Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Robert Royal e pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione curata da Occhi Aperti! (pseudonimo).

 

Arcivescovo Victor Manuel Fernandez
Cardinale Victor Manuel Fernandez

 

Eminenza, recentemente, lei hai annunciato che sta preparando un altro “documento molto importante”, questa volta sulla “dignità umana”. Affronterà anche le tendenze nella società contemporanea – “non solo le questioni sociali, ma anche una forte critica a questioni morali quali la chirurgia per il cambiamento di sesso, la maternità surrogata e l’ideologia di genere”. Il che dovrebbe consentire alla “maggior parte delle persone che sono preoccupate” per il suo lavoro “di mettersi tranquille”.

Anche se non sono stato formalmente invitato a farlo, la prego di permettermi qualche parola, secondo la modalità di discorso/ascolto propria dello Spirito di Sinodalità. Siamo tutti parte di una Chiesa sinodale ora, no? (Sebbene ora la sinodalità sembra essere stata – temporaneamente? – sospesa per la sorpresa del “cambio di paradigma in teologia” di Ad theologiam promovendam e per lo “sviluppo delle benedizioni non liturgiche” di Fiducia supplicans.)

Tanto per cominciare, non pensi che un importante documento sulla “dignità umana” si possa semplicemente squadernare con decine di pagine su ciò che ogni cattolico – anzi, su ciò che chiunque sia cresciuto persino nella dissolvenza dell’ethos giudaico-cristiano dell’Occidente – crede sul valore e la sacralità degli esseri umani. E che poi si possa invocare il principio cristiano di “accoglienza dello straniero” per scivolare nell’eterodossia (intorno alle questioni LGBT) o per erodere ciò che rimane delle società cristiane sostenendo l’immigrazione clandestina essenzialmente illimitata.

Lei ha usato una tattica simile in Amoris Laetitia, scrivendo diversi capitoli ineccepibili, persino acuti, sulla bontà del matrimonio, ma poi introducendo nel claudicante capitolo 8 – e solo in una maldestra nota a piè di pagina (351) – una breccia per un cambiamento nell’insegnamento della Chiesa su chi possa o meno ricevere la Santa Eucaristia. Non l’ha mai detto in modo diretto, ovviamente, perché sapeva che avrebbe creato ripercussioni. Per non parlare dell’urto diretto contro le stesse parole di Nostro Signore sull’indissolubilità del matrimonio. Ma molte persone, sia quelle a favore sia quelle che si sono opposte al cambiamento, lo hanno rilevato, poi. Molte più persone esamineranno il nuovo testo, anticipando con precisione tali sotterfugi sin d’ora.

Se ciò avverrà, sarà confermata solo l’idea che le ambiguità di questo papato sono deliberatamente intese al fine di promuovere ulteriormente l’eterodossia sotto la coltre della confusione. Questo difficilmente “metterà le persone tranquille” a proposito del lavoro che lei sta svolgendo.

Per favore, poi, citi Newman con parsimonia, o meglio non lo faccia proprio. E mai come supporto agli “sviluppi” sperimentali che egli avrebbe deriso. Lo stesso valga per l’Aquinate. Molti cattolici – accademici e laici – lo hanno letto, con attenzione, e ne hanno assorbito purezza e forza. Quando cerca di arruolarlo, come in passato, a sostegno di esercizi di ambiguità che portano a rivendicare l’incapacità di vivere gli “ideali” della vita cristiana, lei non sembra istruito e caritatevole, ma superficiale e sentimentale. Più come fosse un universitario che scrive su un giornale e cercasse di convogliare citazioni a casaccio in un sistema morale più congeniale – a studenti universitari. Non ne viene certo una bella impressione.

Dal momento che avete intenzione di affrontare “questioni sociali”, pregherei di prestare attenzione anche alle sfide centrali del XXI secolo – i veri segni dei tempi.

