Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Jorge Rivera e pubblicato su InfoVaticana. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione automatica ma da me curata. 

 

Papa Francesco triste
Papa Francesco triste

 

L’ondata di proteste sembra già uno tsunami; le manifestazioni di rifiuto abbondano; le risposte e le giustificazioni della Santa Sede si moltiplicano ma non convincono, né soddisfano, né chiariscono ciò che è sotto le tenebre del dubbio, dell’ambiguità e dell’incertezza; l’inquietudine e l’insicurezza e la mancanza di certezze rimangono, il disagio e il malcontento pure.

Tutto questo da quando uno dei “dicasteri” vaticani ha pubblicato “Fiducia Supplicans”, un documento che, avallato dalla firma di Papa Francesco, promuove la benedizione delle coppie omosessuali e dei divorziati risposati. Per quanto riguarda le coppie dello stesso sesso che, tenendosi per mano, vengono a chiedere una benedizione, il Papa è intervenuto in loro difesa. “L’omosessualità non è un crimine, dice il Pontefice, ma una condizione.

Ovviamente, questo esula dalle sue competenze, dato che il crimine è una questione che riguarda i giuristi e la scienza criminologica. Un Pontefice, un Pastore dell’anima, dovrebbe essere interessato a condurre le anime fuori dal torpore, dalla follia e dall’errore del peccato. L’obiettivo di un apostolo sarebbe quello di incoraggiarle a lottare con la grazia di Dio e a osservare i suoi comandamenti, di incoraggiarle a superare le tentazioni con una vita di abbandono a Dio e agli altri. Invece no, non c’è una sola parola per coloro che si smarriscono, per mettere in atto i mezzi abituali per riportarli sulla via che è Cristo. Nessuno consiglia al Papa di essere indifferente o ostile nei confronti di queste persone, ma ciò che la Chiesa stessa raccomanda nel suo Catechismo: trattarle con rispetto, compassione e dolcezza, il che non significa affatto approvare il loro comportamento con la semplice benedizione che chiedono, senza alcun proposito di conversione.

Così come molti sostengono che l’omosessualità sia un comportamento appreso, Francesco afferma che si tratta di una “condizione”; il che suona come qualcosa di chiuso, definitivo, che non si può tornare indietro; che è, come diremmo in diritto, un “caso chiuso” o una “cosa giudicata”. Abbiamo visto sopra che, per il Pontefice, l’omosessualità non è un reato, ma una condizione. Il parere generale di cardinali e vescovi di solida opinione è che un Pontefice non dovrebbe cercare di diventare un criminologo, né un sessuologo, né il suo obiettivo dovrebbe essere quello di approvare le mode o le tendenze del momento, né di accomodare la dottrina della Chiesa ai dettami del tempo presente per essere “moderno”, tanto meno di adattarsi al protestantesimo e all’anglicanesimo, come abbiamo visto con sorpresa e stupore negli ultimi giorni. La sua missione è duplice: in primo luogo, essere pescatori di uomini, il che significa cercare di diffondere sempre più il regno di Dio e di Cristo. La seconda è quella di dare il buon cibo della dottrina, della virtù e della santità al gregge del Signore. In questi giorni, ovunque risieda il governo della Chiesa, manca la volontà di cambiare il mondo facendogli conoscere gli insegnamenti e le esigenze del Vangelo. Manca, si potrebbe dire, una vivacità di eternità,

Per quanto riguarda il trattamento degli omosessuali, uno sguardo attento al Catechismo della Chiesa cattolica e la volontà di mettere in pratica i suoi insegnamenti basterebbero a renderci tutti felici su questo argomento. Vediamo come la Chiesa affrontava la questione prima di Fiducia Supplicans. Il trattamento proposto e richiesto dal Catechismo nei confronti di queste persone è di rispetto, compassione e affetto. Nessuna esclusione, nessuna discriminazione e nessun “bisticcio”. Gli insegnamenti morali della Chiesa, come di qualsiasi altra istituzione, devono essere in accordo con la dottrina. Si dà la priorità alla benedizione delle coppie menzionate, ma chi garantisce che la benedizione sia o possa essere interpretata come una lode, un elogio, un’autorizzazione, ma soprattutto un’approvazione, di qualcosa che è intrinsecamente disordinato.

A coloro che si trovano nelle situazioni citate in “Fiducia”, i pastori d’anime devono far vedere che il loro comportamento è disordinato, informarli di ciò che le Scritture dicono sulla loro situazione affinché si sforzino di allontanarsi da un comportamento che è costitutivo del peccato. Fiducia Supplicans non ne parla nemmeno. È per questo che ha ricevuto tanti contraccolpi, perché è andata a suscitare clamore, polemica, fastidio, disagio, incertezza, agitazione e scandalo. Non è vero che sia una minoranza ad opporsi, né che l’opposizione sia dovuta a motivi ideologici. La critica è di grandi proporzioni e si basa sulla contraddizione che “Fiducia” comporta. Dio infatti non può benedire qualcosa che la sua parola, attraverso i profeti e gli autori sacri, ha condannato.

Jorge Rivera

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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