“L’altra via, disumana e satanica, è quella dell’umiliazione: la pace cioè perseguita con l’annientamento dell’avversario. E’ il tipo di pace peggiore, come la storia dimostra. Genera semi di vendetta e di rivincita. Avendo di mira l’umiliazione del nemico, entrambi i contendenti oggi possono facilmente arrivare ad una ‘pace atomica’, che avrebbe l’unico pregio di essere molto duratura: infatti su un territorio in cui ogni traccia di civiltà è stata rasa al suolo nessuno vorrebbe continuare a combattere.”

 

bandiera pace preghiera penitenza perdono

 

di Roberto Allieri

 

Le sanzioni contro la Russia stanno funzionando benissimo. L’obiettivo del governo di mettere il nemico in ginocchio è stato raggiunto. Perché è ormai chiaro che il nemico da colpire è il popolo italiano.

Draghi vuole ridurre gli italiani alla canna del gas (da usare con parsimonia: quando si finisce, si spegne!). Per lanciare questa nuova frontiera, ecco la decisione di partecipare sempre più attivamente alla guerra in Ucraina, con folle aumento delle spese militari; misure che fanno seguito a masochistiche sanzioni boomerang. Assistiamo dunque (peraltro con applauso unanime dei mass media, completamente fuori da una realtà che vede gli italiani contrari per tre quarti alle decisioni governative) alla strategia di lanciare su scala nazionale il suicidio assistito, attuato per strangolamento delle famiglie e delle imprese italiane. In alternativa, potremo assaporare le gioie della decrescita felice che tanto piace agli ambientalisti e ai fanatici della transizione energetica.

Draghi vorrebbe inoltre partecipare più attivamente ai bombardamenti in Ucraina. Intanto comincia a bombardare la Costituzione con un bazooka che vomita provvedimenti liberticidi a ripetizione (e qui permettetemi di richiamare un mio precedente articolo). Ricordiamo che, grazie a lui e ai suoi accoliti, nei mesi scorsi molti diritti inviolabili sono stati negati a chi non si allinea al pensiero unico del vaccinismo. Oppure sono divenuti soggetti ad autorizzazione: pieno riconoscimento solo se hai il green pass altrimenti puoi schiattare. Salvo l’eccezione prevista per i non vaccinati positivi al covid: per costoro i diritti inviolabili sono utilizzabili fino alla scadenza massima di sei mesi. Insomma, diritti che scadono come le mozzarelle…

Vorrei però focalizzare sull’ultimo calpestamento della Costituzione, sul rispetto della quale hanno giurato Draghi e i suoi ministri, quando hanno ricevuto l’incarico di governo. Parliamo dell’articolo 11 che sancisce inequivocabilmente che ‘l’Italia ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali’.

Ora, il fatto che le forze governative rovescino tale principio ripudiando chi ripudia la guerra come metodo di risoluzione dei conflitti significa confermare un progetto da lungo tempo in atto; quello cioè di promuovere e avallare la progressiva demolizione della nostra Costituzione. Da due anni in qua qualcuno ha infatti inventato il principio assoluto che quando c’è un’emergenza si può far scempio dei diritti costituzionali. E così, alé con le emergenze: pandemia, ambiente, transizione energetica, Ucraina, omofobia. Oggi i diritti inviolabili più tenacemente difesi sono quelli non (ancora) codificati nella Carta Costituzionale, che fanno a pugni con le intenzioni dei nostri Padri Costituenti e che li fanno rivoltare nella tomba.

Ad esempio, quando sento parlare di corsa agli armamenti e necessità di intervento militare in Ucraina senza che i costituzionalisti abbiamo ad eccepire alcunché, mi viene da pensare che i sacri principi della nostra Carta siano rimasti sulla carta. E quando nei mesi scorsi, con il pretesto dell’emergenza covid, abbiamo dovuto consultare le FAQ (Frequently Asked Questions, domande poste più frequentemente) del Ministero dell’Interno per decifrare se tanti nostri diritti incoercibili fossero ancora garantiti o no, di fronte alle indicazioni governative mi sono chiesto: cos’è questa FAQ che spazza via d’un colpo tanti diritti riconosciuti dalla Costituzione più bella del mondo? E’ forse la FAQ più bella dell’universo?

