Anthony Esolen
Anthony Esolen

 

 

di Nicola Lorenzo Barile

 

Mi sono già occupato del professor Anthony Esolen (qui), scrittore e professore di letteratura inglese classica e del rinascimento presso il Magdalen College of the Liberal Arts, nello stato del New Hampshire; benché forse non molto noto al pubblico italiano, tuttavia, la sua convinzione che la difesa della società occidentale dal suo declino passi dalla valorizzazione della cultura cristiana, non riguarda solo i suoi lettori di lingua anglosassone. Questa volta presento il magazine settimanale appena fondato e animato dal professor Esolen, in collaborazione con sua moglie Debra; Word & Song, a indicare la prevalenza dell’interesse per i temi della parola e, appunto, del canto; lo si può trovare su Substack, la nota piattaforma per newsletter che, dopo la chiusura di molti giornali, sta conoscendo un vero boom (https://anthonyesolen.substack.com/).

Come ha spiegato in un’intervista concessa ad Alyssa Murphy (qui), il professor Esolen, stanco di aggirarsi fra macerie morali e culturali della nostra civiltà, ha voluto dare il suo contributo alla riparazione dei guasti del mondo postmoderno, invitando a essere più consapevoli di una memoria che appartiene a tutti ma che proprio il digitale soffoca sempre di più, ricorrendo a ciò che gli è più familiare e cioè il linguaggio, la letteratura e la musica, per riorientare, come dice il motto di Word & Song, il nostro immaginario al buono, al vero e al bello, ovvero i trascendentali della filosofia scolastica. Da qui, l’idea di un magazine che offra liberamente ai suoi abbonati contenuti come analisi e commenti del professor Esolen e di sua moglie Debra su poesie, romanzi, canzoni e film, classici e moderni, per ogni giorno della settimana, senza lasciare mai solo il sottoscrittore, oltre che podcasts riservati agli abbonati paganti, per letture più estese e maggiori approfondimenti.

È evidente il desiderio di risalire alle sorgenti della poesia perché essa, dalla Prima guerra mondiale, per cantare una società in rovina insegue disarmonie e oscurità, raggiungendo vette di tale incomprensibilità da spaventare, e quindi allontanare, il lettore. Ma perché il cantare oggi invece il divino, come i poemi antichi? Perché, secondo il professor Esolen, l’uomo avverte la necessità di cantare se crede di trovarsi in presenza di qualcosa che lo trascenda. La poesia si fonde quindi con il canto, come accadeva appunto con l’Iliade e l’Odissea, recitati sì da musicisti professionisti, ma ai quali si univa anche il popolo, assicurandone così la trasmissione ai posteri.

Il canto, ricorda il professor Esolen, è un mezzo importante di conoscenza, grazie alla musica; il suo abbandono, da parte della scuola moderna, prova che non si sa più quale tipo di educazione sia più adatta per l’anima dell’uomo. Siamo invece bombardati dal suo opposto, che non è il silenzio, bensì il rumore, anche quello dei social, sì da rendere quasi impossibile ascoltare la propria coscienza e i propri pensieri o fare una pausa per apprezzare la bellezza della creazione, e assaliti dalla musica moderna, che esprime per lo più frustrazione e rabbia attraverso riferimenti sessuali anche espliciti, autentica negazione delle canzoni di una volta, per lo più d’amore, divenute ormai del tutto incomprensibili in una società che non è più in grado di comprendere che ciascun sesso è fatto per l’altro.

Qui, il professor Esolen non manca di polemizzare, ancora una volta, con le moderne teorie che negano invece la differenza biologica dei sessi e che gli costarono il posto di full professor al Providence College; secondo lo studioso, infatti, non ci può essere tessuto sociale, ma solo un insieme di individui governati dallo stato, o, peggio, solo caos, se si sfigura o, addirittura, si nega la fondamentale relazione fra uomo e donna: di fatto, una sfida a tutta la nostra cultura, alla nostra storia e alla biologia umana.

Non è un caso, allora, a conoscenza del professor Esolen, che non ci sia nell’antico inglese una parola che corrisponda alla nostra parola «solitudine» (loneliness) perché nel passato non si stava mai soli, dato che si cresceva per lo più in famiglie numerose e si viveva quasi sempre in gruppi (confraternite, corporazioni, ecc.), buoni e cattivi, santi e peccatori insieme. Purtroppo, la rivoluzione sessuale degli anni sessanta del secolo scorso, che il professor Esolen chiama significativamente la «rivoluzione della solitudine», ha finito per alienare i ragazzi e le ragazze, gli uomini e le donne gli uni dagli altri e rompere i legami famigliari che li tenevano insieme, così che ci sono giovani che non sanno chi sia più il loro padre e la loro madre. Un messaggio distruttivo, conclude lo studioso, cui si può resistere, come ripete in Word & Song, solo «riconquistando il regno della fantasia per il buono, il vero e il bello». 

   

 

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