Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Phil Lawler e pubblicato su Catholic Culture. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella mia traduzione. 

 

Papa Francesco (AP Photo/Luca Zennaro, Pool)
Papa Francesco (AP Photo/Luca Zennaro, Pool)

 

Domanda: Quando un Sinodo dei Vescovi non è più un Sinodo dei Vescovi?

Risposta: Quando i partecipanti non sono vescovi.

Quest’anno Papa Francesco nominerà 70 non vescovi per partecipare, come membri votanti, alla riunione di ottobre del Sinodo della sinodalità. Questi partecipanti laici rappresenteranno solo poco più del 20% dei votanti del Sinodo. Tuttavia, il loro coinvolgimento solleva la questione. Se si tratta di un Sinodo dei Vescovi, perché i laici votano?

Il coinvolgimento di non vescovi in un Sinodo dei vescovi non è del tutto nuovo. In passato sono stati nominati alcuni sacerdoti, in rappresentanza delle comunità religiose maschili e femminili. Ma quest’anno la rappresentanza dei non vescovi sarà molto più ampia, includendo sia i laici che i sacerdoti. E il Vaticano ci tiene a dire che la metà dei non vescovi saranno donne.

Qual è il significato di questo cambiamento? I funzionari vaticani si vantano che quest’anno ci sarà una consultazione molto più ampia con i cattolici laici. Ma naturalmente i vescovi sono sempre stati liberi di consultare chiunque ritenesse utile il loro punto di vista. E del resto il Sinodo stesso è un organo consultivo; il suo prodotto non è una legislazione, ma una serie di raccomandazioni che il Pontefice può approvare o meno.

Tuttavia, il Sinodo dei vescovi è un’importante espressione di governo collegiale, un riconoscimento del fatto che tutti i vescovi, in quanto successori degli apostoli, hanno un carisma speciale che permette loro di guidare e condurre la Chiesa. Il Concilio Vaticano II, che ha chiesto una rinascita del Sinodo, ha insegnato (in Lumen Gentium 23) che ogni vescovo, “in quanto membro del collegio episcopale e legittimo successore degli apostoli, è obbligato dall’istruzione e dal comando di Cristo ad essere sollecito per tutta la Chiesa…”. Questo è un dovere proprio dei vescovi, che hanno una corrispondente grazia di stato per adempiere a tale dovere. In una Chiesa gerarchica sono i vescovi – non i sacerdoti, non i religiosi, non i laici – a partecipare al processo decisionale collegiale.

Il cardinale Jean-Claude Hollerich di Lussemburgo, il prelato gesuita che in qualità di relatore generale presiederà le riunioni della sessione di ottobre, insiste sul fatto che i vescovi non hanno rinunciato al loro ruolo distintivo. Interrogato da Vatican News se questa riunione rimarrà davvero un Sinodo dei vescovi, ha risposto con enfasi: “Sì, rimane tale perché i vescovi sono la maggioranza!”.

È vero, ma chiunque abbia partecipato a un processo democratico sa che una minoranza può costituire un blocco di voti decisivo, e con il 20% dei voti, i partecipanti laici avranno certamente un’influenza importante sul risultato del Sinodo. Inoltre, il cardinale Hollerich ha osservato, nella stessa intervista: “Non abbiamo un parlamentarismo sinodale, dove la maggioranza decide e tutti seguono”. Quindi, che cos’è: una decisione a maggioranza, che i vescovi controllano, o un processo a ruota libera, in cui i partecipanti laici hanno pari voce?

E chi saranno questi elettori laici? Il Papa sceglierà i loro nomi da liste fornite dai vescovi del mondo, sulla base di diversi cicli di incontri locali che precederanno la sessione mondiale. A questo proposito è opportuno sottolineare due punti. In primo luogo, gli elettori laici saranno scelti dai vescovi – in ultima analisi, da Papa Francesco. In secondo luogo, saranno selezionati tra i partecipanti alle riunioni preparatorie. È quindi azzardato affermare che essi rappresentino il punto di vista dei comuni laici cattolici. Al contrario, rappresentano quei cattolici che sono già stati coinvolti nelle discussioni dei vescovi. Vi sentite sicuri che il vostro punto di vista sarà rappresentato, semplicemente perché un partecipante laico sarà autorizzato a parlare? Una donna cattolica dovrebbe sentire di avere una voce, solo perché un’altra donna – che può o meno essere d’accordo con le sue opinioni – avrà la possibilità di parlare?

La partecipazione di 70 non vescovi potrebbe essere solo una vetrina per il Sinodo. Oppure può dare a Papa Francesco l’opportunità di assicurarsi, attraverso un’accurata selezione dei votanti, che le sue iniziative preferite vengano approvate. Ma il problema fondamentale è che il Sinodo dei vescovi diventerà il Sinodo dei vescovi e di altri prescelti.

A gennaio, tre alti funzionari vaticani – il cardinale Pietro Parolin (Segretario di Stato), il cardinale Luis Ladaria Ferrer (Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede) e il cardinale Marc Ouellet (Prefetto del Dicastero per i Vescovi) – hanno scritto ai leader della Conferenza episcopale tedesca, avvertendoli che “non sono autorizzati a creare un’assemblea sinodale di governo o decisionale” che includa clero e laici oltre ai vescovi. I tre cardinali hanno sottolineato che la loro lettera aveva l’esplicita approvazione di Papa Francesco. Certo, il Sinodo dei vescovi non è un organo di governo e tecnicamente nemmeno un organo decisionale, dal momento che è il Papa a prendere le decisioni finali. Ma la stessa logica – sul ruolo e sul carisma dei vescovi come leader e insegnanti – non si applica ancora?

Purtroppo la Conferenza episcopale tedesca ha ignorato l’avvertimento vaticano e ha portato avanti i suoi piani per un Concilio sinodale. Ora sembra che anche Papa Francesco abbia messo da parte le sue preoccupazioni, per imboccare la stessa strada.

Phil Lawler

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. Sono ben accolti la discussione qualificata e il dibattito amichevole.


 

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