Quattro semplici cambiamenti nel modo in cui riceviamo la Comunione faranno molto di più per creare una rinascita eucaristica di qualsiasi programma multimilionario. Unarticolo di Padre John A. Perricone, Ph.D., professore aggiunto di filosofia allo Iona College di New Rochelle, New York. I suoi articoli sono apparsi su St. John’s Law Review, The Latin Mass, New Oxford Review e The Journal of Catholic Legal Studies. L’articolo che vi propongo di padre Perricone è apparso su Crisis Magazine. Eccolo nella mia traduzione. 

 

Ostia Comunione Eucarestia sulla Mano
(SAEED KHAN/AFP/Getty Images)

 

Inquietante. È l’unica parola che può descrivere adeguatamente lo studio Pew Research 2020. Lo studio ha intervistato i cattolici sulla loro fede nella Presenza Reale di Cristo nella Santa Eucaristia. Quasi il 70% degli intervistati ha risposto di no. Agghiacciante, ma non sorprendente. Anche uno sguardo casuale ai parrocchiani che ricevono la Santa Comunione nella maggior parte delle parrocchie cattoliche rivela una disinvoltura che è eloquente.

Non è necessario essere un fenomenologo esperto per apprezzare l’importanza degli atti simbolici nella rivelazione di sé da parte dell’uomo. L’insensibilità di fronte alla Santa Eucaristia è un segno dannoso, non solo della totale assenza di una pietà rudimentale, ma anche di una fede appassita nella dottrina stessa. L’una deriva dall’altra con la stessa certezza con cui il giorno segue la notte. Se un cattolico mostra tanta attenzione per la Santa Eucaristia quanto per la raccolta delle ordinazioni da Starbucks (è una catena di caffè statunitense, ndr), c’è qualcosa che non va.

I vescovi americani sembrano aver notato questa allarmante anomalia nell’ultimo anno. È strano che abbiano individuato questo crollo dottrinale così di recente, dato che è evidente da oltre mezzo secolo. È un po’ come se un uomo venisse morso da uno squalo e gridasse solo un’ora dopo.

Chiaramente, questo sgretolamento del dogma centrale della Chiesa cattolica ha avuto i suoi cospicui antecedenti – antecedenti sostenuti da strategie accuratamente pianificate; tutte giacenti tra i grandi della teologia per decenni. Molti, ora dimenticati, hanno gettato le fondamenta della Fede cattolica svilita, oggi così diffusa. Per citarne solo alcuni:

  • Edward Schillebeeckx, OP, e la sua attenuazione della grazia attraverso i sacramenti
  • Karl Rahner, e il suo “esistenziale soprannaturale”; per non parlare del suo articolo iconoclasta “Come ricevere un sacramento e intenderlo”
  • Tutta l’ opera di Concilium (rivista di teologia, ndr)
  • La teologia sacramentale della Theological Society of America, dal 1965 ad oggi

Anche se questo elenco non è certo esaustivo (anzi, è piuttosto scheletrico), suggerisce il formidabile slancio che ha fatto cadere i pilastri su cui poggia l’attuale crisi.

Tutto questo lavoro teologico cerebrale può essere definito solo il manico della lancia. La punta della lancia era a due punte: la liturgia e la catechesi. Senza di esse, la rivoluzione per minare la Santa Eucaristia sarebbe nata morta. Questi due vasi sono quelli che portano la Fede ai fedeli comuni. La liturgia e la catechesi infondono non solo la dottrina, ma anche la pietà e l’intera identità e lo slancio cattolico.

Le riflessioni esoteriche dei finti studiosi cattolici avrebbero preso polvere sugli scaffali delle università/seminari se non fossero state tradotte in pratica dagli strumenti della liturgia e della catechesi. Questo è esattamente ciò che è stato fatto con risultati impressionanti e di ampio respiro. Nel caso della catechesi, il vecchio Catechismo di Baltimora ha ancorato saldamente la Fede nelle menti dei giovani; il suo successore lascia i giovani cattolici alla deriva in un mare di flaccidità passatista degli anni Sessanta. E tutto questo è avvenuto negli ultimi sessant’anni sotto gli occhi poco attenti di pastori e vescovi. O, forse, dovremmo dire, occhio vigile?

