• venerdì , 19 ottobre 2018

Una lettura di alcuni punti critici della lettera aperta del card. Ouellet all’arciv. Viganó

Foto: card. Marc Oellet

Foto: card. Marc Oellet

 

di Sabino Paciolla

Dopo la lettura della lettera aperta all’arciv. Carlo Maria Viganó scritta dal card. Marc Ouellet, prefetto della Congregazione per i Vescovi, sulle recenti accuse alla Santa Sede, vorrei mettere semplicemente in evidenza alcuni punti che ritengo essere quelli più importanti. Su di essi, sicuramente, si apporrà l’attenzione dei commentatori nei prossimi giorni.

Nella sua lettera il card. Ouellet, rivolgendosi a Viganó e riferendosi al momento in cui Viganó avrebbe parlato di McCarrick al Papa, scrive:

Dubito fortemente che McCarrick l’abbia interessato (cioè che il Papa potesse essere interessato a McCarrick, ndr) al punto che tu vorresti far credere, dal momento che era un Arcivescovo emerito di 82 anni e da sette anni senza incarico.”

Il card. Ouellet, per come ha scritto la frase nella lettera, sembrerebbe dare per scontato che l’arciv. Viganó abbia parlato del card. McCarrick al Papa, ma che quest’ultimo non abbia fatto attenzione a causa della, scrive Ouellet, “enorme  quantità  di informazioni  verbali e scritte  che egli (il Papa) ha dovuto  raccogliere in quell’occasione  su molte persone e situazioni”.

Inoltre, Ouellet, conferma che McCarrick “era un Arcivescovo emerito di 82 anni e da sette anni senza incarico.” Qui, Ouellet parla di “sette anni” probabilmente perché si riferisce al tempo passato dalle sue dimissioni allo scadere dei 75 anni, accettate poi da Benedetto XVI solo un anno dopo, un tempo abbastanza ristretto per un cardinale, a cui di solito si concede un periodo di permanenza in carica molto più lungo. È importante però notare le parole: “senza incarico”, che potrebbero far riferimento al fatto che McCarrick fosse effettivamente senza incarichi ufficiali che implicassero spostamenti, al netto di quelli che ha effettuato di sua volontà, come è stato evidenziato dalle cronache giornalistiche, disubbidendo platealmente alle limitazioni impostegli da papa Benedetto XVI.

Prosegue il card. Ouellet nella sua lettera:

Inoltre le istruzioni scritte, preparate per te dalla Congregazione per i Vescovi all’inizio del tuo servizio nel 2011, non dicevano alcunchè di McCarrick, salvo ciò che ti dissi a voce della sua situazione di Vescovo emerito che doveva obbedire a certe condizioni e restrizioni a causa  delle voci attorno al suo comportamento nel passato.”

Qui, Ouellet, spiega chiaramente che la Congregazione per i vescovi, nel rivolgersi ad un nunzio apostolico per informarlo della situazione dei vescovi della zona in cui avrebbe dovuto operare, non ha mai messo per iscritto nulla riguardo alla “situazione” degli abusi di McCarrick. Ma ammette, altrettanto chiaramente, che lui, che era dal 30 giugno 2010 Prefetto della Congregazione dei vescovi, ha comunicato a voce a Viganó della situazione di McCarrick. Una situazione caratterizzata, scrive Ouellet, da ordini ricevuti implicanti “certe condizioni e restrizioni a causa delle voci attorno al suo comportamento nel passato.” Dunque, la situazione di McCarrick era nota alla Congregazione ed in particolare a Ouellet, come dichiarato per altro da Viganó.

Una cosa abbastanza curiosa, però, è che una Congregazione dei vescovi, cioè quella che dovrebbe occuparsi della situazione dei vescovi, come anche delle azioni disciplinari, nella sua comunicazione ad un Nunzio apostolico di una piazza importante come quella di Washington, non metta nulla per iscritto su una questione così grave e delicata come quella degli abusi di McCarrick, ma ne parli solo a voce. Si dirà che erano voci senza prove. Si potrebbe rispondere che testimonianze esistevano, come quella di padre Ramsey, che ha tentato di fermare McCarrick per 30 anni, senza esito. Ad ogni modo, rimane il fatto che dinanzi a questioni molto delicate e gravi, le voci sono rimaste tali.

Scrive Ouellet:

Dal 30 giugno 2010, da quando sono Prefetto di questa Congregazione, io non ho mai portato in udienza presso Papa Benedetto  XVI o Papa Francesco il caso McCarrick, salvo in questi ultimi giorni, dopo la sua decadenza dal Collegio dei Cardinali.”

