di Roberto Allieri

 

 Di seguito un mio racconto un po’ paradossale ma adatto ai tempi.

 

Auditorium Istituto Tecnico Commerciale ‘Salvatore Nascimbene’ di Milano – 13 ottobre, ore 10.40

 

È in pieno svolgimento, con animate discussioni, l’assemblea d’istituto convocata su richiesta degli studenti dell’Istituto Tecnico ‘Nascimbene’ di Milano.

Si tratta della prima assemblea, voluta e organizzata direttamente dagli studenti di questa scuola, da almeno dieci anni a questa parte.

La recente decisione del preside, professor Lurani, di rendere obbligatori per tutti gli studenti un corso di ‘Educazione sessuale con un nuovo approccio all’affettività non patriarcale’, integrativo ad altri precedenti di educazione sessuale, e poi un altro ancora di ‘contrasto all’omotransbifobia’, tenuto da stimati prostituti transgender brasiliani e da equilibrate drag queen che spiegheranno anche aspetti tecnici e pratici della loro attività, ha scatenato una impensabile reazione studentesca.

Non tanto per gli argomenti in sé, ampiamente metabolizzati in questi ultimi anni, ma per il fatto che i corsi integrativi allineati alle agende UE/2030 stanno inesorabilmente saturando ogni spazio. Infatti, anche durante le lezioni di italiano, matematica o inglese occorre ritagliare sempre più tempo a favore delle varie proposte di eco-contrasto al femminicidio, di educazione sadomaso responsabile in prevenzione alla violenza sulle donne, di approccio resiliente ai cambiamenti climatici, etc. Per non parlare di tutti gli altri insostenibili corsi sulla sostenibilità ambientale… Ormai per i professori le loro materie sono diventate integrative alla preminente educazione civica, sessuale, ambientale o sanitaria.

-…ora basta, non ne possiamo più, – sbotta Cardini, lo sveglio studente promotore dell’assemblea convocata. – Io ho quindici anni e sono ormai cinque anni che devo sorbirmi persone che vengono a imbottirci la testa con l’educazione sessuale in tutte le salse, spiegandoci come dobbiamo fare secondo loro. Mi ricordo che alle medie molti miei compagni erano traumatizzati quando venivano in classe a spiegarci le loro cose, anche in modo molto esplicito ed ossessivo. I miei compagni non erano per niente preparati a quella roba e preferivano rimanere ciò che erano: bambini. E, invece no. Per loro, per gli esperti, noi ragazzi dobbiamo essere sessualmente pronti, anche da subito. Non possiamo rimanere impreparati, dobbiamo sapere in anticipo come affrontare i problemi della sessualità, anche se arriveranno fra molti anni… Bene, allora io propongo una cosa: se questi esperti, i professori e i dirigenti scolastici vogliono imporci anche questi nuovi, ennesimi corsi di sessualità perché, lo sappiamo già, dobbiamo essere pronti, responsabili e accettare il futuro che ci attende e bla bla bla….  allora anche loro però devono essere coerenti. Non possono mica predicare bene e razzolare male! O no?

– Cosa vorresti dire? – interviene il preside Lurani, presente in prima fila. – È vero che noi adulti… e soprattutto noi professori… dobbiamo sempre essere modelli di comportamento coerente. E avete ragione a pretendere da noi di essere i primi a dover rispettare le sfide che ci attendono, per non restare spiazzati dai tempi che verranno…

– Giusto, signor preside, proprio quello che dicevo. E però dovete essere voi a dare l’esempio e rispettare per primi quello che esigete da noi!

– Ci mancherebbe altro! L’agenda 2030 dell’Unione Europea vuole preparare i cittadini proprio per essere al passo e affrontare il domani preparati. Non possiamo ignorare la realtà in cui dovremo vivere. Dobbiamo avere tutti l’occhio avanti! Vi dico che il vostro impegno di ragazzi è simile al nostro di adulti. Concordo con te, Cardini, e ti confermo che nessun professore o impiegato di questo istituto si tirerà indietro al rispetto delle sfide del futuro. Ti do la mia parola, e anche a voi ragazzi, a tutti i professori e al personale non docente.

– Proprio quello che volevo sentire! – ribatte Cardini con uno strano sorriso. – Io penso che consultandomi con i miei compagni, potremmo decidere di venirvi incontro e accettare anche questi ultimi corsi che volete farci seguire. Ma ad una condizione…

– E sia! Mi fa piacere questa tua ragionevolezza e io non voglio essere da meno. Quale sarebbe questa condizione?

– Mi dica una cosa prima: qual è l’età media dei professori di ruolo e degli impiegati di questa scuola?