Questa trasformazione della teologia eucaristica è stata così profonda che oggi i cattolici benpensanti chiamano con sicurezza la Messa “un pasto” e la Santa Eucaristia “pane di comunione”. Secondo questa logica, è abbastanza offensivo, per non dire perseguibile, rifiutare a qualsiasi uomo o donna l’accesso alla Santa Eucaristia. Non sono pochi i vescovi che ringhiano contro un sacerdote che ripete pubblicamente i requisiti tradizionali per ricevere la Santa Comunione. Quindi molto “poco accogliente”, vedete. Questa allarmante rottura dottrinale si è radicata così profondamente da dettare persino nuove forme architettoniche per le chiese, confermando il principio di Marshall McLuhan: il mezzo è il messaggio.

Questo utile scenario ci riporta ai vescovi. Il sondaggio Pew è stato un po’ di acqua fredda spruzzata in faccia, o in faccia ad alcuni. Bisogna fare qualcosa. Purtroppo, lanciare una rinascita eucaristica di tre anni che culmini in un Congresso eucaristico nel 2024. Ogni cattolico preghi perché abbia successo.

Ma, a tal fine, è necessario avanzare alcune proposte. A prima vista, possono sembrare radicali. In effetti, lo sono, ma solo perché si contrappongono in modo così netto al panorama malconcio dell’attuale pratica eucaristica. Alcune di queste proposte possono persino sembrare così antidiluviane da risultare ridicole. Ma questo dimostra ulteriormente che la dottrina eucaristica è diventata così svilita che queste cose sembrano quasi tabù, come parole di quattro lettere.

 

Prima proposta: I tabernacoli tornino al centro di ogni chiesa. È interessante notare come i “liturgisti” si siano fatti carico di questo spostamento del tabernacolo dal centro di ogni chiesa ai lati, se non addirittura fuori dalla chiesa stessa. Si sono appellati al Vaticano II, lo strumento preferito per imporre alla Chiesa novità che riconfigurano la fede. In realtà, il relativo canone del 1983 (derivato dalla Sacrosanctum Concilium) lo contraddiceva:

Il tabernacolo in cui viene regolarmente riservata l’Eucaristia deve essere collocato in una parte della Chiesa che sia ben visibile, distinta, ben decorata e adatta alla preghiera.” (Canone 938:2)

Solo chi ha un’agenda maldisposta potrebbe interpretare questa direttiva come qualcosa di più di un mantenimento dello status quo delle chiese prima del Concilio. Punto. Qualsiasi messa in disparte del tabernacolo trasmette l’indiscutibile messaggio di mettere in disparte Cristo stesso. Nessuna dissimulazione teologico-liturgica può nasconderlo. I liturgisti possono non rispettare le leggi ineludibili del simbolo naturale, ma la gente comune sì.

 

Seconda proposta: Abolire la comunione in mano. Questa pratica, contrabbandata all’inizio degli anni Sessanta, era una rottura non celata con una tradizione millenaria che radicava profondamente una comprensione riflessiva della Santa Eucaristia. Con disinvoltura, la pratica tradizionale trasmetteva sia agli illetterati che ai dotati l’ineffabile sacralità del sacramento dell’altare. Non sono necessarie parole, né lunghe spiegazioni. Così l’immediatezza dell’atto simbolico: informare, elevare e appassionare.

La Chiesa è l’unica a sondare il potere del simbolo con il suo repertorio di atti rituali, tutti realizzati senza teatralità o kitsch, ma incarnando ogni elemento di autentica drammaticità. Ne emerge un connubio unico tra la più alta capacità poetica dell’uomo e le pennellate divine della Terza Persona.

I primi anni Sessanta, quell’epoca miserabile che giustamente merita l’epiteto di W.H. Auden sugli anni Trenta, “quel decennio basso e disonesto”, hanno inaugurato la fine della Comunione riverenziale e critica sulla lingua, che può essere fatta risalire a un’elite teologica europea in rivolta, decisa a riorganizzare la Fede della Chiesa. Hanno fatto fatui appelli alla “sacralità dell’intero corpo” e all’innovazione come “pratica antica”. Queste argomentazioni erano mendaci alla loro prima apparizione, ma, a questo punto, hanno talmente superato la loro durata che la loro semplice menzione dovrebbe causare imbarazzo.

La sua diffusione mortale allarmò a tal punto Papa Paolo VI che promulgò il Memoriale Domini nel 1969. Qui affrontò la dannosa pratica introdotta illecitamente e ne decretò la cessazione:

… con l’approfondirsi della comprensione della verità del mistero eucaristico, della sua potenza e della presenza di Cristo in esso, nacque un maggiore sentimento di riverenza verso questo sacramento e si sentì che era richiesta una più profonda umiltà nel riceverlo. Si stabilì così l’usanza che il ministro ponesse una particella di pane consacrato sulla lingua del comunicante.

