Papa Francesco triste
Papa Francesco triste

 

Riflessioni sul bene della Chiesa alla luce del Canone 212

 

di Fabio Vessillifero

 

“In modo proporzionato alla scienza, alla competenza e al prestigio di cui godono, i fedeli hanno il diritto, e anzi talvolta anche il dovere, di manifestare ai sacri Pastori il loro pensiero su ciò che riguarda il bene della Chiesa…” (Canone 212, § 3 del Codice di Diritto Canonico). 

 

Avviso dell’Autore

Ho scelto di non inserire link o note a piè di pagina per ogni mia affermazione, poiché si tratta di atti pubblici e cronache ampiamente trattati, che il lettore può facilmente rintracciare e verificare in internet attraverso varie fonti.

  1. Il trucco del magistero sdoppiato: dottrina in cassaforte, prassi al macero

Ad eccezione della recente vicenda delle consacrazioni episcopali di Écône (1 luglio) senza mandato pontificio, la crisi teologica ed ecclesiologica che attraversa la Chiesa cattolica contemporanea non si manifesta nelle forme classiche di una rottura violenta, di uno scisma visibile o di una proclamazione dogmatica apertamente eretica. Si nota come la strategia operata sotto il passato pontificato del Papa argentino abbia agito attraverso una silenziosa e progressiva mutazione interna che scardina i presupposti del dogma senza mai toccarne la formulazione teorica. Al centro di questo dramma si colloca l’adozione deliberata di un linguaggio e di una prassi contrassegnati da una sistematica ambiguità, volta a scindere la verità del dogma dalla sua applicazione reale. L’esortazione apostolica Amoris laetitia (2016), aprendo lo spazio alla recezione della divina Eucaristia ai divorziati risposati civilmente che continuano a coabitare senza rispettare la continenza prevista in tali situazioni, e la successiva dichiarazione Fiducia supplicans (2023), che ha introdotto la possibilità di benedire coppie dello stesso sesso, rappresentano le pietre miliari di questo ribaltamento. In entrambi i casi, l’impianto dottrinale astratto viene solennemente riaffermato per evitare l’accusa formale di eresia, mentre la prassi concreta viene spinta in direzione diametralmente opposta. Si crea così uno sdoppiamento in cui la dottrina del sacramento viene smentita dall’azione pastorale, scaraventando la coscienza dei fedeli nello smarrimento e riducendo l’Eucaristia e il Matrimonio a meri simboli svuotati del loro intrinseco valore ontologico.

  1. Il tempo grimaldello dello spazio: la finestra di Overton teologica

Questo metodo di smantellamento silenzioso trova la sua esplicita legittimazione filosofica nel postulato espresso da papa Bergoglio nell’esortazione Evangelii gaudium (2013), secondo il quale «il tempo è superiore allo spazio». Se applicato alla dogmatica e al diritto canonico, questo principio assume una valenza radicalmente storicista e immanentista. Lo spazio rappresenta il recinto rigido del dogma, la cittadella fortificata della norma immutabile definita una volta per tutte dal Magistero perenne e dalla Tradizione Apostolica. Il tempo incarna invece il divenire storico, il mutamento dei processi umani e la fluidità della storia. Privilegiare il tempo significa avviare processi di trasformazione graduale all’interno della prassi ecclesiale, lavorando a lunga scadenza senza la necessità di abbattere visibilmente le mura dottrinali dello spazio. Dal punto di vista della sociologia della comunicazione, questo approccio funziona esattamente come l’applicazione della Finestra di Overton ai contenuti della fede. Idee, costumi e prassi che fino a ieri erano considerati teologicamente inconcepibili e contrari al deposito della fede vengono introdotti inizialmente sotto forma di eccezioni dettate dalla fragilità umana, per poi essere discussi nei sinodi, normalizzati dal linguaggio pastorale ordinario e infine istituzionalizzati come consuetudini legittime, modificando la percezione dei fedeli senza mai dover correggere la lettera del catechismo.

  1. L’aborto derubricato: la liquidazione del reato nell’ospedale da campo

Questo stesso principio di rendere fluide ed eliminare le regole oggettive si riflette in modo drammatico nel modo in cui sono stati gestiti, dal punto di vista penale, giudiziario e simbolico, i delitti contro la vita, a partire dall’aborto procurato. Sul piano puramente teorico delle carte ufficiali, si nota che la Santa Sede ha mantenuto intatta la sanzione della scomunica immediata (che scatta cioè sul fatto stesso) all’interno del Codice di Diritto Canonico, preservando la condanna morale dell’atto come uccisione di un innocente. Tuttavia, si evidenzia che la scelta compiuta con la lettera apostolica Misericordia et misera (2016) di allargare per sempre a tutti i sacerdoti del mondo il potere di perdonare questo delitto — mentre prima questa facoltà era riservata solo al Vescovo e al Penitenziere della diocesi — ha finito per azzerare immediatamente la percezione della gravità di questo atto nella mente delle persone.