– Quella del personale non docente la so, perché ho dovuto compilare un recente questionario che me la chiedeva e quindi ho dovuto calcolarla: è di circa 52 anni e mezzo, di media. Per i professori non so di preciso, ma penso sia sopra i cinquanta anni…

– Ecco, allora è proprio come pensavo! La terza età, che viene fatta decorrere dai 65 anni, non è poi molto lontana per la media del personale di questa scuola. Ma voi, dico voi tutti adulti che ci volete fare le prediche, siete pronti ad affrontare la vostra terza età che sta arrivando, con tutti i suoi problemi? Vi rendete conto di questa emergenza? Sapete che non c’è più tempo da perdere se volete vivere meglio e in modo resiliente gli anni della vostra terza età?

Gli inquietanti interrogativi di Cardini volteggiano nell’aria dell’auditorium e ricadono pian piano nelle schiene dei professori presenti all’incontro. Ghiacciandole.

 

20 novembre successivo. Sala professori dell’Istituto Tecnico Commerciale ‘Salvatore Nascimbene’

 

 

– Buongiorno a tutti, – esordisce Walter Rebussi, arzillo ottantenne, ex impiegato alle poste ed ora pensionato, con qualche energia ancora da spendere in attività di volontariato. Ha davanti a sé una platea di una trentina di persone, tutti con sguardi un po’ timorosi e spaesati. Alcuni sono traumatizzati, forse in ricordo di esperienze passate o forse pensando a quelle che li attendono.

– Per chi non c’era negli scorsi due incontri che ho tenuto qui, io mi chiamo Walter e sono l’esperto incaricato da questo istituto per il corso di ‘Educazione all’ingresso nella terza età e preparazione ad una senilità sostenibile’. Sapete tutti qual è il mio compito?

– Sì, è scritto nel programma che ci hanno inviato, – dice una voce in fondo alla sala. Forse è il professor Martucci. Se non è lui sarà quell’altro, il professor D’Antoni, che è lì vicino.

– Beh, comunque non sarà male ripeterlo. Ognuno di voi, come forse saprete, è stato inserito in un programma che prevede sistemi integrati di processi fisiologici involutivi e degenerativi.

– Vuol dire che stiamo invecchiando? – chiede un tipo in prima fila.

– In effetti, si può dire anche così, – continua Rebussi, apprezzando con un gesto del capo l’arguta deduzione. – Io sono qui con il compito di aiutarvi ad affrontare i problemi che avrete fra qualche anno. L’ignoranza non è ammessa: avete il dovere di sapere e imparare tutto il possibile ora, per non essere colti impreparati in un domani non molto lontano. Nel primo incontro abbiamo parlato di piorrea, dentiere e di problemi gengivali. Vi ho insegnato a pulire e a mettere la dentiera… Vi siete esercitati? Avete studiato sul libro che vi ho dato i vari problemi della piorrea e i sintomi che la fanno individuare?

– Io sì! Anch’io! Anch’io! – urlano alcuni professori secchioni e lecchini. Qualcuno mostra una dentiera rubata ai genitori, meticolosamente pulita con la giusta pastiglia, come da compito assegnato.

– Bene, continuate ad esercitarvi con le dentiere dei vostri parenti anziani, – continua il docente Walter. – Però poi restituitele e non usatele voi. E veniamo all’ultima nostra lezione, quella sui pannoloni per l’incontinenza. Lei, professor Cerutti, visto che la volta scorsa si è dimostrato così attento e preparato, vuole ricordarci di cosa abbiamo parlato?

– Certo! – ribatte il professore interpellato, un attempato trentacinquenne, aspirante anziano. – Dopo alcuni disegnini alla lavagna, abbiamo fatto una prova pratica su un manichino per vedere come si mette e indossa il pannolone… Poi, un volontario ne ha indossato uno davanti a tutti. Una volta lo ha fatto con l’aiuto di un collega e un’altra autonomamente. Dopo, lo ha inzuppato della propria urina e infine se lo è fatto togliere da una volontaria. Una che era già esperta e ha voluto spiegarci alcuni particolari di movimenti da evitare…

– Bravo prof! Ma… ha poi comprato i pannoloni della marca che ho consigliato per esercitarsi a casa?

– A dire il vero no…

– E come farà ad imparare se non si applica? Cari signori, non sono qui per perdere il mio e il vostro tempo. Esigo che facciate i compiti e che vi impegniate seriamente. Il preside ha fatto installare vicino al distributore di bevande, qui nel salone, un apposito distributore di pannoloni per incontinenti. Voglio che cominciate ad usarne sin da subito e che vi abituiate ad indossarli. Sono stato chiaro?

