Su questo blog, con l’unico scopo di favorire un sereno confronto, spesso rilanciamo articoli o spunti provenienti da altre fonti che riteniamo interessanti per i nostri lettori. Di seguito segnalo l’articolo scritto da San Papa  Giovanni Paolo II, pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Papa San Giovanni Paolo II
Papa San Giovanni Paolo II

 

Il tema della paternità, che avete scelto per questa seduta plenaria, si ricollega al terzo anno di preparazione al Grande Giubileo, dedicato proprio al Padre di nostro Signore Gesù Cristo. Vale la pena riflettere su questo tema, poiché nella famiglia di oggi la figura del padre rischia di diventare sempre più nascosta o addirittura assente. Alla luce della paternità di Dio «dal quale prende nome ogni famiglia nei cieli e sulla terra» (Ef 3,15), la paternità e la maternità umane acquisiscono tutto il loro significato, la loro dignità e la loro grandezza. «La paternità e la maternità umane, pur rimanendo biologicamente simili a quelle degli altri esseri viventi in natura, contengono in modo essenziale e unico una “somiglianza” con Dio, che è il fondamento della famiglia come comunità di vita umana, come comunità di persone unite nell’amore (communio personarum)». (Gratissimam sane, n. 6)

Risuona ancora in noi l’eco vivido della recente celebrazione della Pentecoste, che ci spinge a proclamare con speranza l’affermazione di san Paolo: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio sono figli di Dio» (Rm 8,14). Proprio come lo Spirito Santo è la vita della Chiesa (cfr. Lumen gentium, n. 7), così deve essere anche la vita della famiglia, la piccola chiesa domestica. Per ogni famiglia, Egli deve essere il principio interiore di vitalità ed energia, che mantiene sempre accesa la fiamma dell’amore coniugale nel reciproco dono di sé dei coniugi.

È lo Spirito Santo che ci conduce al Padre celeste e fa sì che dal nostro cuore sgorga la preghiera fiduciosa e gioiosa: «Abba, Padre!» (Rm 8,15; Gal 4,6). La famiglia cristiana è chiamata a distinguersi per la sua atmosfera di preghiera condivisa, in cui ci si rivolge a Dio con la libertà dei figli e lo si chiama con il nome affettuoso di «Padre nostro»! Possa lo Spirito Santo aiutarci a scoprire il volto del Padre come modello perfetto di paternità nella famiglia.

Da qualche tempo ormai l’istituzione familiare è oggetto di ripetuti attacchi. Questi attacchi sono tanto più pericolosi e insidiosi in quanto ignorano il valore insostituibile della famiglia fondata sul matrimonio. Sono giunti al punto di proporre false alternative alla famiglia e di chiederne il riconoscimento legislativo. Ma quando le leggi, che dovrebbero essere al servizio della famiglia, bene fondamentale per la società, si rivoltano contro di essa, acquisiscono un potere distruttivo allarmante.

Così, in alcuni paesi, si manifesta la volontà di imporre alla società le cosiddette «unioni di fatto», rafforzate da una serie di effetti giuridici che erodono il significato stesso dell’istituzione familiare. Le «unioni di fatto» sono caratterizzate dall’instabilità e dalla mancanza di quell’impegno irrevocabile che fa sorgere diritti e doveri e rispetta la dignità dell’uomo e della donna. Si tende invece a conferire valore giuridico a una volontà che è ben lontana da qualsiasi forma di legame definitivo.

Con queste premesse, come possiamo sperare in una procreazione veramente responsabile, che non si limiti a dare la vita, ma comprenda anche quella formazione ed educazione che solo la famiglia può garantire in tutte le sue dimensioni? Disposizioni di questo tipo, in ultima analisi, mettono seriamente a rischio il significato della paternità umana, della paternità nella famiglia. Ciò avviene in vari modi quando le famiglie non sono ben consolidate.

