clima terra ecologia

 

 

di Massimo Lapponi

 

Da un articolo pubblicato su THE TIMES il 24.05. 2009:
“ALCUNI dei principali miliardari d’America si sono incontrati segretamente per considerare come la loro ricchezza potrebbe essere utilizzata per rallentare la crescita della popolazione mondiale e accelerare i miglioramenti nella salute e nell’istruzione.
I filantropi che hanno partecipato a un vertice convocato su iniziativa di Bill Gates, il co-fondatore di Microsoft, hanno discusso di unire le forze per superare gli ostacoli politici e religiosi al cambiamento.
Descritto come il Good Club da un insider, includeva David Rockefeller Jr, il patriarca della dinastia più ricca d’America, Warren Buffett e George Soros, i finanzieri, Michael Bloomberg, il sindaco di New York, e i magnati dei media Ted Turner e Oprah Winfrey”.
Si tratta di argomenti ormai ampiamente diffusi, ma trovarli così riassunti in un articolo dell’autorevole Times mi ha suggerito di riproporre un mio saggio scritto qualche tempo fa. Il Good Club, come a suo tempo il Club of Rome e altre simili organizzazioni, pensano che l’uomo sia di per sé una sorta di minaccia, in quanto consumatore delle risorse naturali, e che quindi bisogna limitare la crescita della popolazione ed educare quella che rimane a comportamenti adeguati, dettati da cognizioni fondate sostanzialmente sulla scienza naturale e sulla tecnologia. Così avremo l’uomo non più rivale della natura, ma piuttosto al servizio di essa.
Contro questa visione e contro le conseguenze che se ne vorrebbero trarre, ripropongo la lettura di questo saggio, frutto di studi e riflessioni protratti per molti decenni. Vorrei che i pensieri in esso contenuti – e di cui si dà una dimostrazione che ritengo rigorosa – avessero una diffusione nelle coscienze a così largo raggio da provocare la nascita e lo sviluppo di un “nuovo reset”, del tutto alternativo rispetto a quello perseguito dal Good Club e da organismi similari.
 
***
 

Tutto il percorso che abbiamo fatto negli articoli precedenti – vedi: https://massimolapponi.wordpress.com/contro-il-moderno-o-oltre-il-moderno/ e vedi:  https://massimolapponi.wordpress.com/san-benendetto-e-la-purificazione-delleconomia/ – ci ha condotti ad un punto cruciale. Partendo dai principi che abbiamo trovato espressi con grande chiarezza negli scritti di un economista di fama internazionale e dalle riflessioni che vi abbiamo aggiunto, dobbiamo ora fare il passo finale: rimanendo, di là dalle apparenze, in un rigoroso discorso scientifico, intendiamo far fare alle discipline economiche un sostanziale salto di qualità, una vera rivoluzione.

            Partiremo da un testo, che abbiamo già citato, dell’economista Bjorn Lomborg.

            Ricordiamo che Lomborg si è distinto per aver opposto al pessimismo degli ambientalisti e dei maltusiani un visione positiva dello sviluppo umano, andando contro i diffusi allarmismi sul futuro del mondo. Come egli afferma in un intervento di pochi mesi fa – vedi: https://nypost.com/2020/04/21/50-years-after-the-first-earth-day-the-planets-doing-pretty-well/?mc_cid=d021ba243e&mc_eid=da49bfc3f6 – negli ultimi cinquant’anni, da quando si è presa coscienza dei problemi del degrado ambientale, con le opportune misure adottate, si sarebbe giunti ad un sostanziale miglioramento della situazione globale. L’uomo, dunque, nella sua visione, non è “il cancro del pianeta”, ma, al contrario, con la sua opera ben diretta, costituisce la risorsa primaria per un sano sviluppo economico, sociale e ambientale.