– Io oggi ne ho indossati due, uno sopra l’altro, per abituarmi meglio! – dice un professore molto lecchino. Non D’Antoni, quell’altro, con la faccia un po’ da pesce lesso.

– Marcucci non c’è bisogno di metterne due! – ecco, è Marcucci, quello vicino a D’Antoni, che si è messo in bella mostra. – Comunque, oggi lasciamo perdere dentiere, piorrea e pannoloni… Passiamo a qualcosa di più rilassante…

– Parliamo di espettorazione di catarri cronici? – chiede un lecchino, con un evidente intento di captatio benevolentiae.

– Purtroppo no, ma di questo ci occuperemo quando sarete più preparati, – risponde un po’ dispiaciuto l’esperto.

– Parliamo allora di cancri? – incalza speranzosa Bonetti, un’operatrice comesichiama, quella che una volta si chiamava bidella.

– No, l’argomento tumori lo vedremo fra due incontri, cominciando da quello intitolato ‘Prostata: un amico che sa sorprenderci’. Oggi invece dedicheremo quest’ora alla ginnastica per anziani. Per prima cosa… tutti seduti e braccia ben distese lungo i fianchi. Faremo alcuni esercizi che hanno molto successo nelle RSA e nei ricoveri per la quarta età.

La proposta del docente Walter non riscuote molto successo (tranne che nei tre lecchini). Per tutta l’ora i presenti sono costretti ad alzare ed abbassare le braccia distanziando di due minuti ognuno di questi esercizi. Oppure a flettere e richiamare ciascuna gamba, sempre da seduti. Per i più volonterosi c’è anche l’esercizio che si fa con le braccia lateralmente allargate che fanno una prudente rotazione, da palma in su a palma in giù. Qualcuno, durante la lezione, chiama questa attività ‘ginnastica dolce’, mentre qualcun altro la definisce ‘ginnastica insipida’.

Vista l’abilità dei ginnasti, il docente Walter negli ultimi minuti dell’incontro li fa esibire nel salone d’ingresso davanti agli incuriositi ragazzi, affluiti lì per l’intervallo.

 

25 maggio successivo. Sala professori dell’Istituto Tecnico Commerciale ‘Salvatore Nascimbene’

 

 

Il docente Walter Rebussi è visibilmente soddisfatto dei suoi allievi che stanno entrando alla spicciolata in sala professori. Dopo circa sei mesi di costanti ricondizionamenti mentali, verifiche e ammonizioni finalmente gli sembra di aver sradicato tanti stereotipi. I suoi discepoli al corso di preparazione ai mali della terza età sono ormai ben formati. Hanno assimilato talmente bene il programma educativo che una crescente percentuale di loro sta maturando una vera e propria disforia. Ciò significa che non accettano più il loro aspetto naturale esteriore. Lo ritengono insopportabilmente giovanile e quindi provano un sentimento di sofferenza. Sono confusi nella loro identità.

Ad esempio, c’è Pautasso, 33 anni, il professore di educazione fisica, eccolo lì che si massaggia la schiena con una smorfia sul volto, che si sente un vecchio imprigionato in un corpo troppo giovane. Da qualche tempo ha cominciato a spostarsi nei corridoi della scuola e anche in palestra con un attrezzo deambulatorio speciale, con un girello insomma.

Si appoggia con fare malfermo ai bordi del girello e scorrazza pian piano, fermandosi a rifiatare ogni tre o quattro passi.

Il problema è che pretende che anche i suoi studenti vengano in palestra usando un girello. E poi li fa correre (si fa per dire!) con piccoli lenti balzelli, a volte appoggiandosi ad un bastone ed evidenziando andature claudicanti. Dice che devono essere empatici e aperti per affrontare meglio i futuri problemi della vecchiaia.

Qualche genitore si è lamentato con lui perché assegna troppo spesso ginnastica da seduti; quella che si fa estendendo e ritirando gli arti con estrema cautela. Ma Pautasso li ha messi in riga, accusandoli di gerontofobia e minacciando le sanzioni previste per chi tocca la galassia delle minoranze tutelate LGBTQə*+. L’istituto ha infatti deciso di inserire la lotta al bullismo gerontofobico tra le emergenze da affrontare, con nuovi corsi che sono allo studio per favorire l’inclusività di questa categoria discriminata.

Il professor Pautasso è solo uno dei tanti allievi del corso di Rebussi che sono indotti a percepirsi di età diversa da quella assegnata dalle primavere vissute. In quel corso ci sono anche donne di mezz’età che si sentono invecchiate ma non abbastanza. E allora stanno cercando creme e trattamenti per farsi venire le rughe. ‘Perchè noi vecchie valiamo!’, dicono con fare civettuolo.

