Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da George Weigel, biografo personale di Papa Giovanni Paolo II, pubblicato su Catholic World Report. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata.

 

Papa Francesco - Vatican Press
Papa Francesco – Vatican Press

 

Secondo una fonte ben informata, uno dei drammi dietro le quinte dell’attuale pontificato ha riguardato la determinazione di Papa Francesco a modificare il Catechismo della Chiesa cattolica e a dichiarare la pena capitale un atto intrinsecamente malvagio: qualcosa che non può mai essere tollerato. Dopo una lunga e accanita disputa sulla possibilità di farlo dal punto di vista dottrinale, è stato raggiunto un compromesso e il CCC 2267 dichiara ora la pena di morte “inammissibile” – un termine forte, ma privo di significato tecnico teologico o dottrinale.
La campagna papale contro la pena di morte ha ora raggiunto il suo obiettivo attraverso la recente dichiarazione del Dicastero per la Dottrina della Fede, Dignitas Infinita (Dignità infinita)?
In essa il Dicastero ha scritto che la pena di morte “viola l’inalienabile dignità di ogni persona, indipendentemente dalle circostanze” (34). Questa clausola subordinata (al di là di ogni circostanza, nell’originale italiano) colpisce. Infatti, il paragrafo della Dignitas Infinita in cui compare cita il paragrafo 27 della Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo (Gaudium et Spes) del Vaticano II, in cui i padri conciliari identificano come crimini contro la dignità umana “tutte le offese contro la vita stessa, come l’omicidio, il genocidio, l’aborto, l’eutanasia e il suicidio volontario; tutte le violazioni dell’integrità della persona umana, come le mutilazioni, le torture fisiche e mentali (e) le pressioni psicologiche indebite…”. Questo, a sua volta, era il paragrafo citato da Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Veritatis Splendor del 1993 per identificare gli atti intrinsecamente malvagi: atti che sono malvagi per loro stessa natura. E come scrisse Giovanni Paolo II in Veritatis Splendor 81, “Se gli atti sono intrinsecamente malvagi, una buona intenzione o circostanze particolari possono diminuire la loro malvagità, ma non possono eliminarla. Rimangono atti ‘irrimediabilmente’ cattivi; di per sé e in sé, non sono in grado di essere ordinati a Dio e al bene della persona”.
Quindi, quando Dignitas Infinita 34 insegna che “si dovrebbe [anche] menzionare la pena di morte” quando si cita l’elenco dei mali gravi identificati in Gaudium et Spes 27, che sono i mali che Giovanni Paolo II ha usato in Veritatis Splendor 81 per illustrare il concetto di atti che sono intrinsecamente malvagi a prescindere dalle circostanze, Dignitas Infinita stava facendo una mossa furtiva per raggiungere l’obiettivo che Papa Francesco non è riuscito a raggiungere nella sua proposta di revisione del Catechismo della Chiesa catt olica sulla questione della pena capitale?
Non sono un fan della pena di morte. È applicata troppo spesso negli Stati Uniti. È certamente applicata in modo grottescamente disumano e promiscuo in Cina, in Russia e nei Paesi che soffrono di regimi jihadisti e islamici radicali.
Ma affermare che la pena capitale è intrinsecamente malvagia significa affermare che l’intera tradizione cattolica, da Sant’Agostino a San Giovanni Paolo II, ha sbagliato qualcosa di grave significato morale. È anche affermare che la Bibbia, la Parola di Dio rivelata, insegna falsamente, ad esempio in Romani 13,3-4:

I governanti infatti non sono un terrore per la buona condotta, ma per la cattiva. Non volete avere paura di colui che è in autorità? Allora fate ciò che è bene e riceverete la sua approvazione, perché egli è servo di Dio per il vostro bene. Ma se fate il male, abbiate paura, perché egli non porta la spada invano; è il servo di Dio per eseguire la sua ira sul malfattore”.

L’affermazione di una di queste due cose non può essere alla base di un autentico sviluppo della dottrina. Piuttosto, queste affermazioni rischiano di far collassare la dottrina in quello che il grande teorico dello sviluppo dottrinale, San John Henry Newman, chiamava “corruzione dottrinale” – un pericolo onnipresente nella Chiesa, brillantemente esplorato da Matthew Levering in Newman on Doctrinal Corruption (Word on Fire Academic, 2022).
Dato che Dignitas Infinita è stata il risultato di un processo editoriale alquanto travagliato (descritto in modo piuttosto blando nella nota prefatoria della dichiarazione dal prefetto del dicastero dottrinale, il cardinale Victor Manuel Fernández), non è chiaro se in Dignitas Infinita 34 si sia trattato di sciatteria editoriale o di una rottura intenzionale, anche se furtiva, con la rivelazione e la tradizione. Che possa trattarsi di quest’ultima ipotesi è suggerito dal fatto che, nell’ultimo decennio, sono state impiegate misure furtive, sotto forma di ambiguità, per raggiungere certi scopi che l’attuale pontificato non poteva ottenere con altri mezzi, come la Santa Comunione per i cattolici in matrimoni canonicamente irregolari o le benedizioni per coloro che vivono in unioni omosessuali.
Tutto ciò sottolinea la questione di fondo della Chiesa cattolica di oggi: La rivelazione divina, incarnata nelle Scritture e nella tradizione della Chiesa, è reale e ha un’autorità vincolante nel tempo? Oppure le verità della rivelazione, mediate attraverso due millenni di tradizione, possono essere modificate dall’esperienza e dalla sensibilità umana contemporanea?

George Weigel

 


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