            Questa sua prospettiva – decisamente critica nei confronti di opinioni consolidate – si riscontra anche nel testo già citato, che ora riportiamo, relativo principalmente al problema del riscaldamento globale:

            «Porre fine all’uso globale di combustibili fossili entro il 2028 è un progetto erroneo, semplicemente perché l’energia verde non è sviluppata al punto da poter prendere in consegna ciò che i combustibili fossili lasciano alle spalle. Una difficile transizione, fatta per volere o per forza, causerebbe una vera e propria catastrofe globale, riducendo la maggior parte di noi in una povertà senza precedenti. Ecco perché soprattutto i paesi in via di sviluppo vogliono più energia da combustibili fossili, non meno; vogliono sollevare più persone ad una vita di maggior benessere. Ciò di cui abbiamo bisogno è un’energia a basso tenore di co2, che possa superare la concorrenza dei combustibili fossili – il che indurrebbe tutti, inclusi la Cina e l’India, al cambiamento. Questo significa aumentare drasticamente gli investimenti globali per la ricerca e per lo sviluppo verde, cosa che non siamo riusciti a fare negli ultimi decenni, proprio perché gli attivisti hanno sempre richiesto soluzioni prima che fossimo pronti».

            Lomborg mette bene in luce i termini del problema: sebbene vi sia un allarmismo esagerato, i problemi relativi all’ambiente e al riscaldamento globale sono reali, ma essi non vanno risolti con una “decrescita” che avrebbe conseguenze fortemente negative, bensì aumentando «drasticamente gli investimenti globali per la ricerca e per lo sviluppo verde».

            Ma a questo punto possiamo chiederci: qual è la strada più adeguata per trovare la tanto agognata «energia verde», non inquinante e rinnovabile? Finora le soluzioni cercate con l’uso dell’energia eolica e solare sono state piuttosto deludenti, considerando i costi collaterali delle attrezzature, dell’occupazione di spazio e della manutenzione. Non è da scartare l’ipotesi che rimanendo nell’ambito del mondo naturale non si possa evitare una sorta di circolo vizioso – come in fisica non si può generare il moto perpetuo.

            Ma proviamo a considerare l’energia da un punto di vista che chiameremo “gerarchico”. Come si vedrà, questo ci porterà in qualche modo a riscoprire la filosofia della natura aristotelica. Ma ciò non significherà uscire dal discorso scientifico, perché la biologia sta ora rivalutando alcune intuizioni fondamentali di Aristotele. Vi è infatti la tendenza a riconsiderare l’idea che vi sia, negli esseri viventi, una “forma” che trascende il semplice accostamento degli elementi che compongono il complesso organico. Che questa “forma” non sia una pura idea metafisica lo dimostra la stessa insistenza di Lomborg sull’importanza, per lo sviluppo umano, dell’energia derivante dai «combustibili fossili». Come si qualifica questa energia, se non per il fatto di essere causata da organismi viventi? Se non ci fosse stata la vita – e dunque la “forma” organica – questa immensa riserva di energia non esisterebbe. Ecco dunque un gradino superiore nella gerarchia delle energie: al di sopra delle energie minerali e meccaniche, vi è il salto di qualità della vita organica, che, oltre ad elevarsi nella scala degli esseri, dà delle risultanze energetiche nuove, che costituiscono una riserva di eccezionale ricchezza.

            Ma la gerarchia delle energie non si ferma qui. Al di sopra della vita organica vi è la vita cosciente dell’uomo. Non è essa una fonte di energia qualitativamente superiore? Lo è al punto che Julian Simon, precursore di Lomborg nella rivalutazione positiva del fattore umano, ha definito l’uomo “the ultimate resource”!

            Non dovrebbe, dunque, la ricerca dell’energia “verde”, anziché rimanere nell’ambito della natura, ritornare sui suoi passi e scrutare più a fondo quella “ultimate resource” rimessa in onore da Simon, ma poi, né da lui, né da Lomborg, né da altri, considerata e studiata con tutta l’attenzione che essa meritava? Che gli economisti si accontentino di un’idea estremamente povera e banale dell’uomo, pur dopo averlo definito “the ultimate resource”, è un fatto evidente, e anche facilmente spiegabile.

Nel panorama culturale attuale domina uno scientismo materialista acritico, rafforzato dalla volontà di evitare ogni visione che si opponga all’epicureismo imperante o che possa suscitare contrasti di opinioni tra diverse concezioni filosofiche e religiose. Dunque conviene attenersi ad un minimo comune multiplo su cui tutti possono essere d’accordo. E dove trovarlo, se non nell’accettazione comune dei bisogni basilari dell’uomo e della più diffusa ricerca del benessere materiale, così massicciamente favorita da una tecnica sempre più sviluppata – ma che, con una sintomatica anomalia, da tenere seriamente in conto, ora è messa sotto accusa? Una considerazione più profonda dell’essere umano sembrerebbe non scientifica, non susciterebbe alcun interesse nelle folle, ormai indirizzate esclusivamente ad avvalersi delle più recenti opprtunità per rendersi la vita più piacevole, e potrebbe causare contrasti tra i fondamentalismi ideologici e religiosi.     

