Rilanciamo un articolo del prof. Leonardo Lugaresi apparso sul suo blog.

 

Una ragionevole umiltà

 

Se nel gennaio dell’anno scorso, quando la cortina di menzogne calata dal regime cinese su ciò che era successo (o avevano fatto?) in quel paese lasciò trapelare le prime notizie sul salto di specie compiuto dal famoso virus, le autorità competenti (soppesate bene queste due parole, che comprendono l’intero establishment tecnico-politico) avessero detto: “ne sappiamo ben poco, ma quel poco è estremamente preoccupante perché il salto di specie di un agente patogeno vuol dire che la popolazione umana non ha difese contro di esso, quindi bisogna subito correre ai ripari”; se avessero aggiunto: “non possiamo fidarci di ciò che dicono i cinesi perché è quasi certo che mentano, ma dobbiamo badare a ciò che fanno, e concluderne che la situazione là è gravissima” e se avessero di conseguenza deciso di fare tutto quanto era umanamente possibile per “isolare” la Cina … magari avrebbero fallito ugualmente perché era già troppo tardi, ma noi oggi avremmo più fiducia in loro. Invece dissero cose come: «in Italia (o in Francia, Germania, fate voi) il virus non c’è»; «siamo prontissimi» (questo da noi); «abbracciate un cinese» (idem).

Se dal 21 febbraio dell’anno scorso, quando fu evidente anche allo scemo del villaggio che sono io che la situazione era gravissima anche nel nostro paese, si fosse formato subito – per doverosa iniziativa del capo dello stato, responsabilmente accettata dalle principali forze politiche – un “governo di salvezza nazionale” con il massimo possibile di sostegno politico e di competenza scientifica e organizzativa, noi oggi avremmo più fiducia in loro. Invece abbiamo subito per quasi un anno i disastri della banda Conte: mostruosità giuridiche, scelte assurde, sprechi di soldi e di tempo, inaccettabili imprevidenze … un governo complessivamente più dannoso del covid.

Se, fin da quando si sono raccolte le prime conoscenze sul nuovo morbo, le autorità competenti avessero cercato – pur nell’umile consapevolezza di saperne ancora ben poco – di stimare nel modo più concreto possibile i rischi effettivamente connessi alle diverse situazioni e attività, sarebbe stato possibile impostare politiche più ragionevoli, basate sull’unico criterio valido, che è quello della comparazione tra costi e benefici. E noi oggi avremmo più fiducia in loro. Invece abbiamo assistito ad una congerie di provvedimenti di ogni genere, affastellati senza adeguate ragioni, con tempistiche improbabili spesso dettate sulla base di dati non tempestivi o poco rilevanti, quasi sempre molto costosi ma talvolta incerti nei benefici e in alcuni casi addirittura controproducenti. Sarà folclore, ma ricordiamo tutti gli spiegamenti di polizia, nel periodo della prima clausura, per braccare sparuti “criminali” che si avventuravano in spiagge deserte. Persone, cioè, che facevano la cosa migliore che si potesse fare nelle circostanze date, cioè stare all’aria aperta e prendere del sole. Ricordiamo gli articoli sul pericolo rappresentato dai podisti che, correndo in aperta campagna o in un parco!, potevano lasciare il virus sospeso nell’aria e poi se uno passava di lì se lo poteva beccare; o quelli sul virus che resiste sulle superfici anche una settimana, no due, no adesso c’è uno studio che dice anche dopo un mese se ne trova un po’ … eccetera eccetera. Il messaggio è stato: tutto è pericoloso (allo stesso modo). La notte in cui tutte le vacche sono nere.

Si dirà che era necessario fare così: terrorizzare le persone perché altrimenti il popolo bue non avrebbe fatto il suo dovere. Ecco, questo è il punto cruciale di tutta la questione. Sin dall’inizio, invece di perseguire la linea di una ragionevole prudenza e di fare appello all’intelligenza e alla responsabilità delle persone, i detentori del potere hanno scelto di battere la strada del terrore. Lo hanno fatto per l’innato disprezzo verso l’uomo e per l’odio verso la libertà che caratterizza la cultura oggi dominante e perché hanno stoltamente creduto di poter così governare meglio. Questa abdicazione alla ragionevolezza, invece, è stata letale e oggi ne paghiamo le conseguenze. Oggi nessuno si fida più di nessuno: non dei politici, che troppe ne hanno sbagliate; non degli scienziati, che troppe ne hanno dette (da “è una normale influenza” e “il virus è morto” a “fra tot mesi ci saranno milioni di miliardi di cadaveri se non fate come dico io”); è stata purtroppo minata anche la fiducia nelle autorità ecclesiastiche, le quali, quando è venuto il loro turno di ragionare per costi-benefici, sono corse a chiudere le chiese e sospendere le messe con i fedeli, senza nemmeno chiedere “ma quanto è effettivamente rischioso andare a messa, in queste e queste condizioni?” e “a che cosa rinunciamo privando il popolo di Dio dell’eucarestia?”. Su un piatto della bilancia un rischio che non si era in grado di valutare (e di conseguenza un beneficio imponderabile) e sull’altro? Niente?

Io sono l’ultimo degli ignoranti e quindi posso certamente sbagliarmi, ma, a quanto mi risulta, a tutt’oggi, dopo un anno!, non disponiamo ancora di studi epidemiologici che ci permettano di stimare adeguatamente la quantità di rischio connesso con lo svolgimento dell’attività didattica in presenza. Né, d’altra parte, siamo in grado di stabilire quanto sia grande il danno derivante dalla chiusura delle scuole. In mancanza di questi due dati, quale ragionevolezza ha la decisione di tenerle aperte o di chiuderle?

Quanto ai vaccini, su cui si sta consumando in queste ore l’ultima catastrofe di questa infinita tragedia della ragione, invece di dispensare certezze che non ci sono e criminalizzare come negazionista chiunque facesse domande, le autorità competenti non avrebbero fatto meglio a dire chiaramente sin dall’inizio, di nuovo con umiltà: “non sappiamo tutto sugli effetti che i vaccini potrebbero avere, anche perché i tempi della sperimentazione per forza di cose sono stati tagliati, però in una stima tra costi e benefici è meglio farli, tenuto conto che non abbiamo al momento alternative migliori”? Oggi ci fideremmo di di loro. Invece non ci fidiamo più.

Costi-benefici: non è poi così difficile da comprendere. Le persone, in maggioranza, sono in grado di compiere scelte razionali se vengono messe in condizione di farlo. Il problema è l’assoluta mancanza di rispetto per l’uomo che caratterizza la struttura di potere anti-democratica che domina ormai in tutto il mondo. Trattate gli uomini da deficienti e/o mascalzoni, ma poi non stupitevi se si comportano come tali.

 

 

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