Quando la Chiesa espone la verità sul matrimonio e sulla famiglia, non lo fa solo sulla base dei dati della Rivelazione, ma tenendo conto anche delle esigenze della legge naturale, che sono alla base del vero bene della società e dei suoi membri. È infatti importante che i bambini nascano e crescano in una casa in cui i genitori siano uniti in un’alleanza fedele.

È certamente possibile immaginare altre forme di relazione e di convivenza tra i sessi, ma nessuna di queste, nonostante l’opinione contraria di alcuni, offre una vera alternativa giuridica al matrimonio, bensì ne costituisce un indebolimento. Nelle cosiddette «unioni di fatto» si riscontra una mancanza più o meno grave di impegno reciproco, un desiderio paradossale di mantenere l’autonomia della propria volontà all’interno di una relazione che dovrebbe invece essere relazionale.

Ciò che manca nella convivenza non matrimoniale è l’apertura fiduciosa verso una vita futura insieme, che l’amore deve creare e costruire e che è compito specifico della legge garantire. In altre parole, è proprio la legge a mancare, non nella sua dimensione estrinseca di mero insieme di norme, ma nella sua dimensione antropologica più autentica di garanzia della convivenza umana e della sua dignità.

Inoltre, quando le «unioni di fatto» rivendicano il diritto all’adozione, mostrano chiaramente il loro disinteresse per il benessere del bambino e per le condizioni minime a cui ha diritto per una corretta educazione. Infine, le «unioni di fatto» tra omosessuali costituiscono una deplorevole distorsione di quella che dovrebbe essere una comunione di amore e di vita tra un uomo e una donna in un dono reciproco aperto alla vita.

Oggi, specialmente nelle nazioni più ricche, è diffuso il timore di diventare genitori, unito a un disprezzo per il diritto dei bambini di essere concepiti nel contesto di una totale donazione umana, che è un prerequisito indispensabile per la loro crescita serena e armoniosa.

Si rivendica così un presunto diritto alla paternità o alla maternità a qualsiasi costo, e se ne cerca l’esercizio attraverso mezzi tecnici che comportano una serie di manipolazioni moralmente illecite.

Un’altra caratteristica del contesto culturale in cui viviamo è la tendenza di molti genitori a rinunciare al proprio ruolo per essere semplicemente amici dei propri figli, astenendosi dal rimproverarli e correggerli anche quando ciò è necessario per insegnare loro la verità, pur con ogni affetto e tenerezza. Va quindi sottolineato che l’educazione dei figli è un dovere sacro e un compito condiviso dai genitori, sia dal padre che dalla madre: richiede calore, vicinanza, dialogo ed esempio. In famiglia, i genitori sono chiamati a rappresentare il buon Padre del cielo, l’unico modello perfetto a cui ispirarsi.

La paternità e la maternità, per volontà di Dio stesso, partecipano intimamente al suo potere creatore e, di conseguenza, hanno un intrinseco rapporto reciproco. A questo proposito, ho scritto nella Lettera alle Famiglie: «La maternità implica necessariamente la paternità e, a sua volta, la paternità implica necessariamente la maternità. Questo è il risultato della dualità conferita dal Creatore agli esseri umani «fin dal principio»» (Gratissimam sane, n. 7)

Questo è un altro motivo per cui il rapporto tra uomo e donna è la pietra angolare dei rapporti sociali: pur essendo fonte di nuovi esseri umani, esso lega strettamente tra loro marito e moglie, che sono diventati una sola carne, e, attraverso di loro, le rispettive famiglie.

Cari fratelli e sorelle, mentre vi ringrazio per la vostra dedizione alla difesa della famiglia e dei suoi diritti, vi assicuro di ricordarvi costantemente nelle mie preghiere. Possa Dio rendere fecondi gli sforzi di tutti coloro che, in ogni parte del mondo, si dedicano a questa causa. Possa Egli aiutare la famiglia, baluardo e difesa dell’umanità stessa, a resistere a ogni attacco.

San Papa  Giovanni Paolo II

 

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