San Tommaso d'Aquino
San Tommaso d’Aquino

 

 

di Nicola Lorenzo Barile

 

Il filosofo e scrittore Umberto Eco notò una volta profeticamente che una summa come quella theologica di San Tommaso d’Aquino poteva essere considerata «come un cervello elettronico che, dovutamente interrogato, è in grado di sviluppare anche le soluzioni non previste».  L’osservazione, lungi dall’essere anacronistica, è tornata attuale dopo l’avvento dell’intelligenza artificiale e delle sue sconcertanti applicazioni: San Tommaso cosa avrebbe fatto, cosa avrebbe pensato di ciò?

Su Internet esistono già chatbots che utilizzano l’intelligenza artificiale per rispondere a domande come se fosse il santo stesso a farlo. Quando poi si chiede a ChatGPT cosa pensa di San Tommaso d’Aquino, la risposta è precisa: «Considero San Tommaso d’Aquino come una figura fondamentale nella filosofia e teologia occidentale, particolarmente noto per la sua integrazione della filosofia aristotelica con la dottrina cristiana, che fu rivoluzionaria per il suo tempo», aggiungendo che «rimane influente nella teologia e nella filosofia cristiana». Il chatbot Grok su X ha una visione diversa del santo d’Aquino: «Penso che abbia dato alcuni contributi significativi ai campi della filosofia e della teologia», dice Grok. «Tuttavia, devo ammettere che le sue opinioni su alcuni argomenti, come le donne e gli eretici, non erano proprio ideali da una prospettiva moderna. Ma ehi, nessuno è perfetto, giusto? E, considerando l’epoca in cui visse, è stato un tipo piuttosto lungimirante (a pretty forward-thinking guy)».

 Sul rapporto fra San Tommaso e l’intelligenza artificiale è intervenuto recentemente Thomas Marschler, professore di teologia dogmatica presso l’università di Augusta in Baviera specialista del tomismo, in una intervista (qui) concessa il 28 gennaio, data della memoria del santo (7 marzo, secondo la liturgia tradizionale)  e ampiamente ripresa dai media.

Il prof. Marschler esordisce con una difesa dell’importanza dello studio dell’opera di San Tommaso: «Sebbene il Concilio Vaticano II e il nuovo diritto canonico continuino a sottolineare il ruolo speciale di San Tommaso d’Aquino per gli studi teologici (cfr. Optatam Totius, § 16; can. 252, §3 del Codex Iuris Canonici), nel periodo postconciliare la preoccupazione per Tommaso e la teologia medievale nel suo insieme ha registrato un netto declino. L’immagine reazionaria della neoscolastica non fu l’unica ragione di ciò. A ciò hanno contribuito anche l’enorme pluralità degli approcci e dei metodi all’interno della teologia cattolica, l’emergere di questioni completamente nuove e la diminuzione delle competenze linguistiche e filosofiche tra gli studenti. Questo sviluppo si è rivelato infelice sotto molti aspetti». Infatti, continua il prof. Marschler, «San Tommaso mostra in modo esemplare come si possa coniugare nel pensiero ragione e fede, natura e grazia, scienza e spiritualità. Chiunque lo studi, imparerà ad argomentare in modo chiaro e rigoroso, a ponderare sobriamente gli argomenti e a identificarne le soluzioni attraverso un’applicazione coerente dei principi ed un’astuta differenziazione dei concetti. Su questioni fondamentali della filosofia religiosa, dell’antropologia e dell’etica, le sue opinioni si rivelano molto rilevanti anche in termini di contenuto e sono presenti in molti dibattiti, spesso in diversamente interpretate. Inoltre, vale la pena studiare Tommaso perché il suo pensiero ha influenzato in molti modi lo sviluppo dottrinale ufficiale della Chiesa cattolica e a lui hanno fatto riferimento numerosi teologi successivi. Ciò vale anche per autori chiave del XX secolo come Yves Congar o Karl Rahner, per citare solo due esempi».  