Ci sono poi alcuni quarantenni, che si riconoscono orgogliosamente vecchi. Si tingono i capelli di bianco (o se li strappano) e hanno anche chiesto preventivi per farsi togliere denti sani e per impiantare una bella dentiera. Del resto, se ci sono in giro giovani che si fanno amputare seni e organi genitali per conformarsi a come si percepiscono e desiderano… perchè no?

C’è però un guastafeste nel gruppo di quelli che seguono Walter Rebussi. Il professor Varrone è uno di quelli che non ci sta. Dice: ma perché se ho 46 anni devo preoccuparmi delle condizioni che avrò nella terza età? Perché devo traumatizzarmi ora? Ogni stagione va vissuta serenamente per come è e per come sono in quel momento, non per come sarò, anticipando oggi i problemi di domani. E assommandoli a quelli di oggi.

Questo pensa l’anticonformista, anzi il negazionista Varrone, cercando di scansare qualche preoccupazione, a suo avviso inutile. Decide quindi di parlarne con il preside, per lamentarsi della inarrestabile follia che sta contagiando il personale scolastico.

Ma quest’ultimo non demorde dal sostenere le iniziative intraprese, così ben organizzate da Rebussi e, mesi prima, invocate con ostinazione dagli studenti. Ci ha messo la faccia Lurani e non può perderla. Si tratta di essere coerenti. La coerenza è fedeltà a sé stessi e ai propri principi.

Tuttavia, un dubbio assale il preside: se i princìpi sono orpelli da spazzare via, se la fedeltà è un ideale residuo di una società patriarcale superata, se tutto deve essere continuamente travolto da ciò che è nuovo, che valore ha ostinarsi ad essere coerenti?

 

26 settembre successivo. Ufficio del Dirigente Scolastico dell’Istituto Tecnico Commerciale ‘Salvatore Nascimbene’

 

 

– Siediti Crescentin, – esorta il preside Lurani indicando al suo vice la sedia davanti alla scrivania. – Ecco, ti ho convocato qui perché, ti confesso, sono un po’ preoccupato.

– Intendi per le nuove disposizione sulla ‘Carriera alias old’?

– Sì, certo. Come ben sai in quest’anno scolastico appena iniziato ho dovuto concedere nuove regole, a tutela di chi si sente vecchio e vuole essere riconosciuto come tale. Ormai, chi mette in discussione il diritto a sentirsi più vecchi viene tacciato di gerontofobia e costretto ai corsi di rieducazione che abbiamo introdotto… Tutto questo insano furore è partito da quel corso di Rebussi per il nostro personale docente e non docente. Ma ora anche gli studenti cominciano ad essere contagiati. Pensa che ieri D’Antoni, nella sua classe di quarta, non è riuscito a far svolgere il compito in classe scritto, il tema, perché la maggior parte dei ragazzi lamentava problemi di artrosi alle mani o altri disturbi senili.

– Certo che la ‘Carriera alias old’ sta diventando un boomerang, anzi una clava che si abbatte su tutto, distruggendo e destabilizzando!

– …E poi, come se non bastasse, – continua un sempre più stralunato Lurani, – stanno venendo fuori anche quelli che pretendono di essere riconosciuti più giovani di quello che sono, addirittura come bambini di tre anni. Sono impegnati nella loro ‘lotta ai cambiamenti fisiologici’ e non accettano critiche o contraddizioni… Insomma, non so più cosa fare!

– Ma come è potuto succedere di arrivare a questo punto? Eppure, sino a non molti mesi fa sarebbe stato impensabile quello che sta succedendo!

– È un contagio ideologico, Crescentin, e funziona così: si suscita un problema e un’emergenza che non c’è. Si moltiplicano le pressioni per convincere la gente che il bianco è nero e il nero è bianco. Tutti devono dire e pensare in un certo modo, altrimenti scattano dure sanzioni. Infine, si offrono soluzioni adeguate. Siamo diventati tutti scimmie ammaestrate o pappagalli. È il trionfo del pecorismo!

– Già: vogliamo essere alias, alienati, estranei a noi stessi, alla famiglia, a ciò che siamo. – Il fatto è che questi desideri si stanno rivelando catene non solo per chi li ha ma anche per gli altri che gli stanno attorno. Giovanni, dimmi: cosa facciamo?

– Lurani, te lo dico subito: facciamo le valigie e andiamocene! Lì fuori dalla porta ci sono due miei studenti, spalleggiati da molte altre decine, con una nuova pretesa alias: da questa mattina si sentono preside e vicepreside!

 


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