Il suo paese è incantevole; Buenos Aires è un gioiello. Ma una politica miope ha portato l’Argentina, un secolo fa, ad essere una delle grandi economie e modelli per il futuro, al disastro. Lei non ha mai sperimentato come un paese e un’economia possano effettivamente funzionare. Il suo nuovo presidente, Javier Milei, e’ un uomo un po’ rozzo, a dire il vero. Ma a differenza dell’imbarazzante entusiasmo mostrato dal Vaticano per le ambizioni del World Economic Forum, ha detto a quell’organismo ciò che è buono – e ciò che non lo è – sul capitalismo globale. Nonostante i problemi, esso ha quantomeno sottratto centinaia di milioni di persone alla povertà materiale. Milei potrebbe fallire in Argentina a causa di circostanze nazionali. Ma almeno non è impantanato con il capitalismo e i lavoratori bloccati negli anni ’70 – o 1870.

Inoltre, il capitalismo non è la sfida centrale dei nostri giorni. La nostra sfida è una nuova forma di totalitarismo.

Le forme classiche – principalmente nazismo e fascismo – sono morte, anche se quasi chiunque resista alle nuove tirannie si ritrovi etichettato come “fascista”. Il comunismo, con il quale molti nella Chiesa amano ancora flirtare, è provato che ha fallito ovunque e resiste solo in alcune aree grazie a grandi spargimenti di sangue e ingenuità morale. Anche le deboli forme di socialismo “umanistico”, che Marx stesso disprezzava, zoppicavano perché contraddicono la natura umana facendo della politica e affermandosi come arbitri ultimi della moralità e della verità.

Ancora peggio, un socialismo “woke” (leggi marxismo culturale) – alle Nazioni Unite, all’UE, anche in vaste fasce geografiche sotto ai governi americano, canadese ed europeo – è molto in voga in tutte le popolazioni del mondo.

Le rivolte populiste contro queste neo-tirannie che molti popoli sperimentano quotidianamente nei loro luoghi di lavoro, nelle scuole dei loro figli, anche nelle loro parrocchie, non sono estremismi “di una destra ultrà” o di “rigidità” morale. Non fatevi ingannare. Riflettono il legittimo desiderio di molte persone in molti luoghi di non avere la loro vita e le loro libertà radicalmente sconvolte da schemi globalisti quali le istanze LGBT, le massicce migrazioni illegali e un’apertura a quelle tendenze sociali che distruggono quotidianamente le loro famiglie, la loro fede, la loro cultura.

Le elezioni di quest’anno, come quella dello scorso anno in Argentina, spesso rifiuteranno tutto questo, e negli anni a venire non si faranno che più forti. Dictum sapienti…

Parlando da americano – un paese che ammette oltre un milione di immigrati legali all’anno e fa ragionevolmente bene ad integrarli – è una cattiva lezione per quei molti che vogliono venire qui e in altri luoghi desiderabili come l’Europa – se si consente loro di farlo infrangendo la legge. Un ordinamento giuridico ben gestito è il fondamento di ogni buona società e di incalcolabile beneficio per tutti. Ignorare questi fondamenti nel presente non porterà buoni frutti in futuro.

Per le questioni sociali, faremmo bene a tornare ai ricchi sviluppi della moderna Dottrina Sociale Cattolica:

Sussidiarietà – reale sussidiarietà, non il sussidio suicida delle forze anticristiane ma un potenziamento delle istituzioni della società civile come la famiglia, le scuole, le comunità locali e – sì – anche le nazioni.

E vera solidarietà, non le fantasie sociologiche delle élite postmoderne ma un prendersi cura reciprocamente radicato nella pienezza della realtà cristiana su Dio e l’uomo.

E nella verità. La verità cattolica.

Robert Royal

 

Robert Royal è caporedattore di The Catholic Thing e presidente dell’Istituto Fede & Ragione di Washington, D.C. I suoi libri più recenti sono Colombo e la crisi dell’Occidente e Una visione più profonda: la tradizione intellettuale cattolica nel XX secolo.

 


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