di Rosano Brunella

 

Abbiamo conosciuto il dottor Sergio Brancatello alcuni mesi fa, esattamente alla fine di settembre, e avevo raccontato la sua storia, storia comune a molti medici, in un “post” che era stato pubblicato su questo blog il 4 ottobre 2021. Da allora sono intervenuti altri fatti che hanno cambiato la sua vita, quindi aggiorniamo la situazione.

Prima di tutto non siamo più andati a Mondovì, ma alla periferia di Fossano, in una deliziosa casetta immersa nel verde, dove vive in compagnia di Gabriella, quattro cani e due gatti, di cui la gatta ha appena partorito quattro gattini.

Sotto l’aspetto professionale è successo che nel periodo settembre/novembre 2021 l’asl di Cuneo presso la quale il dottor Brancatello aveva un rapporto di lavoro a tempo indeterminato, l’ha convocato tre volte a distanza via ZOOM (alla presenza del presidente dell’ordine dei medici di Cuneo che è anche direttore sanitario dell’asl di Cuneo, del presidente dell’ordine dei medici di Torino che è anche direttore dell’asl  di Torino e di alcuni legali) per contestare la veridicità di alcune affermazioni fatte sui social. Secondo quanto scritto dal dottore i vaccinati potevano ammalarsi e potevano infettare gli altri, cosa che è stata ampiamente dimostrata dalla realtà e dai numerosi studi che sono stati fatti (e che questo blog ha continuamente pubblicato). Secondo il “tribunale di inquisizione” ciò non corrispondeva a verità, per cui, prima ha subito la riduzione del 20% dello stipendio per cinque mesi e poi per due mesi la sospensione dal lavoro: non era neanche stato inserito nei turni di lavoro.

A questo punto, temerariamente, il dottor Sergio Brancatello, piuttosto che farsi trattare in questo modo, lesivo della sua dignità umana e professionale, ha rassegnato le dimissioni. Dimissioni che l’asl ha accettato di buon grado, chiudendo la vertenza pacificamente. L’ordine dei medici di Palermo presso cui il medico è iscritto non si è fatto vivo, per cui il dott. Brancatello può svolgere tranquillamente la sua attività di libero professionista. Credo che la difficoltà maggiore di questo “salto nel buio”, come l’ha definito lui stesso sia, per quel poco che lo conosco, farsi pagare per le prestazioni professionali prestate, cosa che non capitava quando riceveva uno stipendio e poteva permettersi di curare gratuitamente chi lo cercava! E sono stati migliaia!

Nel frattempo, la rete di pazienti che cerca e ricorre alle cure del dottore, fortunatamente, è aumentata a dismisura, coinvolgendo anche persone residenti all’estero. Si parla di venticinquemila persone, dislocate in trentasette paesi, tutti “trovati” con il passa parola. Pazienti che poi diventano amici e ricorrono alle sue cure anche per altri problemi di salute, non solo per il “covid”.

Fortunatamente lungo il cammino ha incontrato un samaritano in gonnella, Gabriella, che si è presa cura di lui e che collabora a mantenere la rete di contatti dei pazienti. Prima di tutto ha dovuto rimettere in sesto fisicamente Sergio che si era fatto “risucchiare” dal troppo lavoro: telefonate 24/h su 24, visite di persona quando era possibile, dimenticandosi di mangiare e di dormire, e poi, grazie alla preparazione professionale, è infermiera, e all’esperienza lavorativa acquisita, 25 anni con il 118, interventi con l’elisoccorso, ha potuto condividere l’esperienza lavorativa indipendente iniziata da Sergio.

È stato un “salto”, ma non nel buio: in realtà Sergio si fida e confida nella Provvidenza, che finora è sempre intervenuta al momento giusto e generosamente. Come diceva l’amico Pierluigi, tornato giovane alla casa del Padre: “non sai quanto male fai quando fai il male, e non sai quanto bene fai quando fai il bene. (ignoro se avesse il copyright della frase). E il bene ritorna centuplicato, perché così ci è stato promesso (Matteo 19,29). A volte arriva tangibilmente: una dozzina di uova, un pollo, …come usa ancora nei nostri paesi; a volte una cena della vigilia, cui non era stato possibile provvedere. Spesso un messaggio di gratitudine come quello inviato da Angela alcuni mesi orsono:

Grazie infinite Dr. Brancatello; se non ci fosse stato lei, non oso pensare che fine avrebbero fatto i miei anziani genitori, e chissà che fine avrei fatto io moralmente, perché sono circondata da parenti, vicini di casa, esercenti, conoscenti, medici, tutti super vaccinati, terrorizzati dal virus. E grazie anche per avermi dato la soddisfazione di dimostrare a tutti, soprattutto ai farmacisti e al medico curante che tanto mi hanno criticata denigrata e anche a tutti i “signori medici” che di covid non si muore neanche a 96 anni con cardiopatia grave, bronchite cronica e diabete se curati tempestivamente, senza “tachipirina e vigile attesa”, anche se lei si trova a oltre mille chilometri di distanza. Mio fratello ed io siamo stati le sue mani e i suoi occhi. Non ci ha mai abbandonati alla disperazione, neppure quando mio fratello ad un certo punto ha iniziato a dubitare della sua bravura e l’ha pure offesa al telefono. No! Lei non ci ha mai abbandonato dimostrando grande professionalità. Le saremo sempre grati!

Grazie infinite per aver ridato la salute ai miei vecchietti (91 e 96 anni) tanto amati da tutti noi!

Buonanotte Signor dottore con la D maiuscola.

Firmato

ANGELA P.

 

Grazie a te dottore e a tutti quelli che non si sono lasciati fermare, abbattere da questa assurda situazione, ma hanno pagato sulla loro pelle, nella loro vita la follia provocata da questa “pandemenza”. Il Signore tenga sempre la sua mano protettrice sulla vostra testa e su quella dei vostri famigliari, che hanno sopportato e condiviso il peso di questa “persecuzione” immotivata!

E qui mi taccio!

 


 

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