Massacro a piazza Maidan del 2014
Massacro a piazza Maidan del 2014

 

 

di Mattia Spanò

 

L’incontro di presentazione del libro del professor Leoni sulla guerra russo-ucraina organizzato dalla Nuova Bussola Quotidiana ha destato sconcerto e malumori, al punto che il direttore Riccardo Cascioli ha risposto ai critici con un articolo, come al solito apprezzabile per la chiarezza.

Il fatto che Cascioli si sia sentito in dovere di ribadire alcuni giudizi, significa che le proteste sono state numerose o almeno significative. Cascioli avrebbe potuto pubblicare alcuni estratti di queste critiche, almeno quelle più consistenti, invece le ha ridotte a una: la colpa della guerra non sarebbe della Russia, ma degli Stati Uniti. Tesi tutt’altro che debole, ma non è questo il punto.

Forse ha ragione lui e dobbiamo fidarci della sua serietà, ma la riduzione della posizione contraria ai minimi termini (trucco che tutti gli addetti, compreso il sottoscritto, maneggiano con disinvoltura) non è quasi mai completamente onesta: può esserlo in vista del fine, ma molte cose si perdono per strada.

È vero, come sostiene Cascioli, che qualsiasi posizione dissonante rispetto ad una tesi – Leoni dà una lettura personale e legittima dei tragici eventi che stiamo vivendo – viene bollata di filoamericanismo guerrafondaio, esattamente però come ogni posizione contraria viene gabellata come filoputinismo, “pacifintismo” e via dicendo. Mal comune, mezzo gaudio.

Cascioli ribadisce la polarizzazione dello scontro, e per quel che vale condivido. Conviene chiedersi se lo scontro in corso sia al calor bianco non per volontà del popolo minuto, ma per opera di forze ctonie e altre più tangibili che paiono assatanate. E queste forze, con tutte le critiche fondatissime che si possono fare a regimi come quello russo, cinese o iraniano, non provengono da lì, ma sono farina del nostro sacco. Per contrappasso: se il “mondo di là” è una spelunca vispillonum, un covo di ladri, a chi giova giudicarlo secondo il metro della nostra civiltà? Si aggiunge pena ad altra pena.

Non sono le Chiese ortodosse governate come quella russa da magnati del tabacco (il patriarca Kirill avrebbe interessi nel settore, afferma Leoni) a scardinare la famiglia e il sesso naturale, a promuovere eutanasia e aborto. Le Chiese ortodosse, coi loro mille difetti, non sono governare da figure che lavorano sfacciatamente per la distruzione della dottrina e dell’istituzione stessa come quella cattolica.

Sono – non da oggi, e non certo a causa di Putin – chiese autocefale che praticano il compromesso col potere da sempre. Chi ha maggiormente tradito la propria missione e natura è la Chiesa Cattolica, non quella Ortodossa, la quale si è sempre politicamente barcamenata, ma non al punto da rinnegare le fondamenta del cristianesimo. Il noiosissimo Kirill speculerà sulla nicotina causandomi enfisema e magari un cancro ai polmoni, ma non ha mai messo nero su bianco un’assurdità come “lui era una lei ma adesso è un lui”.

Quel che invece fa, in modo quasi sfacciato, papa Francesco con il pacchetto completo dell’ideologia liberal non meno autoritaria, corrotta e violenta del regime putiniano. Diciamo allora che questa “intelligenza col potere” è una novità in casa cattolica più di quanto non lo sia in casa ortodossa, e lo è in modo più sfrenato.

Alcune tesi espresse da Leoni vanno in questa direzione: la Russia sarebbe uno stato corrotto, autocratico e repressivo. Ha senz’altro ragione, ma non mi pare che la Russia si sia mai presentata al mondo come faro di moralità, democrazia dal basso e paladina della libertà di parola, il che non si può dire delle democrazie occidentali. Leoni, in un passaggio significativo, ricorda che la democrazia non è soltanto il voto, ma anche la libertà di parola e di stampa, di aggregazione (i corpi intermedi e i sindacati), l’indipendenza della magistratura. Tutte cose giuste, allegramente defunte nel nostro mondo che le ha elaborate e vissute.

