Nell’ottica del mero approfondimento dei fatti e di un sereno confronto, di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da LifeNews, pubblicato su LifeNews. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

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Un giudice dell’Alta Corte ha annullato la condanna a carico dell’attivista pro-vita di lunga data David Skinner, accusato di aver inviato un’e-mail contenente immagini crude contro l’aborto e le zone di censura intorno alle cliniche di Bournemouth.

Oggi il giudice Saini ha stabilito che, sebbene il reato fosse tecnicamente configurabile ai sensi del diritto nazionale, mantenere una condanna penale equivarrebbe a un’ingerenza sproporzionata nella libertà di espressione e nella libertà di religione.

La sentenza è stata emessa oggi a Bournemouth, ponendo fine a un procedimento penale durato quasi tre anni, poiché la corte ha affermato che il caso sollevava questioni costituzionali fondamentali ai sensi degli articoli 9 e 10 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

Il caso è stato sostenuto fin dall’inizio dal Christian Legal Centre.

Nell’aprile 2023, il signor Skinner, un attivista cristiano di lunga data contrario all’aborto, ha inviato un’e-mail alle autorità pubbliche di alto livello del Dorset, tra cui un ispettore di polizia, l’Ufficio del Commissario di Polizia e Crimine e i consiglieri locali.

L’e-mail faceva parte di una corrispondenza in corso con la polizia e i funzionari locali riguardo alla clinica abortiva in Ophir Road a Bournemouth e all’applicazione di una zona cuscinetto intorno al sito, che era stata imposta nell’ottobre 2022. Nella lettera, il signor Skinner esponeva le sue obiezioni morali e politiche all’aborto e a quelle che considerava pratiche di polizia ingiuste all’interno della zona cuscinetto.

In allegato all’e-mail c’era un documento intitolato “Reporting Mass Murder Ophir Road”, che conteneva alcune immagini crude di feti abortiti insieme ad argomentazioni dal tono forte che condannavano l’aborto e criticavano il ruolo delle autorità pubbliche nell’applicazione delle zone cuscinetto intorno alle cliniche abortive. Queste immagini erano affiancate da altre immagini crude dell’Olocausto.

I destinatari della polizia hanno riferito di aver provato “angoscia” dopo aver aperto l’allegato. A seguito delle denunce, la Procura della Corona ha incriminato il sig. Skinner ai sensi della legislazione sulle comunicazioni, sostenendo che egli avesse inviato comunicazioni elettroniche gravemente offensive e intese a causare angoscia.

Il sig. Skinner ha ammesso di aver inviato l’e-mail e ha riconosciuto che le immagini erano offensive, ma ha negato qualsiasi intenzione di molestare o minacciare qualcuno. Ha sostenuto che la comunicazione fosse una dichiarazione politica e religiosa rivolta ai funzionari pubblici responsabili delle forze dell’ordine e delle politiche pubbliche.

È stato condannato in primo grado.

Sentenza dell’Alta Corte

Inizialmente multato (per un totale di 3.840 sterline) e condannato dal giudice distrettuale presso il tribunale di Poole, oggi il giudice dell’Alta Corte ha accolto l’appello del signor Skinner. L’Alta Corte ha stabilito che, sebbene gli elementi del reato fossero tecnicamente provati ai sensi della legge nazionale sulle comunicazioni, confermare la condanna sarebbe stato incompatibile con i suoi diritti umani.

“Questo è un caso che riguarda la libertà di espressione e la libertà di religione,” ha affermato il giudice.

La corte ha riconosciuto che il sig. Skinner ha ammesso che le immagini erano “offensive” e persino “gravemente offensive”, e che il reato era quindi provato prima facie ai sensi di legge.

Tuttavia, il giudice ha sottolineato che questa non era la fine dell’analisi.

La corte si è concentrata sul quarto elemento del test di proporzionalità Bank Mellat, ovvero la ponderazione dei diritti in conflitto, e ha ritenuto che una condanna non sarebbe stata proporzionata alle circostanze.

Nel valutare la proporzionalità, il giudice ha osservato che Skinner è un attivista cristiano di lunga data che si oppone con veemenza all’aborto, e che la sua e-mail doveva essere compresa nel suo più ampio contesto politico e morale.

