Gangi (PA)
Gangi (PA)

 

 

di Stefano Vespo

 

 

Senza che la popolazione ne fosse minimamente avvertita, senza nemmeno chiedere ai cittadini se fossero d’accordo con una decisione che sconvolgerà per anni e forse per sempre le loro vite, i sindaci di tre paesi del centro della Sicilia, Gangi, Nicosia e Sperlinga, decidono di stipulare un accordo di trent’anni con il ministero della difesa italiano. Trent’anni che possono benissimo essere rinnovati di altri trenta.

Il bosco meraviglioso che si estende di fronte al belvedere della piazza di Sperlinga, in cui sorgono almeno diciotto aziende agricole, unica attività produttiva del paese, verrà ceduto all’esercito italiano e trasformato in un poligono di tiro e in un’area di addestramento militare della Brigata Aosta. Si tratta di un’estensione di trenta chilometri quadrati, che si snoda lungo i venti chilometri di strada che separano Sperlinga da Gangi.

Nel piccolo paese, uno dei borghi più belli d’Italia, che ogni anno registra migliaia di turisti che giungono per visitare un castello scavato nella roccia, unico per storia e bellezza, saranno realizzate una caserma che ospiterà in pianta stabile almeno un centinaio di soldati e un deposito per gli equipaggiamenti militari.

Sperlinga ha in tutto meno di mille abitanti e un’estensione molto ridotta. Questo significa che l’intero paese finirà per assumere l’aspetto di una caserma, e che nei periodi in cui l’esercito userà armi da fuoco probabilmente non sarà più possibile raggiungerlo. Questo significa che le attività economiche legate all’allevamento, all’agricoltura e al turismo verranno distrutte.

Alla fine della storica firma, che lunedì otto maggio di quest’anno ha visto i protagonisti stringersi sorridenti la mano sotto la volta della chiesetta del castello, sindaci e generali rilasciano anche soddisfatte interviste, prima di dirigersi verso il generoso banchetto allestito per loro in un’altra sala. Interviste dalle quali apprendiamo più cose che dalla lettura dello stesso accordo.

Soprattutto è istruttiva quella rilasciata dal generale Scardino, delegato del Ministero della Difesa alla firma dell’accordo. Avendo dovuto lasciare la base addestrativa della spiaggia di Punta Bianca ad Agrigento, dopo le continue proteste degli abitanti e delle associazioni ambientaliste, è da tempo che l’esercito cerca un’area in cui fare esercitare i propri soldati all’uso delle armi, dal momento che nessun amministratore di altre zone della Sicila si è mai minimamente sognato di rispondere al suo appello. Ma questa volta, invertendo il motto che ha reso famosa Sperlinga, Quod Siculis placuit, sola Sperlinga negavit, “ciò che i Siciliani hanno rifiutato, a Sperlinga è piaciuto”. Eccome! Quello che in nessuna zona della Sicilia si accetterebbe, quello contro cui ambientalisti e popolazione lottano da anni, viene qui non solo accettato ma accolto con riconoscenza. Infatti, giunto nel cuore dell’isola il generale ha avuto una inattesa sorpresa. Non solo degli amministratori totalmente aperti ad ogni loro richiesta, ma addirittura una popolazione, quella parte meno avvertita naturalmente, che ha subito mostrato simpatia verso l’esercito. Uno spettacolo che ha lasciato meravigliato il generale stesso, che non nasconde di sottolineare il proprio ironico stupore di fronte a tanta innocenza d’animo. Probabilmente incoraggiato e rassicurato da tanto ingenuo entusiasmo, nell’intervista si lascia andare alla promessa che questa base sarà soltanto il primo passo verso l’allargamento dell’area addestrativa, in cui verranno accolti altri reparti italiani. Insomma, a suo dire sarà il primo passo verso qualcosa di più grande. Ciò dovrebbe preoccupare, e anche molto. Il vuoto demografico dell’interno della Sicilia verrà colmato da attività di addestramento militare? Prevedono una militarizzazione più ampia della nostra isola? Questo, naturalmente, nessun comune civile può saperlo. Tanto meno quei tre sindaci, convinti di essere entrati nella storia grazie al loro storico gesto.

Il generale prosegue elencando gli indubbi benefici economici di un’area di addestramento. Per essere corretti ne cita uno soltanto: la sera i militari andranno nei locali a mangiare la pizza. Il generale ci tiene a precisare che non si tratta di giovani reclute, ma di gente matura e responsabile. E basterebbe questa precisazione a gettare l’ombra del dubbio, a rafforzare per contrasto l’immagine di militari in libera uscita mezzo ubriachi per le nostre strade. E così la rassicurazione che rispetteranno tutti i protocolli di tutela ambientale finisce invece per evocare gli esempi più drammatici dei disastri ambientali provocati dai poligoni di tiro in tutta Italia. L’aumento di casi di tumori e di leucemie registrati a Capo Teulada in Sardegna; il ritrovamento di scorie radioattive e uranio impoverito nei poligoni del Friuli, solo per fare qualche esempio.

Ma è un altro il punto in cui il generale, ormai sicuro del sonnolento uditorio, svela completamente la propria ironia: quando, tra gli indubbi benefici economici, considera soprattutto… gli indennizzi agli agricoltori ed allevatori per l’esproprio dei terreni. Non ho creduto alle mie orecchie: gli indennizzi per le attività agricole distrutte come beneficio economico!

In questo momento gli Sperlinghesi immaginano le mogli dei militari che fanno la spesa nelle nostre “putie”; i loro bambini che riempiono le nostre aule scolastiche. Un paese che si va di anno in anno sensibilmente spopolando, salvato dai militari della brigata Aosta, venuti appositamente per risollevarne il destino demografico. Nel fondo del loro animo, a guidarli in questa accoglienza disperata, c’è forse l’oscuro terrore dell’estinzione. Purtroppo, si tratta di fantasie, di sovrapposizioni storiche: il tempo dei Normanni e delle trasmigrazioni dei popoli è lontano. La realtà è molto diversa. E se ne stanno già accorgendo gli agricoltori e gli allevatori a cui si preannunciano l’esproprio e l’indennizzo.

 


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