Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Casey Chalk, pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Sandro Botticelli- Madonna del libro
Sandro Botticelli- Madonna del libro

 

Il Nuovo Testamento inizia con la storia di una giovane donna umile che si sottomette volontariamente alla volontà di Dio quando questi la chiama a una vocazione importante. Ma è anche ritratta come un’eroina virtuosa e contemplativa, capace di esprimere i desideri e le aspettative di tutto il suo popolo in una poesia così brillante e bella che oggi, a più di 2.000 anni da quell’evento, è pregata quotidianamente da milioni di cattolici in tutto il mondo. La critica femminista contemporanea al cattolicesimo, tuttavia, sostiene che si tratta di un’istituzione misogina: sia che la Chiesa dica alle donne cosa fare del proprio corpo (aborto e contraccezione), sia che proibisca loro di occupare posizioni di autorità ecclesiale.

In risposta a queste critiche, molti cattolici sostengono che, lungi dall’essere antiquata e sessista, la Chiesa è sempre stata lo stimolo per un cambiamento religioso e sociale che eleva lo status delle donne. Non hanno torto. Tuttavia, le apologetiche che mirano a sostenere che la Chiesa è stata la prima istituzione femminista – o approcci retorici simili – rischiano di adottare le stesse false premesse che sono alla base dell’intero progetto femminista moderno, con la sua enfasi sul potere, l’autonomia e l’uguaglianza.

La breve storia di Bronwen McShea, altrimenti eccellente, Women of the Church: What Every Catholic Should Know, flirta con questa tendenza femminista, praticamente fin dall’inizio. “Questo libro è anche per chiunque sia interessato alla storia del cattolicesimo – per dimostrare che la storia delle donne della Chiesa è la storia della Chiesa, tanto quanto lo è la storia dei suoi uomini”. Mi sembra giusto, ma chi, esattamente, ha detto il contrario? E si tratta di una competizione?

McShea offre aneddoti affascinanti sulle numerose donne sante e martiri cattoliche, da Perpetua e Felicity del III secolo (la cui Passione è probabilmente il primo racconto in prima persona dal punto di vista di una donna) alle grandi monarche medievali come Jadwiga di Polonia, fino alle mistiche moderne come Thérèse di Lisieux. Ma sembra anche che ci sia un bisogno forzato di convincere il lettore dell’indispensabilità delle donne.

L’autrice sostiene che senza Elena, madre di Costantino, non ci sarebbe stata libertà per il cristianesimo nel tardo impero romano, né il Credo niceno, visto che Costantino convocò il concilio che lo creò. È vero, ma le madri non sono forse alla base di ogni grande persona?

Il testo è inutilmente cosparso di questo tipo di linguaggio. “Le donne hanno avuto un ruolo importante agli inizi del monachesimo cristiano”. Le regine e le nobildonne cristiane “svolsero ruoli di primo piano nella fondazione di nuove comunità monastiche”. Isabella di Spagna fu una “formidabile donna cattolica senza la quale non si possono comprendere appieno episodi importanti della storia della Chiesa”. Maria Teresa d’Austria fu “una delle figure più potenti dell’epoca illuminista”.

Questa reiterazione rituale del potere e dell’influenza delle donne è un freno a una sintesi altrimenti interessante dei ruoli femminili nella storia cristiana. Nella prefazione, McShea ammette che da bambina era più attratta dai santi maschi che apparivano più “dinamici”, il che sembra essere un tentativo di attrarre i lettori femministi sospettosi di una Chiesa oppressiva e patriarcale. La celebre scrittrice cattolica Patricia Snow sottolinea questo obiettivo nella sua prefazione quando scrive, in modo alquanto bizzarro: “la donna si sposta al centro e le dimensioni del progetto femminile diventano chiare”.

Senza dubbio, McShea ha ragione riguardo al ruolo critico delle donne nella storia della Chiesa. La Bibbia e la Chiesa primitiva erano piuttosto radicali nel loro rispetto per la dignità umana delle donne, così come nel concedere loro gradi di influenza e autonomia senza precedenti. Furono le donne a finanziare il ministero di Gesù (Luca 8:30), a costituire la maggior parte dei suoi seguaci alla sua crocifissione (Marco 15:40-41) e a vedere per prime il Signore risorto (Giovanni 20:1-18).

Nonostante le controversie, McShea scrive magnificamente di donne – sante e non – attraverso due millenni di storia della Chiesa. Veniamo a conoscenza di Dihya, una regina berbera nell’odierna Algeria, che combatté contro gli eserciti del califfato omayyade in un’azione (alla fine perdente) contro la conquista musulmana. Leggiamo delle beghine medievali che, pur non prendendo voti religiosi solenni, si impegnavano informalmente al celibato, alla preghiera, al digiuno, al lavoro manuale e alla carità. Ci parlano della Beata Maria Teresa Ledóchowska, una nobildonna polacca che promosse le missioni africane nei decenni intorno all’inizio del XX secolo.

Ma quale lezione dobbiamo trarre da questi aneddoti avvincenti? È forse che queste donne erano potenti, influenti e indipendenti – un linguaggio che, anche se involontariamente, capitola di fronte ai moderni temi femministi su dove si trovi in ultima analisi il significato umano? O che hanno vissuto coraggiosamente (e spesso sono morte) per Cristo? L’intera presentazione sembra implicare che le donne moderne non devono temere; la Chiesa promuove quei valori femministi di cui sono già state catechizzate dalle femministe secolari.

Inoltre, un simile approccio smentisce le realtà dell’insegnamento cattolico che si manifestano in quell’inizio mariano dei Vangeli – dove una donna rinuncia umilmente alla propria autonomia per il bene degli altri. Come sostiene il sociologo Rodney Stark nel suo impressionante The Rise of Christianity, questo è stato un importante impulso alla crescita nei primi cinque secoli della Chiesa.

In un Impero romano che sosteneva un sistema di aborto e infanticidio che colpiva in modo sproporzionato i bambini di sesso femminile, il cristianesimo affermò la dignità intrinseca di ogni vita umana, indipendentemente dal sesso. Le condanne cristiane del divorzio, dell’incesto, dell’infedeltà coniugale e della poligamia servivano a proteggere le donne. Nel frattempo, la grande percentuale di donne nelle comunità cristiane le portò inevitabilmente a posizioni di privilegio raramente accessibili nella Roma pagana.

Ironia della sorte, gli stessi insegnamenti cattolici che un tempo promuovevano il valore e lo status femminile sono oggi percepiti come i maggiori ostacoli a questi beni. Ciò che lega la modernità secolare e femminista all’antico mondo pagano sembra essere l’avversione, se non l’ostilità, nei confronti della fertilità femminile, che limita l’autonomia e il potere umano.

Se è così, dire alle donne che troveranno potere, influenza e uguaglianza nella Chiesa non è chiaramente il messaggio giusto, dato che la Chiesa insegna fondamentalmente l’umiltà e l’abnegazione.

Molto meglio, credo, raccontare apertamente le meravigliose storie delle donne cattoliche con tutta la grinta e la passione che meritano. In ogni caso, McShea riesce in questo compito.

Casey Chalk

 

Casey Chalk è autore di The Obscurity of Scripture e The Persecuted. Collabora con Crisis Magazine, The American Conservative e New Oxford Review. Si è laureato in storia e insegnamento presso l’Università della Virginia e ha conseguito un master in teologia presso il Christendom College.


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