Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Robert Royal e pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

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Victor Manuel Fernandez

 

La lettura della Dichiarazione sulla dignità umana (“Dignitas Infinita“), pubblicata ieri dal Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF), mi ricorda una vecchia storia tra insegnante e studente. Uno studente presenta un saggio assegnato e l’insegnante lo restituisce con il commento: “Quello che hai scritto qui è sia buono che nuovo. Purtroppo, ciò che c’è di buono non è nuovo, e ciò che è nuovo non è…”. . .” Ma interrompiamo qui la storia. E seguendo la regola cristiana della carità in tutte le cose, diciamo della Dichiarazione che ciò che c’è di nuovo in essa è… ancora da determinare.

Perché in circa la prima metà dei suoi sessantasei paragrafi, il documento cerca di collocarsi in linea con i papi recenti e con l’insegnamento cattolico classico. Cita Paolo VI, GPII, Benedetto, Francesco (circa la metà delle citazioni, ovviamente). E in una nota a piè di pagina arriva persino a Leone XIII, Pio XI e XII, e ai documenti del Vaticano II Dignitatis humanae e Gaudium et spes. Alla conferenza stampa di presentazione della Dichiarazione, il cardinale Víctor Manuel Fernández, capo del DDF, ha esordito osservando che il titolo stesso del testo deriva da un discorso che San Giovanni Paolo tenne nel 1980 a un gruppo di disabili a Osnabrück, in Germania. Infatti, ha detto il cardinale, non è un caso che il documento sia datato ufficialmente il 2 aprile, 19° anniversario della morte di Giovanni Paolo II.

Tutto ciò non può non far pensare al lettore attento che i redattori – e coloro che hanno approvato il testo finale – abbiano voluto anticipare ampie prove a discarico contro le eventuali obiezioni che potrebbero seguire.

E inevitabilmente le obiezioni ci saranno. Perché sotto diversi aspetti questa apoteosi della dignità umana solleva più questioni di quante ne risolva. (La dignità umana “infinita” nelle mani di GPII era una cosa; ora può significare qualcosa di molto diverso).

È bello avere un documento, tuttavia, che afferma due nozioni bibliche fondamentali: “Così Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, a immagine di Dio lo creò”. Quindi, dignità “infinita”. E le propizie parole del cardinale Fernández che ha sottolineato durante la presentazione “maschio e femmina li creò”.

Ma gran parte del mondo crede già nella dignità umana e nella libertà ben oltre questi limiti e responsabilità. E il risultato di tutti questi discorsi – ciò che viene comunicato rispetto a ciò che viene effettivamente detto – può essere molto diverso dalle parole reali.

Da un lato, si afferma ripetutamente che esiste una dignità ontologica per ogni essere umano, dal concepimento alla morte naturale. (Ontologica, in questo caso, significa che è costruita da Dio nel nostro stesso essere e nella nostra natura e quindi “non può essere persa”).

Fin qui tutto bene.

Ma ci sono altri tipi di dignità – morale, sociale, esistenziale, come la Dichiarazione opportunamente riconosce. Questi possono esistere in misura maggiore o minore, corretta o impropria. Gli atti moralmente cattivi, ad esempio, non sono solo un affronto alla dignità umana degli altri. Diminuiscono la nostra dignità morale – e la nostra libertà – anche se mai, ci viene ripetuto, fino al punto di perdere la nostra dignità ontologica.

Questo porta a una certa mancanza di realismo cattolico – persino di coerenza di fondo – in alcune argomentazioni della seconda metà del documento. A onor del vero, le questioni specifiche sono state lasciate in termini brevi e generali – cosa che, secondo il Cardinale, è stata fatta deliberatamente per mantenere il documento relativamente breve.

Tuttavia, questo porta a delle stranezze. Per qualche motivo, ad esempio, la dignità intrinseca è la ragione per cui la pena di morte non è più “ammissibile”. Ma non solo è stata vista fin dai primi tempi della Chiesa come “ammissibile” (su questo si veda il lavoro definitivo di Joseph Bessette e Edward Feser). La pena capitale è stata persino valutata a volte come una questione di giustizia – e di dignità umana – sia per il colpevole che per la vittima. La Dichiarazione prende sul serio i torti umani nel modo in cui vengono puniti.

