Ecco una analisi sulla mortalità tra vaccinati COVID e non vaccinati eseguita sui dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica (ONS) in Inghilterra effettuati dal prof. Norman Fenton, matematico britannico, professore di gestione delle informazioni sui rischi presso la Queen Mary Università di Londra, e dal prof. Martin Neil, docente in Informatica e Statistica alla Queen Mary, Università di Londra. Ambedue gestiscono il sito bayesianrisk.blogspot.com.

L’articolo è stato pubblicato su probabilityandlaw.blogspot.com, e ve lo presento nella mia traduzione. Dell’eccesso di mortalità nei giovani in Israele abbiamo parlato qui.

 

vaccino_covid_virus afp
foto (AFP)

 

I dati del governo del Regno Unito non supportano le affermazioni fatte per l’efficacia/sicurezza del vaccino. 

In un post precedente abbiamo sostenuto che la misura a lungo termine più affidabile dell’efficacia/sicurezza del vaccino contro il Covid-19 è il tasso di mortalità per tutte le cause aggiustato per l’età. Se, per un periodo ragionevolmente prolungato, muoiono meno persone vaccinate, per qualsiasi causa, compreso il Covid-19, rispetto alle persone non vaccinate, allora potremmo concludere che i benefici del vaccino superano i rischi. Abbiamo anche sottolineato che, per evitare l’effetto confondente dell’età, è fondamentale che siano disponibili dati per ciascuna categoria di età, piuttosto che i dati aggregati perché, chiaramente, i dati aggregati potrebbero esagerare i tassi di mortalità da vaccino se più persone anziane, con mortalità attesa più breve, sono inclusi. Il lancio del vaccino nel Regno Unito è stato eseguito in ordine di età decrescente, dal più anziano al più giovane, tranne all’inizio nel programma di vaccinazione quando i giovani vulnerabili sono stati vaccinati insieme agli anziani. Con il progredire del programma, i vaccinati erano, in media, più anziani di quelli rimasti non vaccinati e man mano che l’implementazione procedeva, una proporzione progressivamente più elevata della popolazione residua non vaccinata era più giovane.

L’ultimo rapporto dell’Ufficio nazionale di statistica sui tassi di mortalità per stato vaccinale Covid fornisce dati su tutti i decessi – correlati al Covid e non correlati al Covid per il periodo gennaio-luglio 2021 per i non vaccinati e le diverse categorie di vaccinati (“entro 21 giorni dal primo dose’, ’21 giorni o più dopo la prima dose’, ‘seconda dose’). I dati ONS per la mortalità da Covid-19, sono riportati nella Tabella 4 del foglio di calcolo ONS e i dati ONS per la mortalità per tutte le cause escluso il Covid-19, sono riportati nella Tabella 5 dello stesso foglio di calcolo. Entrambe le tabelle sono riprodotte in fondo a questo post.

Riteniamo che ci siano gravi debolezze e possibili errori nei dati ONS (vedi nota** a piè di pagina). Ma soprattutto, sebbene non fornisca i dati categorizzati per età grezzi, fornisce tassi di mortalità “standardizzati per età”***. Ciò significa che l’ONS ha calcolato il tasso di mortalità complessivo in un modo che (ritengono) si aggiusta all’effetto confondente dell’età, e questo è “incorporato” nei tassi di mortalità che hanno pubblicato. Tuttavia, mentre riportano questo tasso di mortalità aggiustato per età per ciascuna delle tre categorie separate di persone vaccinate, non lo riportano per l’insieme combinato di persone vaccinate. Nella nostra analisi, e in assenza dei dati stratificati per età effettiva, calcoliamo un tasso di mortalità per tutte le cause ponderato per l’età della popolazione utilizzando le dimensioni della popolazione pubblicate dall’ONS per ciascuna delle tre categorie di vaccinati. Questo non è l’ideale perché i tassi ONS aggiustati per l’età sono molto opachi e non sono “numeri assoluti”. Però, in assenza di dati dettagliati, ciò dovrebbe fornire una stima ragionevole di quale sarebbe il tasso di mortalità per tutte le cause corretto per l’età dell’ONS per tutti i non vaccinati se si fossero presi la briga di segnalarlo. Lo chiameremo “tasso di mortalità vaccinato ponderato”. La tabella dei dati derivata dai dati ONS e utilizzata per calcolare questo tasso è fornita alla fine di questo post.

Si scopre che, anche usando questo tasso di mortalità aggiustato per età, il tasso di mortalità è attualmente più alto tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati.  

Di seguito sono riportati i tassi di mortalità aggiustati per età per i vaccinati contro i non vaccinati per le settimane da 1 a 26 del 2021. Nel complesso, il grafico mostra che, nel tempo, il tasso di mortalità ponderato per i vaccinati è aumentato costantemente e alla settimana 16 (23 aprile 2021) ha superato quello per i non vaccinati. 

Il grafico suggerisce un normale trend di mortalità stagionale per i non vaccinati, con un picco invernale alla settimana 6, 12 febbraio 2021, e un costante declino verso l’estate. Al contrario, il modello per i vaccinati è completamente diverso. Dalla settimana 24 in poi i tassi di mortalità per i vaccinati e per i non vaccinati sembrano convergere all’inizio dell’estate. 