L’Occidente quanto a corruzione, totalitarismo e repressione del dissenso non può impartire ormai lezioni a nessuno. In questo risiede a mio giudizio una grandissima parte del problema. La perdita dell’autorità spirituale e morale che ha reso l’Occidente grande nonostante inenarrabili nefandezze: c’era un di più riconosciuto da tutti, e in fondo anche stimato – se non emulato – legato alla storia del cristianesimo e del pensiero occidentale, che lo rendeva una civiltà che valeva la pena imitare o con la quale dialogare. Tutto finito, scomparso. A causa di Putin e degli ayatollah? No. A causa nostra.

Questo patrimonio è stato dilapidato, svenduto ad un manipolo di affaristi senza scrupoli che hanno fatto carne di porco delle fondamenta della nostra civiltà per venderci la loro melma. Ma questo Cascioli lo sa bene, essendo stato in trincea nel periodo pandemico: memorabile il suo “io non mi vaccino, venite pure a prendermi”.

L’argomentazione di Cascioli è articolata su sei punti. Nel primo, egli afferma che Leoni non dice che gli Stati Uniti siano immacolati, concentrandosi piuttosto sull’esistenza di un “mondo russo” e sull’ideologia putiniana che si estende oltre i confini della Federazione Russa. Più che dell’ideologia putiniana si tratta dell’impero russo: un dato storico inoppugnabile. Fatalmente la concezione imperiale travalica i propri confini. La corruzione, la repressione della dissidenza e l’autoritarismo sono tratti tipici di qualunque impero, a partire dall’ineguagliabile impero romano.

Leoni, almeno nella presentazione del suo libro, non si domanda se la NATO abbia senso di esistere dopo la dissoluzione del Patto di Varsavia. Eppure non è una questione secondaria. L’analista Dmitry Orlov, ad esempio, avanza un’ipotesi interessante sulla natura e le funzioni della NATO: quella di rappresentare il gruppo d’acquisto delle armi americane, mentre noi continuiamo a considerala un baluardo a difesa delle nostre libertà. Libertà per le quali popoli meno fortunati pagano un prezzo altissimo. È una tesi estrema, brutalmente realista, non del tutto campata in aria.

L’unica accusa che sfugge a Leoni riguardo l’Occidente atlantista è quella di “cinismo”, che egli rintraccia nella risata della Clinton dopo l’esecuzione di Gheddafi in Libia: siamo venuti, abbiamo visto, lui è morto. Poco più che una nota di colore di fronte a macroscopiche influenze nefaste – inclusi interessi occulti del cattolico presidente americano in carica in Ucraina – esercitate con un arbitrio e un’arroganza che fanno rabbrividire.

A proposito di Ucraina, Leoni – sempre nei pochi minuti della presentazione – non menziona i dieci miliardi investiti dagli USA per rimuovere il filorusso Janukovič, un pessimo presidente, e l’erinni Victoria Nuland che distribuisce ciambelle a piazza Maidan mentre spende il denaro dei contribuenti americani per destabilizzare un paese.

Nel secondo punto, Cascioli stigmatizza l’assenza di conoscenza ed analisi di quello che lui chiama il “circolo di intellettuali ed ecclesiastici” che circonda Putin, stratagemma che avrebbe permesso di anticipare la decisione che appariva “insensata” di Putin di invadere l’Ucraina fino al dicembre 2021. Anche qui: vogliamo parlare del “circolo di intellettuali ed ecclesiastici” asservito al nucleo gelido del potere liberal in Occidente, a partire dal già ricordato papa Francesco? Anche quello americano è un impero. Insensata o meno, l’invasione dell’Ucraina era stata paventata più volte dai russi.

Il terzo punto evocato da Cascioli, la violazione del diritto internazionale che farebbe dell’intervento russo in Ucraina un crimine non giustificato nemmeno dalla precedente aggressione dell’Ucraina alla regione interna del Donbas, mi lascia perplesso.