Questo metodo di distribuzione della Santa Comunione deve essere mantenuto, tenendo conto della situazione attuale della Chiesa nel mondo intero, non solo perché ha alle spalle molti secoli di tradizione, ma soprattutto perché esprime la riverenza dei fedeli per l’Eucaristia.

 

Terza proposta: Eliminare i ministri straordinari della Santa Eucaristia. Ancora una volta, per la mentalità cattolica comune di oggi, un suggerimento come questo suona come l’abolizione dei Dieci Comandamenti, dimostrando solo quanto sia pervasiva la comprensione distorta della Santa Eucaristia. Il fatto che pochi cattolici facciano riferimento ai ministri straordinari è un’ulteriore prova della stretta morsa dell’incomprensione dottrinale. Nel documento del 1997 promulgato dalla Sacra Congregazione per la Liturgia e la Disciplina dei Sacramenti (insieme ad altri sette dicasteri) si chiarisce la natura straordinaria del permettere ai laici di distribuire la Santa Comunione, consapevoli del facile scivolamento nel caos dottrinale:

Il Santo Padre osserva che “in alcune situazioni locali si sono cercate soluzioni generose e intelligenti (alla carenza di sacerdoti). La stessa legislazione del Codice di Diritto Canonico ha fornito nuove possibilità, che però devono essere applicate correttamente, per non cadere nell’ambiguità di considerare ordinarie e normali soluzioni che erano destinate a situazioni straordinarie in cui i sacerdoti mancavano o scarseggiavano.

Questi dicasteri si attenevano chiaramente a San Tommaso d’Aquino in ST III, q.82, a.3, “Se la dispensazione di questo sacramento appartenga solo al sacerdote”:

La dispensazione del corpo di Cristo spetta solo al sacerdote, per tre motivi. In primo luogo, perché egli consacra come nella persona di Cristo; ma come Cristo consacrò il suo corpo nella cena, lo diede anche agli altri perché ne prendessero parte. Di conseguenza, come la consacrazione del corpo di Cristo appartiene al sacerdote, così gli appartiene anche la dispensazione. In secondo luogo, perché il sacerdote è l’intermediario designato tra Dio e il popolo; quindi, come gli appartiene offrire i doni del popolo a Dio, così gli appartiene consegnare i doni consacrati al popolo. In terzo luogo, poiché per riverenza verso questo sacramento, nulla lo tocca se non ciò che è consacrato; perciò il corporale e il calice sono consacrati, così come le mani del sacerdote, per toccare questo sacramento. Perciò non è lecito a nessun altro toccarlo se non per necessità, ad esempio se dovesse cadere a terra o in qualche altro caso di urgenza.

Quarta proposta: La ricezione della Santa Comunione deve avvenire sempre in ginocchio. Negli ultimi anni si è scatenata una guerra contro i pochi cattolici che seguono la cristallina logica interiore della dottrina cattolica ortodossa, inginocchiandosi per ricevere la Santa Comunione. Nella loro furia di abolire l’inginocchiatoio, gli Innovatori invocano la vuota scusa dell’uniformità e della “consuetudine locale”. Anche il più ingenuo dei cattolici vede in questa scusa la nuda dissimulazione che è. Si sta in piedi per prendere un pranzo gratis, non per ricevere il Pane degli Angeli (perdonatemi, questo tipo di linguaggio sacrale fa accapponare la pelle alla Vecchia Guardia). È sconcertante che gli stessi pastori che hanno perpetrato questa non tanto velata diminuzione della dottrina eucaristica desiderino ora promuovere la dottrina eucaristica.

Tentare ancora di nascondere le cause del degrado della credenza eucaristica è monumentalmente falso, alla pari del “Mago” di Oz che ordina a Dorothy: “Non fare caso a quell’uomo dietro la tenda!”.

I nostri bravi vescovi non hanno avuto paura di compiere gesti radicali in passato, anche quando hanno fatto sobbalzare i fedeli. Perché non un altro? O altri quattro?

Eccellenze, scuotete lo status quo. Non abbiate paura di scioccare. Salite sulla terza rotaia.

Siate pionieri. Intraprendete un sorprendente revival eucaristico.

Uno tradizionale. L’unica cosa che dovete perdere è una crisi.

 

Giovanni Paolo II riceve da Benedetto XVI la Comunione in ginocchio
Giovanni Paolo II riceve dal card. Ratzinger la Comunione in ginocchio e sulla lingua

 

 


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