La settimana scorsa avevamo pubblicato una lettera ai Media Vaticani di alcune persone con attrazione per lo stesso sesso che chiedevano un qualche chiarimento riguardo alle affermazioni del Papa sulle Unioni Civili e alle successive strumentali enfatizzazioni fatte dal mondo liberal, anche interno alla Chiesa Cattolica di cui vi abbiamo dato conto in diversi articoli su questo blog (ad esempio qui). Oggi il vescovo di Ventimiglia-Sanremo, Mons. Antonio Suetta, ha dato una risposta a queste persone. Con il suo permesso la pubblichiamo volentieri.

 

Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia – San Remo
Mons. Antonio Suetta, Vescovo di Ventimiglia – San Remo

 

Sanremo, 29 ottobre 2020.

Cari Amici,

ho letto con attenzione la lettera pubblica che avete indirizzato alla Redazione di Vatican News e desidero ringraziarvi per aver pensato di far sentire opportunamente una voce diversa in merito alla questione dell’accoglienza delle persone omosessuali, dei loro diritti e della loro cura pastorale.

Concordo sul fatto che le parole del Santo Padre siano state gravemente strumentalizzate da una macchina di propaganda, utilizzatrice delle complesse tematiche della condizione omosessuale come strumento ideologico di destrutturazione di una società che giustamente dovrebbe riconosce nella famiglia naturale un riferimento imprescindibile di giustizia e di verità per la persona umana, anche e soprattutto per quanto concerne il suo percorso educativo e lo sviluppo affettivo, e che la considera un baluardo dei valori fondanti la società civile.

La coraggiosa lucidità delle vostre riflessioni e l’accorato appello alla Chiesa affinché, sulla scia di un Magistero ancorato saldamente ad una sana visione antropologica, non desista dall’annunciare con franchezza e chiarezza la dottrina cattolica circa la condizione delle persone omosessuali e la loro cura pastorale, è per me, per i credenti e per coloro che non intendono piegare l’intelligenza ai dogmi del “politicamente corretto” una grande consolazione ed una preziosa testimonianza di come l’esperienza concreta di persone coinvolte in questa situazione non confermi l’ideologia dominante.

L’obiettivo da voi indicato è quello giusto: la Chiesa deve accogliere e accompagnare le persone omosessuali presentando integralmente l’insegnamento biblico e dottrinale come verità liberante e salvifica e deve sostenerle con tutti i mezzi – soprattutto quelli della grazia divina — in loro una risposta di fede. La pretesa invece che la Chiesa accetti pienamente l’omosessualità con un cambiamento della Sacra Scrittura, del Catechismo e della Dottrina è assolutamente estranea alla sua missione e, a mio parere, ne rappresenterebbe anche un grave tradimento per il bene e la salvezza delle persone.

Vi esorto a continuare nella promozione di giuste considerazioni e opportuni stimoli di riflessione allo scopo di alimentare un sereno confronto anche con chi non condivide il dono della fede, affinché una adeguata e corretta visione della vita umana e della sessualità impedisca derive di civiltà e soprattutto tuteli l’esistenza e i diritti dei più deboli e indifesi (bambini, ragazzi e giovani), garantendo loro una condizione degna e buona.

Vi assicuro la mia preghiera e vi saluto con affetto.

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  +Antonio Suetta

Vescovo di Ventimiglia  –  San Remo

 

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