Dalla fine della Seconda Guerra Mondiale nessun conflitto è stato legalmente dichiarato. Si tratta di guerre criminali. Tutte, dalla prima all’ultima. Gli USA sono stati coinvolti in almeno 35 conflitti diretti, senza contare le guerre di prossimità – proxy wars – come quella in Ucraina. Gli americani in Vietnam, in ossequio al “diritto internazionale” evocato da Cascioli, nei primi anni ‘50 cominciarono a schierare asset spacciandoli come zuccherosi “consiglieri militari” prima con il Maag e poi con il Macv, creato dopo “l’aggressione comunista” ad Hanoi e lo scoppio della guerra. Basta chiamare i soldati “consulenti” e le armi “beni strumentali” ed ecco che l’invasione di un paese sovrano – peraltro finita malissimo – diventa una lotta per la libertà, la democrazia e contro il totalitarismo. Farà comodo, non discuto, ma somiglia tanto ad una perculatio maxima della ragione cara a Cascioli. Dobbiamo rassegnarci all’idea che il diritto internazionale, e il diritto in generale, sia gestito da un manipolo di Azzeccagarbugli? L’orientamento, anche intellettuale, sembra questo.

Per tacere dell’aggressione di Israele alla Palestina: su La Nuova Bussola Quotidiana scrive l’ottimo Stefano Magni, analista che sostiene le ragioni dei sionisti con finezza argomentativa. In questo caso, mentre si additano – giustamente – le redivive ideologie wokiste e sessantottarde, si tende a tacere o minimizzare le mostruose violazioni del diritto internazionale da parte di Israele. Il che conduce ad una conseguenza fatale: il diritto come puro flatus vocis trasfigurato in un mero strumento di propaganda per tacitare l’avversario di crimini degni del boia e della damnatio memoriae.

Il quarto punto è, per ammissione dello stesso Cascioli, il più controverso: riguarda il “diritto alla difesa” secondo il Catechismo cattolico. Non capisco cosa ci sia di controverso: a parte forse qualche svitato, non mi pare che nessuno abbia mai messo in discussione il diritto dell’Ucraina a difendersi.

Il problema è casomai – come Cascioli lascia trapelare nella filigrana del ragionamento – che nessuno sano di mente ha mai pensato che l’Ucraina avesse la minima chance di successo. Non è questione di diritto, ma di fatto. E di non avere alcuna possibilità il governo di Zelensky era, come stiamo per vedere, perfettamente cosciente.

Non c’è, né c’è mai stata, alcuna “difficoltà di giudizio” in questo, a meno di non essere completamente rimbecilliti dalla propaganda atlantista. Casomai la fornitura di armamenti sostanzialmente inadatti e inutili ha causato mezzo milione di ucraini morti, cinque milioni di profughi: tutto evitabile in nome dei principi cattolici evocati da Cascioli.

D’altra parte non si vede perché superpotenze come USA e Russia, sostanzialmente estranee alla religione cattolica, debbano tener conto dei principi enunciati nel Catechismo, a maggior ragione quando il pontefice regnante per primo modifica quei principi a piacimento.

A margine, se il richiamo di Cascioli riguarda la formazione di un “giudizio cristallino”, mi sembra che quella del “giudizio formato” sia un po’ la ridotta emotiva nella quale si rifugia un cattolicesimo ormai incapace di incidere e di combattere: si buttano lì quattro giudizi più o meno sensati sperando che altri li raccolgano e li portino a destino. Il che se obiettivamente non ha grosse chance di riuscita, in compenso riguarda un po’ tutti, me compreso.

Solo un pazzo, o un ignorante invasato, poteva pensare che le cose per l’Ucraina andassero diversamente. Peraltro né Cascioli né Leoni hanno, nel contesto, espresso alcun giudizio sull’imbarazzante propaganda messa in campo dalla NATO, dall’Europa e dagli USA. Una manifestazione di idiozia e ignoranza quasi lirica.

Quanto ai negoziati, subito organizzati fra russi e ucraini, furono proditoriamente soffocati in culla come documenta fra gli altri Avvenire  dall’intervento di Boris Johnson: la guerra doveva continuare. Su questo, e sulla disponibilità di Putin al negoziato (dalla posizione di forza che si è pazientemente costruito mentre l’Occidente pensava a gozzovigliare nei diritti di qualsiasi minoranza oppressa dalla normalità) un grande silenzio.

