Ricevo e volentieri pubblico.

Don Maurizio Chiodi

Don Maurizio Chiodi

 

di Un sacerdote (*)

 

Caro Sabino, dopo aver letto su La Nuova Bussola Quotidiana della desolante intervista di Luciano Moia a don Maurizio Chiodi, pubblicata sull’inserto domenicale “Noi famiglia & vita” di Avvenire del 28 luglio 2019, mi è venuta in mente una citazione di un bel testo letto da me tempo fa. La riporto qui sotto, con qualche frase di commento:

«“L’impossibilità di oltraggiare la Natura è il più grande supplizio che sia stato inflitto all’uomo”, sospirava in Nouvelle Justine il celebre Marchese De Sade, colui che ha prestato il suo nome alla sindrome psicosessuale detta appunto “sadismo”, ma è anche stato, al tempo stesso, uno dei più tipici rappresentanti del cosiddetto Illuminismo. Forse è proprio a partire da queste parole che si può, seppure a fatica, intuire l’oscuro segreto, la ragione inconfessabile e forse persino inconscia, che guida alcune scelte dell’uomo moderno; una ragione che, anche quando si maschera di positivistico disincanto, mantiene sempre una sua sfumatura mistica, faustiana, quasi il segno incancellabile di una religiosità rovesciata» (E. Perucchietti – G. Marletta, UNISEX. Cancellare l’dentità sessuale: la nuova arma della manipolazione globale, Arianna Editrice – Nuova edizione aggiornata, 2015, pag. 175).

Ebbene, mi sembra che don Chiodi, e i seguaci della sua linea di morale relativistica, siano riusciti là dove De Sade, con un minimo di sussulto realistico, era costretto a riconoscere il suo ultimo fallimento, data l’impossibilità di oltraggiare – appunto – la Natura. Come superare questo ostacolo apparentemente insormontabile? Semplice, si dice don Chiodi, basta cambiare il concetto di Natura, e il gioco è fatto. Infatti “In merito al desiderio sessuale, all’eros, al rapporto tra emozioni e libertà per Chiodi occorre superare «la tentazione di rispondere semplicemente invocando la ‘natura’ umana, intesa come una sostanza immutabile e conosciuta dalla ragione una volta per sempre, in modo innato e identificabile con l’organismo biologico che diventerebbe il ‘dato naturale’ di base»” (art. citato NBQ).

Non è forse questa, quindi, – mi viene da pensare – una forma di ancor più raffinato sadismo finalmente riuscito? Ma, se questa Natura è stata plasmata dalle mani di un Dio che l’ha generata dal suo cuore paterno, e l’ha redenta nel sangue del suo Figlio incarnato, non è uno stupro stesso di questo Dio che viene esercitato da questa “genia di ribelli”, come li chiama profeticamente Ezechiele?: “Questa parola del Signore mi fu riferita: «Figlio dell’uomo, tu abiti in mezzo a una genìa di ribelli, che hanno occhi per vedere e non vedono, hanno orecchi per udire e non odono, perché sono una genìa di ribelli” Ez 12, 1-2). “Ribelli” alla fede, e quindi sacerdoti di una “religiosità rovesciata”, ma chi “rovescia” la fede e i suoi simboli partecipa all’opera del Nemico. Possiamo forse negare a don Chiodi una cattedra prestigiosa là dove ormai questo Nemico si è insediato?: “ricordiamo che don Chiodi è in predicato per diventare uno dei membri più rappresentativi dell’Istituto Giovanni Paolo II dopo il restyling voluto da mons. Vincenzo Paglia” (art. cit. NBQ).

Perché questa “genia di ribelli” non sperimenti un ultimo esilio il Signore chiede a Ezechiele (12, 3-6) di preparare un bagaglio da deportato, e di prepararsi ad emigrare così da essere un segno per il popolo che si è ribellato. Dobbiamo più che mai anche noi assumere come “sacrificio”, un “sacrificio” che prolunga in noi quello di Cristo (v. Col 1, 24), questa estraniazione della fede, questa emigrazione dalla verità che ormai dilaga sempre più, e di cui chi di dovere si dovrebbe occupare (altro che i migranti di Carola Rackete!). Dentro la massa di fuggiaschi che per vie da loro stessi costruite, e che inevitabilmente si dirigono verso “terre di nessuno”, potremo così testimoniare che esiste una meta sicura, una Via che è Qualcuno.

 

 

(*) Un sacerdote è lo pseudonimo di un sacerdote italiano realmente esistente

 

 

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