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Novak Djokovic ([email protected])

 

 

di Miguel Cuartero Samperi

 

 

Tanto si è detto e scritto riguardo al numero uno del tennis mondiale Novak Djoković. L’atleta è stato al centro di grosse polemiche a causa della sua decisione di non assumere il cosiddetto “vaccino” anticovid. Per questo gli è stato impedito di partecipare agli Open di Australia. Una volta arrivato nel nuovissimo continente, le autorità australiane hanno revocato il suo visto. Il campione serbo è stato dunque detenuto in un hotel di Melbourne in attesa della sentenza del tribunale e di una eventuale deportazione. “Vinto un primo ricorso contro la revoca del visto per un vizio di forma, Djokovic ha fatto ricorso, vincendolo, ma la decisione è stata di nuovo ribaltata dal ministro per l’immigrazione Alex Hawke che ha esercitato un potere personale previsto dalla legge” (La Gazzetta dello Sport). Di fronte ad un nuovo ricorso dei legali dell’atleta la corte ha deciso di rimpatriare il serbo a causa della sua “scarsa considerazione delle misure anticovid” ma soprattutto perché la sua posizione avrebbe potuto promuovere diffidenza nei confronti dei vaccini: “La sua posizione avrebbe potuto incrementare il sentimento anti-vaccini influenzando anche gli indecisi. Inoltre – si legge ancora nelle carte”.

Una situazione grottesca, degna di una pièce di teatro dell’assurdo, una follia, un accanimento mirato contro un cittadino, un atleta, a causa di una sua scelta personale che poco ha a che fare con la vita di chi ha scelto un trattamento sanitario consigliato e imposto dalle autorità del paese ospitante. Eppure tutto ciò sembra normale ai più, in un contesto di isteria sanitaria globale in cui siamo stati abituati a ogni tipo di sanzione, di limitazione e di imposizione in virtù di una emergenza sanitaria che sembra non finire più.

Djoković modello o cattivo maestro?

l’Australia dunque ha espulso il tennista perché rappresenterebbe un modello negativo per i suoi giovani. Punirne uno per educarne cento, mille o centomila. A questo proposito vorrei citare la risposta dell’onorevole Vittorio Sgarbi, che col suo solito aplomb, indica Djoković come un vero modello da imitare per i giovani di oggi:

“Ho letto moltissimi commenti di moltissimi personaggi che dicono che Novak Djokovic è un pessimo esempio per i giovani. Confermo. Non fuma, non beve, non si droga, è vegano, non va a puttane, non fa risse, si allena dalla mattina alla sera, fa beneficenza, è credente, si prende cura della famiglia. Mi auguro che i giovani stiano lontani da questo personaggio pericoloso per la Società e non lo imitino in nulla di tutto ciò”. 

Non dimentichiamo che i modelli che la società italiana offre oggi ai giovani sono Fedez, Gianluca Vacchi, i Maneskin e i vari youtubers [che, tra un gioco e un altro, diffondono le loro bislacche teorie politicamente corrette e allineate su temi più seri ad esempio affermando che tutti siamo una sola persona che vive varie vite diverse reincarnandosi in altri corpi o che essere gay è un fatto scontato e naturale che non necessita discussioni o approfondimenti e #chissenefrega (questo per citare due video di due degli influencer più in voga)]. Se questo è il livello degli esempi da seguire, perché dovrebbe essere così scandaloso indicare il tennista serbo come un modello? Eppure in questa era di “lockdown cognitivo” la ricerca del capro espiatorio da segnalare, da esporre al pubblico ludibrio e da offrire in pasto alla popolazione impaurita e incattivita ha trovato nel giovane tennista il perfetto colpevole.

Non importa se ad aprile 2020, durante la prima ondata pandemica, il tennista serbo aveva inviato una donazione di un milione di euro all’ospedale di Treviglio per acquistare respiratori necessari a salvare vite. «Mai ci saremmo aspettati di vedere anche sul conto corrente della nostra Asst Bergamo Ovest una donazione con un così prestigioso mittente», dichiarava allora il direttore generale dell’Asst Peter Assembergs.

Djocović e i missionari cattolici

Ma c’è un episodio che vale la pena leggere su Djocović; si tratta di una testimonianza che arriva direttamente dalla Serbia. A scrivere è un italiano che da molti anni è impegnato come missionario in Serbia e che ha avuto modo di incontrare il tennista. Ecco il testo della sua testimonianza:

“Dopo tutta la merda che ho letto su Doković voglio scrivere 2 righe, vivo come missionario a Belgrado da 7 anni, 3 anni fa invitati dal nostro presbitero siamo andati a mangiare al ristorante della famiglia di Đoković, ora per nostra fortuna quella sera c’era anche lui, perlopiù eravamo famiglie italiane e spagnole, ora sentendoci parlare lui si è avvicinato al nostro tavolo e parlando bene in italiano ci ha chiesto cosa facessimo in Serbia, gli abbiamo raccontato un po’ le nostre esperienze di missionari, dei nostri figli, di come il Signore ci donava di amare la Serbia, lui si è messo seduto lì con noi e ha ascoltato tutto attentamente e alla fine ci ha ringraziato. Al momento di pagare il conto lui si è avvicinato e ci ha detto che si sentiva onorato di poterci offrire la cena, noi gli abbiamo risposto che non si doveva preoccupare per noi perché Dio avrebbe provveduto, e lui senza battere ciglio ha risposto: “Vi prego lasciate che Dio possa provvedere attraverso me, ve ne sarei molto grato”, noi stupiti e al vederlo così contento abbiamo accettato. Ho deciso di scrivere questo per spiegarvi un po’ chi è l’uomo Đoković, un cristiano ortodosso fervente a cui Dio ha fatto molte grazie, lui è conosciuto qui oltre che per il tennis, soprattutto per la sua generosità, perché ha aiutato tanta gente. Dovete sapere che la chiesa ortodossa è contraria al vaccino e ha fatto una scelta ben precisa, chi vi scrive è vaccinato, quello che non capisco è perché non potete rispettare chi fa scelte differenti. A quanto ho saputo qui da gente serba vaccinata, Đoković non si è mai permesso di dire a qualcuno ‘non devi vaccinarti’, ha fatto una sua scelta. Per favore lasciatelo in pace” (F. C.).

 

 

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