Identita-sessuale-maschio-femmina-uomo-donna

 

 

di Aurelio Porfiri

 

Credo di avere già parlato in precedenza della nozione di “paradigma”, quell’idea usata nella scienza che denota le coordinate di un sistema stabile e i suoi cambiamenti. La nozione di “cambio di paradigma” è stata popolarizzata da Thomas Kuhn nel 1962 con il suo libro The Structure of Scientific Revolutions. Un cambiamento di paradigma ci segnala un passaggio da un sistema all’altro.

Penso che possiamo invocare questo cambiamento per quanto riguarda la sessualità, laddove osserviamo l’uomo femminilizzarsi sempre di più e il sesso che viene esibito ma come fosse dietro una gabbia, siamo liberi di provare qualcosa ma divieto di avvicinarsi altrimenti si rischiano le migliaia di possibili grane se la controparte “si sente” molestata. Insomma, quella natura che la dottrina cattolica aveva nobilitato moderandola, ora è divenuta innaturale. Nessuno capisce bene dove ci si deve fermare, perché io ho sentito chiamare molestia anche un invito a cena, un complimento del tutto innocente. Certo, se l’altra parte è interessata allora non c’è molestia, ma a me è sempre sfuggito in che modo una persona che tenta un timido approccio può capire se le sue attenzioni siano desiderate o no, se non fa un primo passo. Certo, la prevaricazione non va mai bene, ma se non si è intraprendenti si rischia di rimanere al palo tutta la vita. Oggi purtroppo la scelta è infausta: o al palo o al gabbio. 

Eppure sappiamo bene che il gioco dei sessi richiede intraprendenza, la gentilezza ha un ruolo importante ma a volte deve lasciare spazio ad una sana irruenza. Il giornalista Massimo Fini, che ha dei punti di vista non banali, dice: “Bisogna partire dalla considerazione che per motivi biologici, divenuti poi anche culturali, tocca all’uomo fare la prima mossa. Infatti checché se ne pensi, e lui stesso ne dica, l’uomo non è sempre pronto per il sesso. Nemmeno la donna lo è, ma la sua scarsa predisposizione ha effetti meno drastici della defaillance del maschio, che rende tecnicamente impossibile la penetrazione. L’uomo è cacciatore proprio perché non sempre ha il colpo in canna. Ecco perché tocca a lui aprire la partita mentre il compito di lei è di farsi inseguire (cosa che, tra l’altro, attraverso il meccanismo della ripulsa e del divieto, contribuisce a eccitare il maschio, a metterlo in funzione). C’è perciò sempre un momento in cui lui deve fare necessariamente un atto intrusivo nella persona e nella sfera latu sensu sessuale di lei (una carezza sui capelli o sul collo, uno sfioramento del corpo, il tentativo di un bacio). Oggi se lei si impunta o, per qualsiasi ragione, ha intenzione di marciarci, anche atti così lievi possono costituire molestia sessuale e, nel clima di femminismo sessuofobo, portare a condanne penali o avere conseguenze comunque pesanti (un impiegato delle poste di New York è stato licenziato per aver mandato un mazzo di rose a una collega). Si è creato un clima irrespirabile che ha reso l’uomo ancor più timoroso di quanto già non sia. Soprattutto se è in una posizione particolarmente ricattabile. Un banchiere americano ha confessato che piuttosto che salire in ascensore con una donna sola (in cinquanta piani può accadere di tutto) preferisce aspettare il giro successivo. Perché in faccende così impalpabili e indimostrabili fa testo la parola di lei. L’alternativa è la verbalizzazione. Possibilmente scritta e certificata. Negli Stati Uniti circolano moduli in cui i due mettono nero su bianco la loro intenzione di fare sesso e, a scanso di brutte sorprese (tipo quelle toccate a Mike Tyson e a Popi Saracino, entrambi condannati a vari anni di galera perché lei, all’ultimo momento, si era negata), la donna dichiara anche fino a che punto è disposta a spingersi. Sono casi limite ma perfettamente inseriti nella tendenza contemporanea a regolamentare, codificare, giuridicizzare tutto, anche le faccende insondabili dell’amore” (Di[zion]ario erotico). Questo è veramente un problema importante che segnala un cambio di paradigma gravissimo. E la Chiesa dovrebbe preoccuparsi sommamente di questo, in quanto il Cristianesimo perfeziona la natura, non la toglie di certo: gratia non tollit naturam, sed perfecit. Giovanni Paolo II diceva nel 2003 ai partecipanti al Congresso tomistico: “Secondo la prospettiva di san Tommaso, il grande teologo qualificato anche come Doctor humanitatis, la natura umana è in se stessa aperta e buona. L’uomo è naturalmente capax Dei (Summa Theologiae, I.II, 113, 10; S, Agostino, De Trinit. XIV, 8, PL 42, 1044), creato per vivere in comunione con il suo Creatore; è individuo intelligente e libero, inserito nella comunità con propri doveri e diritti; è anello di congiunzione tra i due grandi settori della realtà, quello della materia e quello dello spirito, appartenendo a pieno diritto sia all’uno che all’altro. L’anima è la forma che dà unità al suo essere e lo costituisce persona. Nell’uomo, osserva san Tommaso, la grazia non distrugge la natura, ma ne porta a compimento le potenzialità: “gratia non tollit naturam, sed perficit” (Summa Theologiae, I,1,8 ad 2)”.  Credo che debba essere chiaro per tutti come questo cambiamento che viene forzato nel modo in cui viviamo la sessualità sia profondamente e dolorosamente innaturale.

 

 

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