Un lettore di questo blog mi ha proposto di rilanciare il seguente articolo di Mario Adinolfi.

 

Eutanasia

 

Leggo le paginate di Corriere, Repubblica, Stampa e potrebbe essere riassunte in un unico, delirante titolo: “Finalmente anche in Italia lo Stato uccide”. Per la precisione un medico dello Stato prepara una bella iniezione letale, solo che invece di somministrarla a stragisti e assassini come fanno negli USA, serve a far fuori un disabile. I giornali concordano sul fatto che la grande svolta nei “diritti” è che il suicidio non te lo fanno pagare, è uno dei servizi gratuiti del SSN coperto dalle nostre tasse. Il governatore di destra della regione dove è accaduto il fatto, Massimiliano Fedriga, tace. Il suo collega leghista Zaia è un tifoso del suicidio assistito. Il vescovo di Trieste dà un’intervista con toni molto timidi, come Fedriga non vuole finire nelle polemiche.

Leggo anche la stampa internazionale, negli USA gli occhi sono tutti puntati sul tema della legge texana assai restrittiva sull’aborto. Il governatore repubblicano Greg Abbott, che peraltro è un disabile, non ha avuto paura delle polemiche e si è fatto promotore di una norma che ha avuto vasto consenso politico e parlamentare. In Texas, secondo Stato più popoloso degli USA, c’erano oltre cinquantamila aborti l’anno. Un numero paragonabile a quello italiano (63.653 nel 2021). Sapete quanti aborti ci sono stati in Texas nel 2023? 34. Sì avete capito bene. Non 34mila. 34. In Texas è stata somministrata anche una iniezione letale. Non a una disabile, come a Trieste, ma a un suo coetaneo 55enne che aveva ammazzato con tre colpi di pistola in testa tre bambini mentre dormivano. E io sono contrario all’iniezione letale anche in quel caso. Qui in Italia i “buoni” celebrano l’iniezione alla disabile e stigmatizzano l’identica iniezione al pluriassassino di bambini.

La lettura della stampa italiana e internazionale di oggi mi conferma che bisogna battersi per la vita sempre e non a chiacchiere, non con i silenzi, non con le interviste timide. Non c’è stato un solo politico, non uno, che abbia contestato l’iniezione di Stato che suicida la disabile. Un silenzio devastante. Se invece parli, ti organizzi, lotti e non hai paura di essere additato dai “buoni”, porti gli aborti a oltre 50.000 l’anno a 34, salvi cioè decine di migliaia di bambini ogni anno e costruisci il futuro della nazione. Se spieghi che lo Stato non può uccidere o collaborare a uccidere nessuno, piuttosto curarlo e sostenerlo soprattutto nella sofferenza estrema sostenendo chi ama l’affaticato cioè principalmente la sua famiglia, disarticoli la paura del dolore su cui i mandanti della mattanza dei sofferenti fanno leva. Il dolore con le attuali terapie può essere azzerato, ci sono preparati chimici ormai cento volte più potenti della morfina per i malati più affaticati, bisogna investire lì e non nel suicidio, non nella morte di Stato. Che è più rapida e molto più conveniente per lo Stato stesso, che limiterà così la voce di spesa ingente per la cura degli inguaribili, ma a prezzo di una contagiosa strage degli addolorati. Ricordatevi che nell’ultimo anno Canada, Belgio e Olanda che sommati non fanno la popolazione dell’Italia ne hanno soppressi così non tre o quattro, ma oltre ventimila persone. E i numeri sono sempre in crescita. Siete così fessi da non chiedervi il perché?

Senza lottare, senza organizzarsi, abbandonando silenzi e timidezze, lì si andrà rapidamente a finire. È inevitabile. Il Popolo della Famiglia ha deciso di lottare. Depositeremo a gennaio la nostra proposta di legge di iniziativa popolare che vuole far varare al Parlamento finalmente norme civili e serie sul tema cruciale del diritto alla vita. La nostra è una chiara proposta alternativa a ciò che i media e le sinistre raccontano come stagione liberatoria dei “nuovi diritti”. È una proposta concreta che punta a una mobilitazione organizzativa e chiama a raccolta tutti, a partire dagli uomini di Chiesa alle forze politiche di maggioranza che devo smettere di essere intimidite, subalterne, silenziose. Come insegna l’esperienza statunitense, se ti batti puoi vincere. Se non ti batti sei già stato travolto, perché loro sono determinatissimi.

Allora ad Atreju il ministro Roccella, invece di fare il dibattito con la Concia per sperare di non essere contestata in futuro e apparire à la page, dovrebbe chiedere a tutto il governo di sostenere il nostro ddl. Sarebbe un bell’inizio. Non accadrà. Ma intanto noi metteremo in acqua questa nave per la salvezza di chi non ha voce, poi nei mesi della raccolta firme ci aspettiamo di raccogliere a bordo quanti più marinai possibili. Tutto per dare una concreta opportunità di impegno a chi sente in coscienza che è arrivato il momento di battersi seriamente per il diritto fondamentale, il diritto alla vita.

Mario Adinolfi
 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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