Non sono sicuro di intendere nella sua corretta prospettiva nemmeno il quinto punto dell’analisi di Cascioli. Atteso che Putin, certo non Kirill, raccoglie simpatie nel mondo cattolico in quanto difensore – pretestuoso finché si vuole, come rileva il professor Leoni, il che si può dire anche di Costantino il Grande – della famiglia e sia contrario all’aborto, Cascioli denuncia che non si può essere contrari all’aborto e teorizzare l’eliminazione dei nemici interni, il che sarebbe contro la ragione.

Questo è, non me ne voglia Cascioli, un paralogismo pedestre. Mettere sullo stesso piano l’aborto – altro che i morti causati da “guerre criminali”, altro che la Shoà – con la necessità di “eliminare i nemici interni”, una pratica banale praticata da qualsiasi regime, inclusi quelli inclusivi, mi pare un errore sia di metodo che di concetto questo sì contrario alla ragione.

L’errore marchiano risiede nei termini di paragone. La dottrina cattolica opera distinzioni fondamentali fra l’omicidio e l’uccisione di un nemico in guerra, figuriamoci se si possono accostare aborto e l’eliminazione degli avversari di un regime. Quali sarebbero questi dissidenti? Navalny? Lo stesso Budanov, capo del servizio segreto ucraino, ha dichiarato che Navalny è morto di morte naturale, sedando all’istante la bufera di balle circolate per settimane a queste longitudini.

Cascioli o Leoni non credono alla versione ufficiale confortata dagli stessi ucraini? Benissimo, ma allora perché (per citare l’imbarazzo divertito di Leoni per il trionfo elettorale di Putin, ridicolo ai suoi occhi) io dovrei credere che Navalny fosse un oppositore credibile di Putin, o che le elezioni americane del 2020 siano state regolari? In mancanza di prove, vale tutto. Altro frammento non piccolo del problema: l’incapacità, l’impossibilità di verificare una tesi o un giudizio. I fatti non contano più, cannibalizzati dalle opinioni e soprattutto dalle convenienze, se non di utilità pratica almeno intellettuale (esistono anche queste).

Per concludere con l’ultimo punto non è affatto “chiaro”, al contrario di quanto sostiene Cascioli, che in quanto superpotenza in declino gli Stati Uniti entrino “in qualche modo” in ogni tensione, controversia o conflitto, né che possono “giocare come fattore di destabilizzazione” (ho dovuto rileggere svariate volte questo passaggio per lo stupore) “se serve ai propri interessi nazionali”. Come non è per nulla chiaro che gli USA possano “interpretare il diritto in modo creativo” – presumo Cascioli si riferisca a quello internazionale. Sbaglierò, ma mi sembrano la negazione intrinseca degli argomenti portati da Cascioli. E perché mai agli USA è concesso qualcosa che nel caso della Russia – un’altra superpotenza – suona come un’allarmante violazione del diritto?

Non è vero che il conflitto fra americanismo e antiamericanismo rappresenti “le due facce della stessa medaglia”: casomai è vero che il comportamento da stato-canaglia o stato terrorista assunto dall’establishment USA sia antiamericano, e gli americani che fanno riferimento ad un’idealità probabilmente perduta e criticabile finché si vuole sono i primi avversari di questa deriva.

Le simpatie per Putin non riguardano i cattolici: Putin è popolare anche negli Stati Uniti, e nella maggior parte del mondo. Che l’Occidente non abbia di recente espresso alcun leader dignitoso e coerente con la propria storia gloriosa non ha nulla a che fare con Putin, e molto con il degrado di cui lo stesso Cascioli è lucido testimone.

I cattolici, e in particolare i cattolici americani, non simpatizzano affatto con Putin e meno che meno con il mondo islamico. Sono stanchi di vivere in questa opprimente e satanica menzogna che come un’ondata di fango tutto travolge, e si aggrappano a qualunque rottame galleggiante.

Che poi questa apertura di giudizio sia imperfetta, e in gran parte figlia dei soprusi pandemici giustificati persino dal papa, mi sembra più significativo dei distinguo capillari che si possono fare sul regime russo. Ma questa è un’opinione personale.

Se l’obiettivo dell’iniziativa era alludere al fatto che c’è del buono in Danimarca, ovvero mettere in guardia almeno il proprio pubblico da certe semplificazioni, mi pare che il nobile intento meritasse uno spazio più ampio, e una pluralità di voci alla quale la Bussola non si è mai sottratta. Andrà meglio la prossima volta.

 

 


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