Nella precedente normativa, si capisce che questa riserva giurisdizionale non era un inutile ostacolo burocratico, ma un potente strumento educativo e un freno fondamentale. Serviva a scuotere profondamente la coscienza dei fedeli, segnalando la gravità di essersi staccati del tutto dalla comunità della Chiesa. Si sostiene che, abbattendo questo argine in nome di una logica distorta del cosiddetto “ospedale da campo” — che preferisce cancellare subito i sintomi superficiali invece di curare e far capire a fondo la ferita — l’aborto sia stato psicologicamente declassato a una colpa comune. Nella presente analisi, si rileva come l’ordinarietà con cui viene ora concessa l’assoluzione sacramentale, cancelli la dimensione pubblica e sociale del delitto, spingendo la massa dei fedeli ad adeguarsi alla mentalità del mondo moderno, che considera l’interruzione di gravidanza come una scelta magari tragica, ma ormai del tutto normale e comune.

  1. Il supermarket delle fedi

La spinta verso una religione fluida, umanitarista e orizzontale manifesta i suoi esiti più radicali sul terreno del dialogo interreligioso, dove il magistero bergogliano si è spinto fino a un esplicito e sistematico indifferentismo religioso. La Dichiarazione di Abu Dhabi del 2019 rappresenta il punto di non ritorno di questa deriva. Affermando che il pluralismo e le diversità di religione sono una «sapiente volontà divina», accostando tale diversità a quella di sesso, razza e lingua, il testo adotta un parallelismo logico che contraddice frontalmente la Rivelazione cristiana. Se la diversità dei sessi appartiene all’ordine della creazione positiva di Dio, la diversità delle religioni, che include dottrine tra loro contraddittorie e negazioni esplicite della divinità di Cristo, può essere solo tollerata dalla volontà permissiva di Dio, ma mai definita sapiente o voluta all’origine. Questo slittamento ha trovato il suo compimento nel discorso a braccio pronunciato a Singapore nel 2024, in cui le religioni sono state ridotte a diversi idiomi o percorsi equivalenti per giungere al medesimo Dio. Questa visione nega l’unicità salvifica di Gesù Cristo proclamata dal Vangelo e ribadita dalla dichiarazione Dominus Iesus (Giovanni Paolo II, anno santo 2000), trasformando l’evento dell’Incarnazione e il sacrificio della Croce in opzioni culturali interscambiabili all’interno di un supermarket delle fedi.

  1. Il grembiulino in sagrestia: la spettrale convergenza con l’illuminismo massonico

Questa metamorfosi del Cattolicesimo in una dottrina teocentrica generica e inclusiva rivela una spettrale convergenza con le strutture speculative dell’illuminismo deista e con l’ideologia della Massoneria moderna. Il manifesto programmatico codificato nelle celebri Costituzioni di Anderson del 1723 stabiliva che l’ordine muratorio non esigeva più l’adesione alle religioni particolari storiche, ma imponeva l’obbligo di riconoscersi esclusivamente in quella religione universale nella quale tutti gli uomini concordano, lasciando le singole fedi al rango di opinioni private e secondarie. La loggia si configurava così come il super-spazio sacro in cui la fraternità filantropica superava le rigidità dogmatiche dei singoli culti. Quando la gerarchia cattolica sposta il proprio asse teologico da Cristo Salvatore a un Dio “Padre” universale e indistinto, e proclama una fratellanza globale sganciata dalla verità del Battesimo e dall’adozione filiale in Cristo, essa realizza nei fatti una sorprendente convergenza con quell’antico disegno antropocentrico. Questa singolare identità di vedute spiega il documentato fenomeno delle pubbliche lodi indirizzate a Bergoglio da parte di diverse logge mondiali, come la Gran Loggia di Spagna o il Grande Oriente di Francia, che hanno celebrato documenti come Fratelli tutti come il superamento dell’esclusivismo dottrinale romano a favore di un umanesimo tollerante.

