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Victor Manuel Fernandez, Arcivescovo

 

 

di Roberto Allieri

 

Usando un’antica espressione comune, si potrebbe dire che il cardinale Fernandez con i suoi casini teologici ‘ne ha combinate più di Bertoldo in Francia’. O forse dovremmo accostare la sua figura e il suo ruolo di sapiente a quel Cacasenno (nomen omen) che affianca Bertoldo e Bertoldino nei racconti che hanno avuto tanta popolarità nei quattro secoli passati.

Ancora oggi 23 gennaio, leggo penosamente questo articolo il cui titolo non manca di chiarezza, lasciando poco spazio a interpretazioni ermetiche: ‘Pornoteologia/Orgasmo e genitali: spuntano altri testi hot di Fernandez’. 

Nell’articolo si fa riferimento ad approfondimenti teologici, reiterati per molti anni dall’attuale custode dell’ortodossia cattolica, che sconfinano nella morbosità di ossessioni sessuali.

Affermare, per esempio, che ‘i momenti di vita e di gioia (anche sessuale) sono vissuti come una partecipazione alla vita piena della Resurrezione’ è un tentativo di aprire la via per sdoganare teorie blasfeme che vorrebbero tenere insieme l’orgasmo fisico con l’estasi di fede. E ogni tanto qualche sacerdote indegno batte su questo tasto ‘mistico’ per circuire suore o seguaci ingenue (QUI) .

Ben altro ci aspetteremmo da chi oggi riveste il ruolo di custode e difensore del ‘depositum fidei’. Ci aspetteremmo che almeno in qualche altra occasione avesse trovato modo per ribadire che l’esercizio della sessualità per un cristiano non può essere disgiunto dalla consapevolezza che il nostro corpo è tempio di Dio. Per cui se, nell’alveo matrimoniale, si compiono atti sessuali aperti alla vita (o, in altri termini, che non la precludono di per sé) la sessualità rimane un rito di celebrazione o di rispetto della vita. Oppure, al limite, un atteggiamento neutrale: né desideroso di accoglierla, né contrario. Un po’ come quando una persona entra in un tempio cristiano per ammirare le opere d’arte, senza soffermarsi a pregare: in tal caso non si prodiga in preghiere, adorazioni o pie manifestazioni (che magari può benissimo riservare in altre occasioni della giornata) ma quantomeno rispetta il luogo di culto.

Al contrario, se gli atti carnali sono compiuti contro natura – e quindi non come strumento di vita ma deliberatamente contro ogni possibilità di vita – il tempio di Dio che è il nostro corpo diventa luogo di offesa e di sfregio ai progetti di Dio. Un po’ come andare in una pieve per compiere messe sataniche.

Questo avremmo potuto aspettarci dal garante della dottrina. Invece no: sembra che anche nelle mura vaticane si stia consolidando, a colpi di misericordia e benedizioni, l’approccio teologico ‘love is love’, mutuato dai poco mistici fiancheggiatori delle teorie gender.  

Una volta per la Chiesa le scelte d’amore ispirate a Gesù erano quelle che mettevano in atto i santi che si curvavano sulle persone sofferenti o bisognose. Oggi tra i teologi trova spazio la promozione di altre scelte d’amore, come quelle che si consumano nelle unioni omosessuali o in quella forma di stupro che è l’obbligo vaccinale, imposto con minacce e persecuzioni (ma questo è un doloroso tasto che non voglio toccare oltre).

Insomma, sin qui mi sembra di essere stato per niente tenero nei confronti del cardinale Fernandez, verso il quale non ho certo risparmiato il disagio che mi accomuna a tanti fedeli che si sentono traditi.

Per molti l’ondata di acrimonia che si sta sollevando verso il prefetto è una questione di giustizia e la giustizia esige la riparazione dei danni da parte di chi sbaglia.

Ma per un cristiano la giustizia non è pienamente giusta se non si accompagna alla misericordia. E io penso che, in questi frangenti, uno spazio di misericordia possa giovare sia a chi ha offeso che a chi si sente offeso.

Cercherò di spiegarmi meglio. Uno dei rischi da evitare è quello che il martello o la mazza si abbattano con troppa virulenza demolendo non solo la statua ma anche il piedistallo (dicastero della Dottrina della Fede) o scalfendo persino la struttura in cui questo si appoggia (Chiesa cattolica). Ciò non è un bene.

