Perdono

 

 

Caro Sabino,

due cose mi hanno particolarmente fatto riflettere in questi giorni. La prima, la candida e al tempo stesso un po’ sprezzante ammissione di Janine Small di Pfizer al Parlamento Europeo, in particolare quando ha detto “non abbiamo testato la capacità del vaccino di fermare i contagi perché dovevamo muoverci alla velocità della scienza”.  Alla velocità della scienza??? A pensarci è una frase che sta tra il ridicolo e il tragico, ed è strano che non ne sia stata, a parer mio, sufficientemente sottolineata la terribile pericolosità, oltremodo evidenziata dal tono con la quale è stata pronunciata e dimostrato una volta in più la faccia di bronzo di certi personaggi ai quali è affidata la vita di milioni e milioni di persone. Quello che ha fatto Pfizer è proprio il contrario, non si sono mossi alla velocità di una disciplina che ha in sicurezza ed efficacia i parametri fondamentali per valutarne il successo e che non si stanca di sperimentare fino alla certezza del dato ottenuto. No, loro si sono mossi alla velocità dell’ingordigia umana e del desiderio del profitto, sotto la pressione incalcolabile, possiamo solo immaginare quale, degli azionisti e dei tanto decantati “mercati”, presentati come l’empireo dell’efficienza e della libertà di intrapresa, ma rivelatisi trappole micidiali di condizionamento e controllo di interi Stati e di miliardi di persone, a scapito dell’arricchimento di pochi, pochissimi. In realtà, per chi ha avuto modo di vedere i video di Roberto Mazzoni sulla storia dell’industria farmaceutica americana le parole della Small fanno parte di una strategia ed una costruzione di marketing che durano da decenni e sono state affinate nel tempo.

Inoltre, e non dico certo nulla di nuovo, si era detto fin dalle primissime settimane della pandemia che un vaccino realmente efficace per un virus RNA non si sarebbe potuto creare facilmente data l’alta velocità di mutazione del patogeno, ed eminenti scienziati avevano da subito suonato l’allarme sulla incapacità dei sieri a mRNA di bloccare la trasmissione del SARS-COV-2. L’aveva detto perfino Anthony Fauci, tra le tante cose che poi si è rimangiato. Ma tant’è.

La seconda cosa che mi ha fatto riflettere è l’articolo che hai pubblicato a firma Miguel Cuartero Samperi che ben illustra e ricorda quanto di tragico abbiamo vissuto in questi ormai quasi 3 anni. Devo ammettere che, e lo dico a livello strettamente personale, ho capito davvero cosa deve essere stato il fascismo in Italia, non tanto dalle letture, ma soltanto a partire da questo periodo in cui sono stati conculcati, calpestati, violentati i diritti più elementari di milioni di persone nella quasi indifferenza dei più e in totale spregio della Carta Costituzionale, mentre i mezzi di comunicazione urlavano senza sosta “dalli all’untore”  e istigavano alla delazione e al disprezzo, facendo gara a chi scovava gli epiteti peggiori da affibbiare a chi non si era vaccinato. Un fascismo che si nasconde dietro parole di progresso ed uguaglianza, un totalitarismo del pensiero rivestito di falso altruismo, capace di arrivare al pistolotto moralistico (già si è scritto a sufficienza del “vaccino come atto d’amore”) per escludere ed umiliare chi non la pensa come il Potere chiede, un buonismo che, finalmente, gettata la maschera ha rivelato il volto orribile ed i tratti satanici e deformi della dittatura dentro una menzogna più fitta della nebbia. Quanta ingiustizia, quanto dolore!

Ecco la mia domanda: come si può stare davanti a tutto questo senza provare un senso di vertigine ed angoscia profonda, senza sentire un grande scoramento nell’anima? Scoramento che si fa più lacerante davanti al cedimento della stessa Chiesa Cattolica, che è divenuta complice di tutto questo. È come se uno tornasse a casa con il cuore gonfio e trovasse ad accoglierlo non tenerezza e comprensione, non l’abbraccio del padre o del fratello, ma lo stesso disprezzo dal quale voleva fuggire per sentirsi finalmente accolto. Un vero e proprio incubo, degno di un film dell’orrore.

Chi potrà mai fare giustizia?

E come è facile, presi dal gorgo degli eventi, cadere nella tentazione di opporre odio a odio, disprezzo a disprezzo e lasciar crescere dentro di sé il desiderio di vendetta. Che senso di impotenza! Quante volte l’ho provato e lo provo.

Per la mia esperienza umana, però, posso affermare che solo Gesù Cristo permette di stare davanti a questa situazione senza sprofondare nell’abisso e senza cadere nell’illusione che quello o quell’altro, che una parte o l’altra possano riscattarci. Siamo davanti al peccato originale, nessuno è esente, solo il Suo perdono, testimoniato e vissuto da tutti coloro che Lo riconoscono Re dell’Universo potrà generare una vera rinascita spirituale e perciò anche civile, riunire famiglie divise, riannodare amicizia spezzate ed anche accendere la consapevolezza di chi non ha visto o ha finto di non vedere. Un perdono che non è mai dimenticanza, ma ricerca appassionata della verità, capace di affidare e di offrire tutto ad un Altro, più grande di noi.

E che la Chiesa si scuota, finalmente, da un torpore che sembra invincibile, ed i pastori tornino ad educare il popolo, a formare degli uomini e non dei servi sciocchi!

Tuttavia, c’è un punto imprescindibile, occorre il riconoscimento dell’errore, serve, da parte chi ha imposto ed assecondato questo abominio, la consapevolezza di tutto il male compiuto, dell’odio e della divisione seminati, della povertà procurata, delle umiliazioni inflitte, delle vite distrutte (penso in particolare al dramma degli adolescenti e agli anziani lasciati morire soli, una crudeltà innominabile, purtroppo accettata da molti senza obiezione). Solo così potremo riabbracciarci e ricominciare il cammino guardandoci gli uni gli altri con autentica simpatia umana, riconoscendoci popolo e ricostruendo una convivenza ferita e ancora sanguinante.

Nel Miguel Mañara, capolavoro di Milosz, di fronte alla confessione e al pianto di Miguel, portatore di un passato di omicidi, inganni, stupri, soprusi, l’abate risponde:

“Via, via non piangere figlio mio. No! Non vuole sorridere il mio monaco questuante? Non mi riesce farlo sorridere! Non capisci, dunque, figliolo? Il fatto è che tu pensi a cose che non sono più e che non sono mai state, figlio mio”.

Questa è la potenza di Dio che può trasformare il male in bene oppure cancellarlo del tutto dimostrando la Sua signoria sulle cose ed anche sulle leggi della natura.

Questo riconoscimento appare oggi ancora molto lontano, occorre chiederlo a Dio che vede e scioglie i cuori, occorre chiederlo attraverso piccoli atti di riconciliazione e con le armi della preghiera e del digiuno.

Per quanto possa apparire scandaloso e “impossibile”, il perdono è l’unica strada per uscire veramente da questa situazione, per una autentica riconciliazione, preludio di ogni rinascita e del vero progresso del popolo e della Nazione.

 

Ti saluto con affetto

Umberto Giorgi

 


 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 





 

 

Facebook Comments