            Ma questa banalizzazione dell’antropologia non si risolve fatalmente in una vanificazione del discorso economico fondato sul principio dell’uomo “ultimate resource”? Come una biologia che evitasse di rivalutare la forma organica aristotelica per non incorrere nell’accusa di fanatismo metafisico tradirebbe la purezza della sua ricerca scientifica, lo stesso farebbe una scienza economica che evitasse di approfondire il mistero dell’«uomo questo sconosciuto» per non incorrere nell’ira degli edonisti o nell’accusa di fanatismo teologizzante. Il timore dell’opinione dominante non è mai stato favorevole alla scienza.

Lasciando dunque da parte ogni pregiudizio, proviamo a considerare l’ipotesi suggestiva che la misteriosa Araba Fenice, cioè l’eneriga verde, si nasconda in realtà nel segreto dell’essere umano.

Ritorniamo, dunque, a considerare quella che abbiamo chiamato la “gerarchia delle energie”. Elevandoci dalla dimensione inorganica a quella biologioca, raggiungiamo un livello superiore di energia, per il quale crediamo di poter affermare che non vale il principio dogmatico che “nulla si crea e nulla si dustrugge”. Questo principio, infatti, tradisce un riduzionismo che pretende di ricondurre ogni cosa alla sola dimensione fisica-inorganica. Proprio contro questo riduzionismo le nuove tendenze della biologia rivalutano il principio aristotelico della “forma”, che è una realtà irriducibile alla materia. Ora nel mondo biologico vi è un fatto evidente: la generazione. Attraverso la generazione la vita si rinnova, e ogni vita generata costituisce una sorta di “nuova creazione”, dato che appare un essere che prima non esisteva in quanto forma individuale vivente. Proprio l’immensa riserva delle “energie fossili”, di cui si parla senza mai interrogarsi sulla loro origine, dimostra che ogni nuova vita generata apporta nel mondo una ricchezza di energia incommensurabile con i dati puramente inorganici. Si potrebbe dire che tra la dimensione inorganica e quella organica vi è un salto di qualità analogo a quello che si osserva, in geometria, tra le misure lineari e quelle piane: un rapporto tra finito e infinito.

Se, dunque, la generazione della vita entra in contraddizione con la legge di Lavoisier, ciò vuol dire che siamo in presenza di un’energia “rinnovabile” – rinnovabile attraverso la generazione. In questo senso, è certamente un merito del movomento ecologico l’impegno a salvaguardare la generazione della vita nel mondo vegetale e animale da ogni minaccia di degradazione o di estinzione.

Ma sappiamo bene che il movimento ecologico non ha la stessa preoccupazione di salvaguardare la generazione della vita nel mondo umano – probabilmente per non scontrarsi con quell’epicureismo regnante che abbiamo già ricordato. Eppure – e raggiungiamo qui il punto cruciale del nostro discorso – è evidente che passando dal mondo organico incosciente al mondo organico cosciente, cioè al mondo umano, facciamo un nuovo salto di qualità. Rimanendo nell’analogia geometrica già richiamata, possiamo dire che il salto dal mondo della vita incosciente al mondo della vita cosciente è paragonabile al salto dalle misure piane alle misure solide: esse sono incommensurabili, perché tra loro vi è il rapporto del finito con l’infinito.

Questo rapporto finito-infinito si può estendere anche all’ambito dell’energia? Certamente sì! Come la dimensione biologica ha apportato nel mondo un livello di ricchezzza energetica superiore a quello del mondo inorganico, analogamente la dimensione umana cosciente ha apportato nel mondo un livello di ricchezza energetica incommensurabile con la dimensione soltanto biologica. Notiamo che per il mondo umano vale lo stesso discorso, ma infinitamente sopraelevato, relativo alla generazione: la generazione della vita umana costituisce una nuova e più radicale negazione della legge di Lavoisier. Ogni essere umano che viene alla vita, infatti, ha piena coscienza, nel più intimo del suo essere, di apportare una immensa novità nel mondo, e nessuno potrà mai convincerlo che si tratta di un’illusione perché “nulla si crea e nulla si distrugge”. In questo caso il riduzionismo si infrange contro un’evidenza assolutamente insuperabile.