Poiché i dati ONS suddividono i dati nel tempo per le tre categorie di vaccinati (quelli entro 21 giorni dalla prima dose, quelli 21 giorni dopo la prima dose e quelli dopo due dosi), possiamo anche tracciare grafici di mortalità per ciascuna di queste categorie . Il tasso di mortalità, per la settimana 26, fino al 2 luglio, per i non vaccinati è di circa 25 morti ogni 100.000. Ma ci sono grandi differenze tra i tassi di mortalità per le diverse categorie di decessi dei vaccinati. Ad esempio, per quelli dopo 21 giorni dalla prima dose, la mortalità comparabile è di circa 89 morti ogni 100.000 persone (un numero che è drasticamente aumentato da gennaio), mentre per quelli vaccinati con due dosi si sono registrati circa 15 morti ogni 100.000 nello stesso periodo di luglio.

Preoccupanti anche le tendenze per le diverse categorie di vaccinazione. A differenza dei non vaccinati, i tassi di mortalità dei vaccinati sono inizialmente aumentati da valori iniziali molto bassi, ma poi sono aumentati, mentre quella dei non vaccinati è diminuita. I grafici sottostanti mostrano questi modelli.

Dal 19 marzo il tasso di mortalità della vaccinazione a doppia dose è aumentato di settimana in settimana in modo più o meno consistente. Il tasso di mortalità per quelli con più di 21 giorni dopo la prima dose è aumentato drasticamente in primavera (alla settimana 14) ed è rimasto elevato da allora in poi. La mortalità entro 21 giorni dalla vaccinazione inizialmente è aumentata, ma sembra essersi stabilizzata, anche se con qualche rumore (statistico, ndr). Lasceremo ai colleghi clinici spiegare perché ci sono modelli così diversi.

A causa delle limitazioni e dei possibili errori nei dati ONS**, ci sono molti avvertimenti che devono essere applicati alla nostra analisi grezza (compresi alcuni trattati nel post precedente). Ma possiamo concludere che i dati dell’ONS non supportano le affermazioni fatte sull’efficacia/sicurezza del vaccino.  

È anche importante notare che la popolazione di persone vaccinate sta diventando sufficientemente ampia e rappresentativa da ridurre notevolmente la criticità dell’adeguamento all’età. Faremo un’analisi di follow-up che tenga conto di questo.

 

 

Nota **Potenziali limitazioni ed errori nei dati ONS (grazie a Clare Craig per aver identificato alcuni di questi)

  • Non fornisce i dati classificati per età non elaborati.
  • Il punteggio standardizzato per età utilizzato dall’ONS si basa sui dati del censimento del 2011 per determinare le proporzioni della popolazione in ciascuna categoria di età. Queste proporzioni sono cambiate dal 2011 e, come abbiamo notato in questo articolo, queste differenze possono cambiare significativamente i risultati.
  • Ci sono incongruenze nei numeri di vaccinazione tra i dati ONS e i dati del National Immunization Management Service (NIMS). Ad esempio, entro la settimana 26 NIMS ha 28,1 milioni di persone di età superiore ai 18 anni che hanno avuto la seconda dose, ma ONS ha solo 23,3 milioni. 
  • La popolazione totale dell’ONS è di 16,6 milioni rispetto all’intera popolazione. Solo 12,6 milioni hanno meno di 18 anni, quindi i restanti 4 milioni vengono omessi per qualche altro motivo.
  • I tassi dei non vaccinati l’8 gennaio sono inferiori ai doppi vaccinati in estate. Inoltre, l’8 gennaio solo il 12% degli over 65 anni era stato vaccinato, quindi la popolazione non vaccinata avrebbe dovuto avere un tasso di mortalità molto simile ai livelli di fondo. 
  • I tassi di mortalità settimanali aggiustati per età in forte aumento (per decessi non correlati al Covid) per i 38 milioni [di individui] della popolazione non vaccinata a gennaio sono totalmente incoerenti con i cambiamenti settimanali degli anni precedenti. Sebbene questa popolazione escluda gli under 18 e gli 1,2 milioni (soprattutto over 65) che avevano ricevuto la prima dose, non ci aspetteremmo che il tasso di mortalità per questa popolazione sia drasticamente diverso dal tasso di mortalità per l’Inghilterra visto negli ultimi anni come riportato in un diverso rapporto ONS
  • In definitiva, dobbiamo escludere morti innaturali come omicidi, incidenti e suicidi poiché questi possono introdurre distorsioni tra le coorti, specialmente nelle categorie di giovani in cui i numeri complessivi di morte sono piccoli.

 

Ecco i dati della Tabella 4 i dati grezzi, per i decessi da Covid-19, come forniti dall’ONS:

Ecco i dati della Tabella 5 i dati grezzi, per tutti i decessi ad eccezione di Covid-19, come forniti dall’ONS:

Infine, ecco i dati che abbiamo usato per calcolare i tassi di mortalità combinati per tutte le cause aggiustati per l’età e il tasso di mortalità vaccinato ponderato.

nota***

 

 

 

 

Facebook Comments
Print Friendly, PDF & Email