Il tribunale ha fatto riferimento alla presenza del sig. Skinner nella zona cuscinetto all’esterno della clinica abortiva nel febbraio 2023 insieme al collega attivista Steve Green, e al suo continuo impegno con le autorità riguardo alla sorveglianza della zona cuscinetto.

Sottolineando che ogni caso dipende dai propri fatti, il tribunale ha respinto il ricorso della Corona alla giurisprudenza precedente, ritenendo che i casi citati fossero distinguibili.

Il giudice ha attribuito particolare importanza al fatto che i destinatari dell’e-mail fossero funzionari pubblici, tra cui un commissario eletto per la polizia e la criminalità e un ispettore di polizia di alto livello, che erano quindi soggetti a una soglia di tolleranza più elevata rispetto ai privati cittadini.

Il tribunale ha inoltre osservato che il sig. Skinner aveva intrattenuto una corrispondenza con l’ispettrice temporanea Fern Graham in merito alla sorveglianza della zona cuscinetto, includendo riferimenti ai principi peeliani di polizia, e che l’e-mail faceva parte di un dialogo più ampio con i decisori.

Nel valutare l’uso delle immagini da parte del sig. Skinner, il giudice ha riconosciuto il ruolo consolidato delle immagini di forte impatto nel dibattito pubblico.

“Riconosciamo il potere dell’immagine di veicolare un messaggio nella sua forma più persuasiva,” ha affermato il tribunale, facendo riferimento alle analogie con le avvertenze sanitarie grafiche sui pacchetti di sigarette e al funerale a bara aperta di Emmett Till in seguito al suo omicidio nel 1955.

Pur riconoscendo il disagio provato da coloro che hanno ricevuto l’e-mail, la corte ha concluso che confermare la condanna non sarebbe stato un risultato proporzionato.

“Non sottovalutiamo il disagio che i querelanti avranno provato nel ricevere la lettera,” ha affermato il giudice. “Tuttavia, riteniamo che confermare la condanna non costituirebbe un’ingerenza proporzionata.”

L’appello è stato accolto, la condanna annullata ed è stata concessa un’ordinanza di rimborso delle spese di difesa a copertura delle spese legali e di viaggio.

Profonda importanza morale

Il signor Skinner, un ottantenne residente a Bournemouth senza precedenti penali, ha dichiarato:

“Sono profondamente grato che il tribunale abbia visto questo caso per quello che era realmente. Non ho mai avuto intenzione di molestare o spaventare nessuno. Stavo sollevando questioni di profonda importanza morale e pubblica con chi detiene l’autorità.

“Questo procedimento non avrebbe mai dovuto essere avviato. Mi ha causato un pesante tributo, ma spero che questa sentenza protegga altri che desiderano esprimersi pacificamente su questioni di coscienza senza il timore di essere criminalizzati.”

Il Christian Legal Centre chiede ora alle autorità giudiziarie di rivedere con urgenza il modo in cui vengono applicati i reati di comunicazione, in particolare quando l’espressione riguarda la coscienza, il credo cristiano o il dibattito politico.

Andrea Williams, amministratore delegato del Christian Legal Centre, ha dichiarato:

“Si tratta di una sentenza fondamentale e di principio. L’Alta Corte ha confermato che, anche quando il discorso è provocatorio o profondamente scomodo, il diritto penale non può essere utilizzato come scorciatoia per mettere a tacere l’espressione legittima su questioni di interesse pubblico.

“David Skinner è stato preso di mira per aver espresso alle autorità pubbliche le sue sincere convinzioni cristiane sull’aborto e sulle zone cuscinetto. La sentenza odierna ribadisce che in una società libera e democratica, la risposta alle parole che non ci piacciono è un maggiore dibattito, non un procedimento penale.

“Questo caso dovrebbe fungere da monito alla polizia e ai pubblici ministeri contro l’uso improprio delle leggi sulle comunicazioni per intimidire il discorso politico o religioso. Il calvario di David è durato fin troppo a lungo, e speriamo che questa sentenza prevenga ingiustizie simili in futuro.”

LifeNews

 


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