La Dichiarazione afferma anche il diritto all’autodifesa, ma prosegue: “Non possiamo più pensare alla guerra come a una soluzione, perché i suoi rischi saranno probabilmente sempre maggiori dei suoi presunti benefici. Alla luce di ciò, è molto difficile oggi invocare i criteri razionali elaborati nei secoli precedenti per parlare della possibilità di una “guerra giusta””.

Eppure l’Ucraina sta combattendo una guerra giusta. E non sarà l’ultima, finché la malvagità umana non abbandonerà la terra.

Il problema non riguarda solo gli argomenti. C’è anche una questione di ciò che la Chiesa ha fatto di recente. Per esempio, la Dichiarazione parla eloquentemente della violenza contro le donne. Eppure, quando due donne hanno deciso di farsi avanti pubblicamente su padre Marko Rupnik, un amico del Papa ed ex gesuita, che quasi due dozzine di donne hanno dichiarato essere state vittime di abusi sessuali (compresi alcuni rituali che possono solo essere definiti satanici), non sono seguite azioni appropriate. Padre Rupnik opera ancora come sacerdote a Roma.

La Dichiarazione afferma anche con una certa forza l’opposizione alla teoria del gender:

intende negare la più grande differenza possibile che esiste tra gli esseri viventi: la differenza sessuale. Questa differenza fondamentale non solo è la più grande differenza immaginabile, ma è anche la più bella e la più potente. Nella coppia uomo-donna, questa differenza realizza la più meravigliosa delle reciprocità. Diventa così la fonte di quel miracolo che non smette mai di sorprenderci: l’arrivo di nuovi esseri umani nel mondo.

Tuttavia, questa affermazione teorica si scontra non poco con il modo in cui la Chiesa ha agito di recente nella pratica. Nella sua presentazione orale, ad esempio, il Cardinale ha sottolineato non solo gli insegnamenti di Francesco, ma anche i suoi atteggiamenti e comportamenti nei confronti di tutte le persone, una questione di accoglienza e rispetto. Questa è stata una caratteristica costante – e spesso confusa – del suo papato.

Da un lato, abbiamo la giusta comprensione della teoria del gender. Dall’altro, il Papa incontra padre James Martin e i leader di New Ways Ministries, che sono chiaramente sostenitori di punti dello spettro della teoria del gender, e li ha (incredibilmente) descritti come praticanti dello “stile di Dio”.

Francesco non ha difficoltà a criticare i sacerdoti in generale, persino a psicanalizzare, a distanza, quelli che considera “rigidi”. Ma dov’è la volontà, quando è difficile, di evangelizzare, di confrontarsi, di esortare al pentimento? Proprio sulle questioni difficili. È facile denunciare la guerra, il traffico di esseri umani, i danni ambientali, la violenza sulle donne, la maternità surrogata, ecc. Molto più difficile è entrare nella mischia dove la Chiesa ha più bisogno.

Affermare la dignità umana non fermerà le incursioni dei guerrieri arcobaleno, la Giornata della visibilità trans a Pasqua, i due mesi dell’orgoglio gay o le ore di storia delle drag queen per i bambini. L’unica possibilità di far regredire queste minacce distruttive alla dignità umana è una Chiesa con una posizione molto più militante.

E nonostante alcune parole incoraggianti, c’è poca lotta reale nella Dichiarazione, soprattutto se si considera il momento attuale, in cui gli attivisti militanti di vario tipo devono essere non solo osservati e classificati, ma anche contrastati efficacemente. Persino respinti, per il bene della dignità umana.

Sì, spiegate perché tutte queste cose danneggiano la dignità umana, come il documento fa abbastanza bene. Mentre le spiegazioni continuano, però – contraddette dall’indiscriminata “accoglienza” – i bambini vengono mutilati, le famiglie divise, il matrimonio messo da parte, le popolazioni si riducono. E si può facilmente immaginare quale sia la conseguenza per chi ha la volontà di fraintendere. E non del tutto a torto. Come nel caso del fiasco di “Chi sono io per giudicare?”, il messaggio trasmesso a molti nella nostra cultura, nonostante le parole reali, sarà probabilmente quello di dire: “Papa Francesco dice che ho una dignità intrinseca – infinita. Fatti da parte, amico”.

Robert Royal

 


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