Che Ouellet non abbia portato in udienza da Benedetto XVI il caso McCarrick sembra comprensibile, poiché il card. McCarrick, essendo cardinale, non poteva che essere stato “sanzionato”, sia pure non in senso strettamente canonico, proprio da Benedetto XVI, il quale, dunque, sapeva della situazione. Meno comprensibile appare invece il fatto che il card. Ouellet, proprio per la sua carica di Prefetto della Congregazione dei vescovi, dica di non aver mai parlato della questione a Papa Francesco.

Ouellet dice poi che le informazioni sul comportamento deplorevole di McCarrick non erano corroborate da prove, e che per questo le restrizione imposte a McCarrick avevano carattere di “esortazione”. Ouellet dice pure che la sua Congregazione avrebbe comminato sanzioni disciplinari se avesse avuto informazioni aggiornate e “decisive” dalla Nunziatura di Washington o da altra fonte.

Poi prosegue:

“Mi auguro come tanti che, per rispetto delle vittime ed esigenza di giustizia, l’indagine in corso negli Stati Uniti e nella Curia romana ci offra finalmente una visione  critica complessiva delle procedure e delle circostanze di questo caso doloroso, affinché fatti del genere non si ripetano nel futuro.”

Quello che si augura il card. Ouellet è anche quello che si augurava il Comitato esecutivo della Conferenza Episcopale USA, con a capo il card. Daniel DiNardo, suo presidente, quando ha chiesto che il Vaticano attivasse una “visita apostolica”, cioè una “indagine ispettiva”, coordinata da esponenti del Vaticano, ma integrata da esperti laici in modo che garantissero l’indipendenza di giudizio. Infatti, la “visita apostolica” avrebbe consentito l’accesso a tutti gli archivi del Vaticano, della Segreteria di Stato, della Nunziatura apostolica di Washington, oltre che l’obbligo della collaborazione dei vescovi delle diocesi in cui McCarrick ha operato. La visita apostolica, però, come noto, non è stata accettata dal Vaticano. L’indagine che i vescovi statunitensi metteranno in campo sarà, di conseguenza, con delle oggettive limitazioni, e per questo non potrà portare ad una totale e definitiva  “visione critica complessiva”, come desiderato da Ouellet.

Il card. Ouellet scrive:

“…le decisioni prese dal Sommo Pontefice poggiano  sulle informazioni di cui si dispone in quel preciso momento e che costituiscono l’oggetto di un giudizio prudenziale che non è infallibile. Mi sembra ingiusto concludere che le persone incaricate del discernimento previo siano corrotte anche se, nel caso concreto, alcuni indizi forniti da testimonianze avrebbero dovuto essere ulteriormente esaminati.”

Qui Ouellet esclude la “corruzione” di chi ha esercitato un “discernimento previo”, precisando pure “che non è infallibile”, ma ammette che gli indizi di abusi su McCarrick erano noti e che non sono stati “ulteriormente esaminati”. Cosa significa questo? Un discorso puramente logico porterebbe a pensare che, nonostante si fosse a conoscenza di “indizi forniti da testimonianze” sugli abusi, indizi che sarebbero stati trascurati e/o non approfonditi, si sia proceduto con l’attribuzione a McCarrick di incarichi importanti e delicati, di cui hanno parlato fonti giornalistiche. Quindi, la causa del ritorno alle missioni pubbliche di McCarrick sarebbe da attribuire a delle fallanze operative nel “discernimento previo”, piuttosto che ad una precisa volontà di copertura degli abusi e di conseguente riabilitazione.

Si noti che Ouellet più sopra ha ammesso che McCarrick era soggetto ad “esortazioni” che implicavano una vita di ritiro dalla vita pubblica, incentrata sulla preghiera a vita. Quindi, viene confermata una inversione “operativa” di McCarrick da una vita di “clausura” ad una vita pienamente attiva e pubblica.

Il card. Ouellet conclude dicendo:

“Caro Rappresentante Pontificio emerito, ti dico francamente che  accusare Papa Francesco di aver coperto con piena cognizione di  causa questo presunto predatore sessuale e di essere quindi complice della corruzione che dilaga nella Chiesa, al punto di ritenerlo indegno di continuare la sua riforma come primo pastore della Chiesa, mi risulta incredibile ed inverosimile  da tutti i punti di vista.”

 

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