Ritornando ai venti militaristi di oggi, mi dico stupito: eppure l’Italia dell’ultimo dopoguerra ha sempre avuto una vocazione pacifista e antimilitarista! Cosa è successo al popolo italiano per cambiare così repentinamente? Se guardiamo ai sondaggi fatti alla gente che non vive nei salotti televisivi o nelle camere parlamentari, niente: la stragrande maggioranza degli intervistati continua a rimanere contro coinvolgimenti bellici del nostro Paese.  Ciò che è cambiato è l’ideologia di chi ci governa. I nostri politici sono, forse consapevolmente o forse no, completamente appiattiti su linee guida dettate da chi non ha certo a cuore i nostri interessi e la nostra sensibilità nazionale.

Tutti parlano di pace e di necessità di porre fine al conflitto in Ucraina. Anche gli interventisti. A mio parere ci sono due strade per arrivare alla pace: la via  dell’umiltà e quella dell’umiliazione. La prima si fonda sulla volontà di fare qualche passo indietro: più importanti sono le concessioni reciproche e più facilmente si può arrivare a negoziati di pace, pur tra lacrime e sangue, in territori che possono essere ricostruiti. Tale percorso presuppone il riconoscimento di un punto fermo: il fatto che le responsabilità e i crimini non sono attribuibili solo ad una delle parti in causa. Del resto in genere, nei conflitti tra belligeranti non c’è quasi mai una vittima sacrificale senza colpe e un aggressore immotivatamente violento e cattivo; questi ruoli spesso si ribaltano continuamente e si confondono.

Il concetto si riallaccia, secondo il mio modesto avviso, a un alto pensiero, esplicitato da Giovanni Paolo II nell’anno del Giubileo del 2000. In quell’occasione, il grande papa volle favorire una riconciliazione dei popoli anche guardando al passato. E, tra l’altro, propose come via ecumenica per sanare i contrasti storici tra la Chiesa e il mondo protestante, quella di realizzare la ‘purificazione della memoria’. Cioè diminuire l’odio e aumentare il rispetto dell’avversario, partendo dai fatti buoni, dalle buone cose che possono e devono essere riconosciute al ‘nemico’, che sarebbe meglio chiamare ‘altro’. E’ difficile infatti costruire la pace se gli interlocutori non si sforzano quantomeno di ridurre il disprezzo reciproco. E’ certo arduo per chi conduce trattative di pace mettere una pietra sopra grossi torti e tanto sangue sparso, ma bisogna cominciare da qui, senza fomentare altri aggravamenti.

Dunque, la pace si costruisce medicando le ferite dell’orgoglio, non mettendoci sopra del sale. Se poi all’umiltà dei belligeranti si aggiunge quella dei più efficaci costruttori e difensori della pace, cioè quelli che pregano, perdonano e fanno penitenza, ecco che la risoluzione del conflitto diventa un obiettivo che può essere raggiunto con maggior speranza, in un percorso di dignità e umanità.

L’altra via, disumana e satanica, è quella dell’umiliazione: la pace cioè perseguita con l’annientamento dell’avversario. E’ il tipo di pace peggiore, come la storia dimostra. Genera semi di vendetta e di rivincita. Avendo di mira l’umiliazione del nemico, entrambi i contendenti oggi possono facilmente arrivare ad una ‘pace atomica’, che avrebbe l’unico pregio di essere molto duratura: infatti su un territorio in cui ogni traccia di civiltà è stata rasa al suolo nessuno vorrebbe continuare a combattere.

Apriamo gli occhi dunque e denunciamo Ia spietata corsa alla pace sterminatrice, da conseguire moltiplicando lacrime e sangue, in una pericolosissima escalation. E sia ben chiaro che, nel nostro Paese, chi non ripudia la guerra ripudia la Costituzione.

 


 

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