Una riflessione del prof. Leonardo Lugaresi sugli accadimenti del Campidoglio di Washington, pubblicato sul suo blog.

 

 

Dal mio bucanino, e con «la veduta corta d’una spanna» che posso avere io, quello che ci hanno fatto vedere ieri (il 6 gennaio, ndr) da Washington mi sembra più che altro un trappolone in cui Trump, per sua stoltezza, è caduto (o per meglio dire si è ficcato). Qualcosa che, tuttavia, appartiene più all’ordine della rappresentazione che a quello della realtà.

Temo che la realtà sia che quel paese è ormai radicalmente diviso, e certo non da ieri, né da quando Trump è apparso all’orizzonte della politica, come una certa vulgata sostiene. La divisione prende le mosse da molto lontano, probabilmente è il frutto di un lavoro scientemente condotto per decenni, a partire dal mondo accademico, dei media e poi delle scuole e di tutte le agenzie della cultura di massa. Innestandosi sulle contraddizioni oggettive di una società profondamente complessa e segnata da fortissime diseguaglianze sociali, ne ha distrutto l’identità culturale. Forse è arrivato il momento di prendere atto che gli Stati Uniti non sono più uniti da niente. Se questo fosse vero, la loro sorte sarebbe segnata, poiché, come dice Gesù, «se un regno è diviso in se stesso, quel regno non può reggersi; se una casa è divisa in se stessa, quella casa non può reggersi» (Mc 3,24-25). E almeno questa è una certezza, perché l’ha detto Lui, che le cose le sa.

Si dirà che questo è il normale destino di tutte le potenze mondane (neanche l’impero romano è durato per sempre, perché dovrebbe farlo quello americano?) e dunque bisogna prendere la cosa con filosofico distacco, però non riesco ad essere così imperturbabile. Detto tutto il male che è giusto dire dell’imperialismo americano, infatti, un’altra delle poche umane certezze che ho (benché non fondata sul vangelo, questa volta) è che l’imperialismo cinese è stato, è e sarà infinitamente peggiore. E non si vede chi mai, nel mondo attuale, voglia e possa opporvisi. Il “mondo virale” di oggi (virale di un virus cinese, non lo si dimentichi mai) è già un mondo cinese. Per una significativa coincidenza, mentre stavamo tutti a guardare lo spettacolo inscenato a Washington, a Hong Kong si svolgeva – senza televisione, come è ovvio – la realtà di una maxiretata di oppositori al regime.

Una rapida occhiata alla mia speranza di vita può bastare a tranquillizzarmi circa il fatto che non farò in tempo a vedere gli esiti del processo in atto, però ho dei figli e dei nipoti e mi dispiace per loro. Sarà dura, ma un giorno cadrà anche l’impero cinese, se Dio vuole, però «chi persevererà sino alla fine, sarà salvato» (Mt 24,13). Anche questo l’ha detto Gesù, che le cose le sa.

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