Ecco, dunque, un nuovo e più luminoso esempio di “energia rinnovabile”!

Ma qual è lo statuto di questa energia? Può essa essere calcolata con le stesse misure usate per l’energia inorganica o per l’energia organica incosciente? Ovviamente no, se, come abbiamo osservato, tra le diverse dimensioni vi è un rapporto come tra finito e infinito. Analogamente, non si possono adottare le misure lineari per la geometria piana e le misure piane per la geometria solida.

Dunque quale criterio adottare per farne una realistica valutazione?

Partiamo dal fatto della generazione della vita umana – la quale fonda, come abbiamo osservato, un caso superiore di “energia rinnovabile”, e perciò merita la più ampia considerazione.

Se nella dimensione inorganica possiamo parlare di causalità meccanica e nella dimensione organica parliamo di causalità biologica, nella dimensione umana parliamo di una causalità che assume in sé la causalità biologica, ma la trascende elevandola alla dimensione della coscienza. Si potrebbe dire che la coscienza umana in qualche modo emerge dalla natura e le permette di prendere coscienza di sé. Ma in questa presa di coscienza appare una dimensione totalmente nuova e, come abbiamo detto, incommensurabile. Per questo la generazione della vita umana non è soltanto un fatto biologico, ma è anche una fatto di natura cosciente. Anzi, dato che la qualità sostanziale dell’essere umano è la coscienza, possiamo affermare che la causalità generante nell’uomo, anche se si serve delle funzioni biologiche, in realtà è essenzialmente nella sua coscienza, cioè nell’amore cosciente che unisce tra loro i generanti: “Luce intellettual piena d’amore” (Paradiso, XXX, 40).

Se questo è lo statuto dell’“energia rinnovabile” umana, ne deriva che la “luce intellettual piena d’amore” sarà anche il proprio di questa energia.

Anche il pensiero economico più diffuso e gli stessi programmi internazionali ufficiali tengono gran conto della dimensione intellettuale dell’uomo. Non parlano, infatti, di «scolarità diffusa», di «educazione di qualità inclusiva ed equa», di «formazione permanente offerta a tutti», come obiettivi da raggiungere al fine di ottenere un miglior benessere generale? Certamente, ma quel è il modello di educazione e di istruzione che essi intendono perseguire? Un modello che tenga conto dell’energia propria dell’essere umano, in quanto qualitativamente distinta da quella inorganica o puramente biologica? Se fosse così, l’oggetto primario della scuola ideale moderna dovrebbe essere la “luce intellettual piena d’amore” che costituisce l’essenza più vera dell’uomo. Ma a quanto sembra non è questo l’oggetto di scuole che mettono al centro dei propri programmi le discipline tecnico-scientifiche e che quando si occuopano dell’uomo tendono a considerarlo con gli stessi metodi delle scienze naturali, ignorando o anche esplicitamente negando la sua dimensione spirituale.

Possiamo fare proprio l’esempio della generazione umana. In che modo essa viene considerata dalla scuola moderna? Come se si trattasse di una funzione strettamente biologica, la quale dunque può essere liberamente manipolata, fino al punto di farla arretrare al livello di causalità puramente meccanica. In realtà – e questo punto è emblematico di tutta la strategia scolastica moderna – un fatto così centrale per la vita del mondo come la generazione della vita umana, da quell’economia che considera l’uomo come “the ultimate resource” viene appiattito in una dimensione puramente edonistica e subordinata ad esigenze e desideri del tutto estranei al mistero della trasmissione della vita. L’epicureismo trionfante ha ottenuto di asservire a sé la scienza economica e di sottomettere alle proprie finalità l’intero sistema dell’istruzione ufficiale.

A cosa servirà, dunque, la conoscenza scolastica? A confinare la generazione umana in una ambito ben limitato, che non possa disturbare l’espansione della vitalità spontanea di una gioventù senza più alcuna coscienza dell’esistenza di un “dover essere”. “Se userai la pillola, potrai prolungare liberamente i tuoi anni di studio” – si legge in avvisi scolastici e sanitari ufficiali. Ma lo studio di che cosa?