Se lo scandalo, almeno in buona parte, potesse essere ricomposto sarebbe un risultato più auspicabile di una rovinosa rottura dell’unità dei cattolici. In questa prospettiva la carta della misericordia (quella autentica però, non quella fake) potrebbe giocare un ruolo decisivo. A condizione che sia una misericordia non pelosa, orientata e ispirata al bene della Chiesa.

La misericordia esige prima di tutto un bagno di umiltà e un rispetto verso l’altro, anche quando sbaglia. Certo, esige anche il riconoscimento dell’errore, altrimenti non può dare frutto.

Partiamo da qui: il primo step, a mio avviso, dovrebbe essere il pieno riconoscimento da parte del prefetto Fernandez di aver sbagliato. Una possibilità in tal senso sarebbero le sue dimissioni oppure una ritrattazione, non impossibile alla luce del fatto che Fiducia Supplicans è di per sé una ritrattazione di un precedente responso dello stesso Dicastero. Sarebbe questa una autolesionistica figuraccia planetaria: un po’ imbarazzante abolire la Dichiarazione o metterla tra parentesi dicendo ‘abbiamo scherzato’. Tale soluzione avrebbe però il pregio di evitare spaccature e conseguenze ancora più gravi.

Si consideri peraltro che Fernandez è già sulla strada delle ritrattazioni: commentando i suoi saggi (chiamiamoli così) giovanili e anche alcuni della maturità li ha ripudiati con decisione, quasi con vergogna. E io apprezzo molto quando si ammettono i propri errori. Quando qualcuno riconosce onestamente ‘scusate ho sbagliato, ho detto o fatto sciocchezze’ se la questione all’epoca non ha provocato grossi danni può anche dirsi chiusa. Quando con umiltà si ammettono sbagli, la giustizia deve lasciare un po’ di spazio alla misericordia. Questo atteggiamento di riconoscimento degli errori avrebbe, per esempio, elevato la statura morale di quei tanti antifascisti esponenti della cultura o dello spettacolo che nel 1943 si erano arruolati volontari nella Repubblica di Salò. Un’occasione di guadagnare dignità persa per uno stupido orgoglio: tutti hanno qualche peccato di gioventù e non è disonorevole confessarli, né difficile che l’umiltà ottenga indulgenza. Anche alcuni santi in gioventù sono stati dei poco di buono e forse anche qualche prefetto del Sant’Uffizio del passato ha avuto qualche ‘mancanza’ magari anche grave da giovane.

Ma ritorniamo a Fernandez: posto che ha avuto l’umiltà di ritrattare tutti i precedenti scritti (se non mi sbaglio) perché non riconoscergli la sincerità di questo pentimento?

Perché continuare ad attaccarlo su un versante in cui si è arreso senza accampare scusanti? Il che svierebbe da colpe ben più grosse ed attuali.

Un’altra giustificazione è il fatto che quei libri sono stati da lui scritti a sua insaputa. Cioè a sua insaputa che sarebbe diventato Prefetto del Dicastero della Dottrina della fede, altrimenti non li avrebbe certo pubblicati. Ma questa forse non è una carta di misericordia da giocare: vale più o meno come il tre o il quattro di picche a briscola.

Quindi, ricapitolando: se Fernandez fa un goal di misericordia riconoscendo errori del passato (un goal non di pregevole fattura, forse un ‘gollonzo’, ma che però vale), anche i suoi critici dovrebbero impegnarsi per pareggiare la rete.

Ben più importante però è che i bomber di misericordia si scatenino nel prosieguo di partita. Auspicando uno di quei pareggi che limitino i danni ad entrambi i contendenti pur non accontentando nessuno. Fuor di metafora: un passo indietro e una mano tesa da parte di tutti, per lenire una ferita che, purtroppo, rimarrà. Meglio però che domani rimanga una brutta cicatrice che una cancrena suppurante.

Il punto più importante e fondamentale per la Chiesa Cattolica è che oggi Fernandez non perseveri nell’errore. Una sua sincera ritrattazione di Fiducia Supplicans è l’unica strada su cui la misericordia cristiana può fare incontrare tutti.

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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