Foto: papa Francesco
Foto: papa Francesco

 

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

È festa in Vaticano per l’undicesimo anniversario di papa Francesco eletto al soglio di Pietro la sera del 13 marzo del 2013. Dopo la fumata bianca e l’annuncio del cardinale Tauran, le prime parole del nuovo papa argentino hanno entusiasmato la stampa per la loro carica empatica e informale: 

Fratelli e sorelle, buonasera!

Voi sapete che il dovere del Conclave era di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli Cardinali siano andati a prenderlo quasi alla fine del mondo…

Undici anni di riforme (soprattutto giuridiche), di processi avviati (e non ancora chiusi), di aperture e di dialogo col mondo. Dialogo e aperture che non hanno però arginato il violento processo di secolarizzazione che sta portando sempre più al crollo della pratica religiosa e alla desertificazione delle chiese

E mentre in Vaticano si moltiplicano le voci sulla salute precaria del Santo Padre e una possibile malattia, a tenere banco sono oggi le divisioni interne e il delicato campo diplomatico con due conflitti bellico di fronte ai quali la Santa Sede cerca di porsi come parte mediatrice, fin’ora con scarsi risultati. Due dei nodi più intricati da sciogliere.

Divisioni e diplomazia

Le divisioni interne si sono acuite a partire dalla nomina dell’argentino mons. Victor Manuel Fernández al Dicastero per la Dottrina della Fede e alla promulgazione della dichiarazione Fiducia supplicans che ha scatenato l’opposizione di molti vescovi e di intere conferenze episcopali.

Le critiche – da sempre considerate eccezioni provenienti da piccoli e ininfluenti gruppi tradizionalisti – arrivano ora da più parti (persino da “sinistra”) e manifestano l’insofferenza di buona parte del popolo di fedeli. Senza contare le implicazioni sul dialogo ecumenico vista la recente presa di posizione della chiesa ortodossa copta che ha deciso di “interrompere il dialogo teologico con Roma” proprio a causa della controversa dichiarazione sulle benedizioni non-liturgiche alle coppie irregolari.

Per quanto riguarda la diplomazia il lavoro della Santa Sede si trova a dover far fronte alle iniziative personali del Pontefice che, con gesti, dichiarazioni e interviste in diretta, necessita spesso del sostegno di interventi chiarificatori da parte di collaboratori, come nel recente caso della intervista alla Tv Svizzera in cui le parole del Papa hanno scatenato l’ira di Kiev e di buona parte dell’opinione pubblica.

Il cantiere della sinodalità

Sul fronte interno c’è anche il cantiere aperto del Sinodo sulla Sinodalità, la cui seconda sessione si aprirà in ottobre. Le fughe in avanti della Chiesa tedesca hanno costretto il Vaticano ad un richiamo all’ordine che sembra in contraddizione con il costante (e pressante) invito a decentralizzare le decisioni e a promuovere le autonomie locali. Sono i rischi di un corto circuito che si è reso palese anche a proposito della dichiarazione Fiducia supplicans, quando le chiese africane si sono opposte a Roma invocando proprio la sinodalità. 

Sul banco la questione della leadership femminile, del diaconato femminile e quella, irrisolta ma molto discussa, del celibato sacerdotale, con le frangi progressiste (teologhe femministe, vescovi tedeschi e belgi) che invocano a gran voce cambiamenti sostanziali immediati.

Spiritualità e/o autoritarismo

Dal punto di vista della spiritualità Francesco ha cercato di mostrare il volto più materno, dolce e indulgente della Chiesa; ha messo al centro del suo pontificato la misericordia (con un Giubileo straordinario nel 2015) riprendendo il suo motto episcopale. Francesco sarà anche ricordato come il papa dell’ecologia a cui ha dedicato molti discorsi, due documenti magisteriali (Laudato Si’ e Laudate Deum), un sinodo straordinario (quello sull’Amazzonia) e diverse iniziative.

D’altra parte ha scosso fortemente la Chiesa al suo interno bacchettando spesso i cattolici incapaci di cambiare lo sguardo sul mondo e di aprirsi alle novità; ha spesso accusato i chierici di “indietrismo”, mentre ai vescovi e cardinali ha più volte denunciato apertamente e senza mezzi le gravi “malattie spirituali” di cui sono affetti.

Non pochi osservatori, e alcuni alti prelati, hanno giudicato il suo metodo di governo autoritario e autoreferenziale, con nomine e dimissioni decise per affetto o disaffezione personali. Diversi i vescovi rimasti senza incarico per avvicendamenti improvvisi e inaspettati (basti pensare a Muller, Gawstein, Lafitte…).

Una sorda accoglienza

In questi undici anni il mondo ha amato e acclamato Francesco sin dal principio come una star, il Papa “pop”,  “picconatore” della Chiesa che non piace (più), il Papa rivoluzionario, delle aperture e delle novità contrapponendolo, spesso in maniera goffa e caricaturale, a Benedetto XVI, conservatore e professore che – da parte sua – ha coperto con la sua ombra gran parte del Pontificato di Bergoglio; per i media è stato il Papa delle “prime volte” e della rottura dei protocolli, dell’intesa coi giornalisti (a cui ha rilasciato decine e decine di interviste). Per molti politici è il Papa antifascista e anti nazionalista che aspettavano (note le sue posizioni e dichiarazioni su Trump, il suo sostegno a Lula e ad altri candidati socialisti).

Ma, nonostante questo accoglienza e fama globale, molti degli appelli di Francesco sono caduti nel vuoto, molte sue parole ignorate o spazzate via dagli applausi di chi non vuole sentire (mondo, media, politici). Sull’aborto, sull’ideologia gender, sulla cultura dello scarto, sulla pace… sembra che le sue parole non riescano a toccare i cuori quanto qualche frase ad effetto e qualche slogan tradotto subito in titolo da prima pagina.

Nodi da sciolgiere

All’inizio del dodicesimo anno di pontificato non pochi esperti iniziano a guardare al prossimo Conclave. C’è tira le somme di un pontificato al tramonto e chi invece parla di “avvoltoi” pronti a tutto per tornare alla ribalta. Nel frattempo qualche misterioso cardinale prova a delineare (senza, per la verità, convincere) l’identikit del prossimo Papa.

Cambierà il Papa le regole per il Conclave? Arriverà finalmente una legislazione sul cosiddetto “papa emerito“? Avranno un futuro i “processi” che Francesco ha voluto avviare? si troverà finalmente una figura capace di dare seguito alla sua opera? Sono le domande che molti si fanno oggi, mentre il collegio dei cardinali, completamente rinnovato da Francesco, fatica ad incontrarsi e a conoscersi vista la internazionalità dei suoi componenti, geograficamente lontani e apparentemente poco sintonizzati (come ha dimostrato la stagione sinodale e la crisi provocata da Fiducia supplicans). 

Papa Francesco ha contribuito in maniera decisiva alla diffusione di una particolare devozione, quella dMaria che Scioglie i Nodi, non resta che chiedere alla Maria, Madre della Chiesa, di intercedere per i suoi figli e di sciogliere i tanti nodi che oggi preoccupano e affliggono la Chiesa.

 


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