Già più di cent’anni fa il grande pedagogista Friedrich Wilhelm Förster osservava che le nostre scuole superiori e le nostre università sono anche i maggiori centri di corruzione sessuale della gioventù. In tutta la sua opera – che purtroppo è rimasta inascolatata e dimenticata – egli pone la civiltà moderna davanti a un bivio: o la scuola si impegnerà in modo nuovo a creare una “civiltà dell’anima”, indirizzando la gioventù a coltivare le proprie forze spirituali superiori della coscienza e dell’amore, oppure tutto il formidabile impegno degli anni di istruzione sarà rivolto massicciamente ad una formazione puramente intellettuale, estranea alla vita dell’anima, per rendersi padroni delle energie della natura, messe a disposizione da una tecnica in continuo sviluppo, al fine di soddisfare desideri di godere, di possedere, di autoimporsi che diverranno sempre più insaziabili. Nel secondo caso l’uomo, credendo di elevarsi al di sopra della natura, in realtà diverrà sempre più lo schiavo della natura inferiore che è in lui, mettendo al suo servizio le proprie energie spirituali e causando così in tutta la società una degenerazione morale – e non solo morale – priva di qualsiasi limite.

Che una delle cause principali del degrado tanto dell’organismo umano quanto dello stesso ambiente sia proprio l’enorme spreco di energie umane e naturali impiegate per soddisfare la sempre crescente sete di godere, non sarebbe difficile dimostrarlo. Dunque contro la sana finalità di indirizzare lo sviluppo delle risorse e dell’istruzione per ottenere maggior benessere per tutti, e specialmente per i più poveri, milita il fatto incontrastato che una formazione umana deviata conduce a porre le forze spirituali dell’uomo al servizio della degradazione e della distruzione dei beni che il lavoro e lo studio hanno faticosamente procurato.

Quali fonti di energia “verde” potrebbero ovviare a questa deriva, nei confronti della quale non vale certamente la politica dello struzzo? Anche se si trovasse il modo di mettere a disposizione della società umana inesauribili fonti di energia non inquinante e rinnovabile, ciò non potrebbe sanare i danni di un’educazione il cui effetto principale è di mettere strumenti sempre più efficaci al servizio delle inclinazioni naturali inferiori non disciplinate dell’essere umano.

L’effetto più visibile di questa tendenza ampiamente prevalente riguarda proprio la generazione umana, la quale, insieme all’educazione, dovrebbe essere la fonte principale del rinnovamento di un’energia “non inquinante”. Se, infatti, proprio quella causalità superiore, sostanzialmente fondata nell’amore cosciente dei generanti, decade a funzione prevalentemente o esclusivamente biologica, o addirittura meccanica, quale sarà la qualità dell’essere umano generato in condizioni così sfavorevoli? Nella luce di questa considerazione, tutt’altro che fantasiosa, appare assai meno incompresibile di quanto generalmente si pensi l’antica dottrina del peccato originale e della sua trasmissione.

In questa prospettiva dovrebbe essere evidente che l’esigenza primaria della scuola moderna sarebbe di riformarsi radicalmente e di porre al centro delle proprie finalità proprio la salvaguardia delle facoltà superiori dei giovani, formandoli a quella “vita intellettual piena d’amore” che costituisce – dobbiamo ora ammetterlo – la vera essenza di quella “energia non inquinante e rinnovabile” di cui eravamo affannosamente alla ricerca.

Si dirà: ma come realizzare questa pretesa riforma della scuola moderna? In che modo le facoltà superiori della coscienza e dell’amore possono essere coltivate nei giovani perché essi siano poi in grado di operare costruttivamente nel mondo e sappiano rinnovare la vita attraverso una sana generazione?

Prima abbiamo osato richiamare la dottrina del peccato originale. Ci si permetta ora di osare ancora di più e di richiamare la persona, l’esempio e l’insegnamento di colui che, secondo l’antica dottrina, ha voluto risanare la condizione di peccato dell’uomo: Gesù Cristo.

Anche senza riferirsi all’esplicito insegnamento biblico, l’esperienza storica umana stessa mostra come l’amore tra l’uomo e la donna degeneri troppo facilmente in depravazione, il possesso del mondo in arroganza smodata e la dignità umana in orgoglio demoniaco. Non sono queste le vie sempre rinascenti della degradazione dell’uomo e di tutte le sue migliori aspirazioni?

Cristo viene non a negare, ma a purificare e a redimere i più grandi doni dell’uomo, che, corrompendosi, anziché causa di felicità, divengono per lui strumento di rovina.

