Madonna di Fatima

 

 

di Giuliano Di Renzo

 

 

Oggi ricorre l’anniversario dell’ultima apparizione della Madonna a Fatima, il miracolo del sole e la presenza di Gesù e San Giuseppe.
La loro benedizione vi accompagni in questa giornata.
Santo Rosario, preghiera, conversione quotidiana e penitenza ci ha chiesto la Madonna per avere un’era di pace.
La quale è sì un dono di Dio, ma non ci verrà fatta calare in un canestrello dal cielo, gratuitamente e senza alcun nostro sforzo.
Dobbiamo implorarla, e secondo la forza e la convinzione della nostra implorazione e della nostra fede il Signore moltiplicherà i nostri cinque miseri pani e altrettanti miseri due pesci della nostra buona volontà.
Sono oltre diciotto mesi da che siamo tormentati da questa pandemia e si sta andando ogni giorno verso il peggio, storditi da una cacofonia di parole e di esperti inconcludenti, ma di implorare il Signore quasi non si parla.
Tutti volti verso la dèa scienza e il miracoloso vaccino, mentre i persino taluni esperti sembrano confondersi quasi non riuscano a capirci neppure essi e intanto i governanti cercano di affermare la loro capacità e turelare la nostra salute ripiegando su ripetuti e mai spiegati ordini finendo così con favorire incertezza prima e angoscia poi.
Ne consegue il diffondersi nella gente di agitazione e generale paura, sino a scontri con le istituzioni e odio sociale tra persone sane, malate e demonizzati untori.
Sarebbe una lunga commedia se non fosse una tragedia.
Però quasi nessuno pensa a entrare dentro di sé e procedere a un leale giudizio di sé con se stesso alla luce superiore di Dio e suoi supremi valori e spaventati dal baratro morale in cui si trova ciascuno e la società ricorrere all’aiuto del Signore.
Il fatto è che l’orgoglio e le false sirene delle ideologia che hanno portate fuori strada ci hanno disabituati dal silenzio e dall’esame di coscienze e abituati a far delle nostre colpe responsabili gli altri.
Le chiese socchiuse e disinfettate sembrano dire, nella quasi generale indifferenza, la fuga di Dio da esse, da noi e dalla società. E pur stando in mezzo alla tempesta sembra quasi che non ci accorgiamo dei segni e pericoli ancora maggiori che Dio ci manda. Non abbiamo nessun timore di Lui e continuiamo a perseguitarLo.
La vera, più pericolosa, mortale epidemia è proprio questa ed è nel nostro cuore.
Quando il peccatore si ostina nei suoi peccati e magari irride al sacro e a Dio, nonostante i richiami che ci vengono dall’insegnamento della Chiesa, delle segrete buone ispirazioni che lo Spirito santo invia al suo cuore, delle inevitabili difficoltà e prove della vita il Signore lo abbandona al suo destino di peccatore impenitente e gli ripete come a Giuda, che aveva deciso di tradirLo e rifiutava ogni richiamo, delicati esteriori delicati richiami e forti nella coscienza: “Quel che fai fallo presto” (Gv 13,27). Abbandonandolo alla sua cattiva volontà.
“Temo Gesù che passa”, diceva sant’Agostino. Gesù passa e chiama e non conosciamo quanto duraturo sia il tempo della vita a noi concesso e con essa il tempo di penitenza.
La vita infatti non è tempo di vacanza ma di prova, dunque di merito o di demerito, della scelta del bene o del male, di Dio Luce e Amore o di chi per invidia e prometeica non sottomissione a Dio si oppone.
Il diavolo, che tanto Dio è Luce tanto lui è Tenebra, gtanto Dio è Vita tanto lui è Morte, tanto Dio è Amore tanto lui è Odio, tanto Dio è beatitudine tanto lui è Inferno di disperazione.
Scorse tutte le occasioni per il pentimento e il perdono che la misericordia concede, viene poi il momento che la giustizia deve cedere all’ostinazione del peccatore e abbia quel che liberamente si è voluto.
Il male da lui voluto come bene e sarà la sua dannazione. Ma lo è già prima nell’inquitedine che di qua scuote il suo spirito incessantemente crucciato dall’insaziabilità delle sue passioni che “dopo ‘l pasto han(no) più fame che pria” ( Dante. Inf I,99 ) e poi di là.
“Fate penitenza perché il Regno dei Cieli è vicino” (Mt 4,17). “Il tempo è compiuto e il Regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo” (Mc 1,15), mettiamo il nostro cuore in pace con Dio e avremo la pace. Senza la pace nel cuore nessuna pace è possibile, nessuna pace si dà.

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