiana.

Papa Benedetto XVI ha anche invitato le università e i centri di studio a prendere l’iniziativa e a diventare luoghi per un candido scambio di idee religiose. Per Benedetto XVI, l’università è sempre stata la casa dove si cerca la verità propria della persona umana.

In sintesi, per Benedetto XVI la verità è una e la verità unisce; l’approccio alla ricerca della verità, pezzo per pezzo, porta a trovare punti in comune tra le diverse religioni. Il suo approccio all’annuncio o all’evangelizzazione è un’evangelizzazione per testimonianza: “Venite e vedete!”, come Gesù si rivolse ai due discepoli cercatori. Questa è, in sintesi, l’eredità di Papa Benedetto XVI: un dialogo interreligioso in cui la ricerca della verità, l’ascolto e la comprensione hanno la priorità assoluta.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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