Le tentazioni di Cristo nel deserto esprimono in modo mirabile lo spirito di questa purificazione: già l’allontanamento dalla società umana e da tutti i diletti sensibili è un segno molto eloquente della strada che Gesù vuole insegnarci, perché, attraverso la rinuncia, acquistiamo il vero amore, il vero dominio sul mondo e la vera dignità. Infatti, senza questa profonda purificazione, solo apparentemente l’uomo è libero di amare, di dominare e di farsi valere: in realtà egli non domina, ma è dominato dalla natura che abita in lui e che in lui diviene cosciente di sé, ma non per questo, come si è osservato, si sottomette al suo spirito. Anzi, assurgendo al mondo dello spirito non purificato, essa lo sottomette ai propri fini. E i fini della natura sono i suoi istinti belluini, che soffocano nella carne la dignità e l’amore dell’uomo. Così, tanto più l’uomo è materialmente potente, ma spiritualmente povero, tanto più il suo apparente dominio sulle forze naturali agisce violentemente contro di lui fino a travolgerlo nella sua totale rovina.

Un millennio e mezzo prima del Förster qualcun altro aveva fatto un analogo percorso spirituale ed era giunto a rifiutare radicalmente una scuola incapace di coltivare nei giovani le loro più alte energie: San Benedetto. Andato a studiare a Roma, vedendo gli studenti abbandonarsi ad una vita depravata – e cosa è cambiato da allora? – fuggì da una scuola inutile e dannosa. Dopo anni di solitudine e di preghiera, egli fondò delle comunità monastiche e infine scrisse quella Regola che per secoli è stata la guida ideale di tutta la vita consacrata occidentale.

Cosa scrive San Benedetto all’inizio della sua Regola? Che egli intende instituire una “scuola del servizio divino”. Una scuola, dunque! Ma ovviamente una scuola che si opponga, come alternativa costruttiva, alla falsa scuola del mondo. In questa scuola, infatti, lo scopo principale dell’insegnamento non è l’apprendimento delle scienze – che pure sono state ampiamente coltivate nei monasteri attraverso i secoli – bensì la formazione dell’animo umano all’umiltà, al servizio fraterno, all’amore sublime di Cristo.

“Questo mondo è troppo piccolo per il mio cuore” esclamava Santa Francesca Cabrini, missionaria, ma formata alla scuola delle virtù monastiche. Chi conosce la vita della santa sa che cosa abbiano significato nella pratica queste parole e può, perciò, comprendere quale immensa ricchezza di energia “non inquinante e rinnovabile” vi sia nell’animo umano generato nella luce dell’amore cosciente ed educato alla scuola del servizio divino.

Si dirà che quella scuola fu creata soltanto per persone speciali che avevano rinunciato al mondo. È vero, ma se la critica di San Benedetto – e del Förster – alla scuola del mondo è valida – e chi potrebbe negarlo? – ne deriva necessariamente che la scuola alternativa da lui fondata non ha un valore limitato ai monaci, ma ha, al contrario, un valore universale. Ed è missione dell’età nostra, proprio per la sua esigenza di trovare un’energia “verde” che trascenda quella dei combustibili fossili, di estendere la scuola di San Benedetto a tutta la gioventù.

Ricordiamo che i tre voti della vita religiosa – povertà, castità e obbedienza – non sono in realtà una negazione, bensì soltanto una purificazione sublime dei doni più alti della vita umana: l’amore, il possesso e la libertà. A questa purificazione dovrebbero partecipare i giovani nella nuova scuola, la più moderna ed attuale, la più avveniristica e sperimentale, quella che li formerebbe alle virtù dell’amore superiore, dell’uso generoso e saggio dei beni terreni, della libera donazione di se stessi per il bene di tutto il mondo, per poter poi realizzare, a tempo debito, una vita familiare sanamente feconda e una vita sociale benefica per il benessere generale e per un ambiente purificato dalle intemperanze umane.

Ma questa educazione si fa insieme, in ambienti familiari e di formazione illuminati dalla luce di San Benedetto.

Risponderanno i chiostri alla chiamata del nostro tempo a riscoprire la ricchezza della “scuola del servizio divino” e a metterla a disposizione delle nuove generazioni?

 Una rinnovata economia, che scoprisse in questa scuola benedettina la fonte dell’energia “verde” tanto desiderata, dovrebbe favorirne con tutti i mezzi l’espansione, considerandola il ritrovato più originale, audace e progressivo.     


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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