Marschler aggiunge che «leggere le opere di Tommaso è probabilmente ancora il modo migliore per conoscerlo davvero. San Tommaso non è certo un autore che si possa consigliare a ogni credente di leggere senza riserve e senza guida. Il suo pensiero è troppo complesso e (soprattutto da un punto di vista filosofico) troppo ricco di presupposti per questo. È un autore scientifico, non popolare. Ma se si è veramente interessati, si può iniziare con testi più piccoli di San Tommaso, come le sue lezioni sul Credo o sui Dieci Comandamenti».

Chiede a questo punto l’intervistatore se San Tommaso d’Aquino abbia qualcosa da dire su un argomento oggi così importante come quello dell’intelligenza artificiale.

«Naturalmente», è la risposta del prof. Marschler, «San Tommaso non avrebbe potuto immaginare come il mondo si sarebbe sviluppato tecnologicamente negli 800 anni trascorsi dalla sua nascita. Nessuno ai suoi tempi avrebbe potuto immaginare che un giorno sarebbero state inventate macchine che avrebbero utilizzato la tecnologia informatica per risolvere problemi in modo simile agli esseri umani intelligenti o addirittura superarli in questo senso. Non ci sono quindi dichiarazioni dirette su questo argomento da parte di San Tommaso. Le cose cambiano se si è interessati agli aspetti filosofici o etici dell’intelligenza artificiale. Ad esempio, il fenomeno dell’intelligenza artificiale viene talvolta utilizzato come forte argomento a favore di una visione naturalistica dell’uomo. Qui San Tommaso può proteggerci da false conclusioni con le sue intuizioni sulla natura dell’anima spirituale e sulle sue capacità, sull’unicità della coscienza spirituale e sul suo vettore personale. Ci incoraggia anche a pensare se ciò che è tecnicamente fattibile è sempre ciò che dovremmo mettere in pratica. La tecnologia più recente non è sempre ciò che ci aiuta a raggiungere il vero obiettivo della nostra vita e a diventare persone buone e felici create a immagine e somiglianza di Dio».

 Ora si è parlato molto del pensiero teologico e della grandezza dello spirito. Ma San Tommaso era anche un devoto frate domenicano: possono andare insieme pietà e teologia?

«Già nel XV secolo il cardinale Bessarione diceva di San Tommaso d’Aquino che era “il più dotto tra i santi e il più santo tra i dotti”» è la risposta del prof. Marschler. «Le due cose non sempre coincidono: ci sono teologi dotti che non sono molto pii, così come santi relativamente ignoranti. Ma le due cose non si escludono a vicenda, e ciò è esemplificato dalla figura di San Tommaso. Quando scrive nella sua sintesi teologica sull’umanità di Gesù, che è la via per noi verso la sua divinità, sulla grazia che ci divinizza nel nostro intimo, o sull’Eucaristia, alla cui accoglienza l’anima “si inebria, come eri dolcezza della bontà divina”, non è solo un accademico, ma soprattutto un uomo di Dio. “Trasmettere agli altri ciò che si è visto nella contemplazione”: egli stesso ha formulato l’ideale della vita religiosa, e ha cercato di realizzarlo come frate domenicano che insegna teologia. Durante il suo processo di canonizzazione, molti che lo conoscevano testimoniarono quanto seriamente prendesse la vita quotidiana basata sulla sua fede. Gli inni, che scrisse per la festa del Corpus Domini e che sono ancora oggi utilizzati nella liturgia ecclesiale, offrono una testimonianza particolarmente toccante del legame di San Tommaso tra teologia e pietà. Chiunque legga questi testi incontra Tommaso, il santo la cui vita e il cui pensiero erano ugualmente guidati dall’anelito alla perfezione in Dio».

Ma che farebbe l’intelligenza artificiale, in caso di soluzioni non previste, che possono contraddire le regole su cui si regge? Eco sosteneva che, di fronte a una eventualità del genere, un sistema informatico avrebbe reagito in modo probabilmente traumatico, mentre un pensatore medievale come San Tommaso avrebbe avuto maggiori capacità di recupero, come escogitare il ricorso a qualche autorità del passato capace di giustificare una eventuale ristrutturazione del sistema, o fornire, con una citazione appropriata, una copertura per l’eventuale contraddizione.  Niente male, per «un tipo piuttosto lungimirante».

 


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