di Wanda Massa

 

Il 26 gennaio 2020 è morto quel cattolico polacco, che la spietata “giustizia” inglese ci impone di non nominare, né di pubblicarne l’immagine del viso.

Il tenace attaccamento alla vita di RS (così l’hanno ribattezzato i media anglofoni) l’ha portato a resistere 12 giorni senza mangiare né bere.

Una lenta, atroce e inesorabile agonia che neppure gli appelli dei familiari, della gerarchia cattolica polacca e inglese, della cultura, della politica e gli sforzi diplomatici sono riusciti ad intaccare.

Così commenta il giornalista Romano Motoła su Polonia Catholica (qui): “La lotta per la vita del signor Slawomir di Plymouth, la reazione naturale di molti uomini di buona volontà, si è scontrata con l’insensibilità di persone in camici e toghe – apparentemente chiamate a difendere la vita umana e a sostenere la giustizia. Dalle circostanze di questa storia emerge non solo la tragedia di un paziente, di una famiglia. Grazie ad esso, possiamo vedere chiaramente l’orrore mortale dell’insensibilità del sistema.

Molti di coloro che seguono il dramma del nostro connazionale imprigionato e fatto morire di fame da un ospedale britannico non possono fare a meno di stupirsi che medici e giudici possano essere così determinati a uccidere un uomo innocente e indifeso. In un momento in cui la pena capitale per i più grandi criminali sta diventando sempre più un retaggio del passato, allo stesso tempo coloro che hanno il più grande diritto di aspettarsi cure e sostegno possono essere trattati in modo veramente bestiale sotto lo stato di diritto. Qui viene subito in mente l’esempio dello sterminio degli aborti, che miete decine di milioni di vite ogni anno. È forse la più grande e comune manifestazione del declino civile dell’umanità, che, dopo tutto, si vanta costantemente della sua modernità e del suo brillante progresso.

Ogni volta che un essere umano innocente viene deliberatamente ucciso in questo modo, nell’indifferenza generale, se non nel plauso di una significativa parte della società, è l’umanità intera a sprofondare nelle tenebre della barbarie.

Se a questo abominio si aggiunge poi il severo divieto di pubblicare il nome e il volto di RS, imposto dai giudici inglesi e disatteso soltanto dalla stampa polacca, l’omicidio di stato diviene ancora più odioso e ripugnante.

E’ come ucciderlo due volte. Negandogli, oltre alla vita, persino la dignità del nome.

La giornalista Dorothy Cummings McLean ci informa dell’aiuto offerto dal Christian Legal Centre del Regno Unito per sostenere la battaglia legale volta a preservare la vita di RS: più di 70.000 sterline.

Siamo distrutti dalla morte di R.S.

Le nostre preghiere sono con la sua famiglia. Speriamo che, grazie agli sforzi della famiglia, nessun’altra persona debba vedere i propri cari morire in un modo così inumano e degradante.

Siamo grati alla Polonia per tutte le misure straordinarie che ha preso per preservare la sua vita. Bisogna sinceramente interrogare l’anima di una cultura che considera misure come quelle che hanno messo fine alla vita di R.S. come un atto di compassione. È davvero un giorno triste“. Così ha scritto Roger Kiska del Christian Legal Centre in una e-mail a LifeSiteNews.  (qui).

Un uomo senza nome e senza volto è stato ucciso alla vigilia della giornata della Memoria. Il giorno in cui il mondo intero si ferma per ricordare il genocidio degli Ebrei, compiuto oltre settant’anni fa, ma, preferisce dimenticare gli olocausti che quotidianamente vengono commessi ai danni della vita innocente.

Noi oggi vogliamo ricordare RS e la schiera lunghissima di martiri innocenti dell’ideologia di morte, che ha pervaso la nostra civiltà, un tempo cristiana.

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