  1. L’altare del rating etico: il Vaticano succursale del capitalismo predatorio

Il risvolto socio-economico di questa fluidificazione del dogma si è concretizzato nella singolare alleanza istituzionale siglata tra la Santa Sede e i vertici dell’alta finanza speculativa mondiale attraverso la fondazione del Consiglio per il Capitalismo Inclusivo (dicembre 2020). Al di lа delle grossolane narrazioni complottistiche, la realtà dei fatti dimostra un dato “teopolitico” trasparente ed evidente: i custodi del grande capitale transnazionale, guidati da esponenti della dinastia Rothschild e dai manager di colossi finanziari, hanno trovato nel vocabolario di quel pontificato una sponda ideale per la propria ristrutturazione globale. La Chiesa cattolica ha accettato di prestare il proprio immenso patrimonio di credibilità morale per operare uno sbiancamento etico del capitalismo finanziario, integrando la propria azione con i rating ESG di sostenibilità ambientale e governance stabiliti dalle agenzie ONU e dal World Economic Forum. Adottando i criteri del politicamente corretto globalista, l’azione pastorale si è piegata alle necessità di un mercato fluido che richiede la dissoluzione delle identità metafisiche stabili, dei legami familiari tradizionali e delle certezze dogmatiche, allo scopo di produrre individui atomizzati e perfettamente manipolabili dalle logiche del consumo globale.

  1. La trappola del filantropo: l’anestesia dello spirito del tempo

La storia della Chiesa dimostra in modo inconfutabile che il pericolo più letale per la sopravvivenza della fede non è mai scaturito dalle persecuzioni violente dei tiranni esterni, ma dalla seduzione del conformismo culturale operato dal secolo. Se il ferro e il fuoco degli imperatori romani o dei regimi totalitari hanno sempre purificato il corpo ecclesiale, separando i tiepidi dai giusti e generando il sangue dei martiri che feconda la storia, la seduzione agisce in modo opposto, anestetizzando le coscienze dall’interno attraverso la lusinga del benessere e dell’accettazione sociale. Le grandi profezie della letteratura teologica del Novecento, da Vladimir Solov’ëv a Robert Hugh Benson, hanno magistralmente descritto come l’avversario della fede non si presenterà sempre sotto le sembianze di un persecutore violento, ma spesso sotto le vesti del supremo filantropo, del pacifista universale, dell’ecologista radicale e del promotore della fratellanza umana universale. Cedere a questa prospettiva significa operare un’apostasia silenziosa in cui le chiese restano aperte e i riti vengono celebrati, ma l’anima della sposa di Cristo viene sostituita dallo “spirito del tempo” di hegeliana memoria.

  1. L’ambiguità eletta a sistema: il tramonto della roccia e il magistero liquido

Il confronto rigoroso con i rari casi di deviazione o debolezza dottrinale che hanno costellato la storia dei pontefici del passato, come nei casi classici di Liberio e Onorio I, fa emergere l’assoluta novità dell’operato di Jorge Mario Bergoglio. Papa Liberio (+ 366) cedette firmando una formula teologica ambigua che ometteva il termine consustanziale solo perché piegato dalle durissime privazioni dell’esilio impostogli dall’imperatore di fede ariana, mentre Papa Onorio (+ 638) incorse nella condanna del terzo Concilio di Costantinopoli per una formulazione imprecisa sull’unica volontà di Cristo, dettata dall’ingenua fretta di pacificare la Chiesa d’Oriente senza avvedersi delle conseguenze terminologiche. Tuttavia, sappiamo con certezza che Liberio non era ariano e che Onorio non era monotelita. In nessuno di questi casi storici l’ambiguità era stata concepita come una strategia deliberata e ordinaria di governo. Con papa Bergoglio, invece, ci si è trovati di fronte all’istituzionalizzazione di un magistero liquido e aereo, fatto di interviste giornalistiche, discorsi improvvisati e silenzi ostinati di fronte a formali richieste di chiarimento (si pensi solo ai Dubia dei cardinali).

Questa evidente indeterminatezza del linguaggio è servita a disarmare la resistenza immunitaria dei difensori della Tradizione Apostolica, poiché ha impedito di formulare un’accusa precisa di eresia contro testi che rimanevano formalmente ambivalenti, mentre nella realtà vissuta delle parrocchie la fede cattolica veniva demolita giorno dopo giorno. Rinunciando al mandato divino di confermare i fratelli nella fede (Lc 22,32) e mettendo indirettamente in discussione persino la divinità del Figlio di Dio (Mt 16,16), Bergoglio ha indebolito l’esercizio dell’ufficio petrino, trasformando nei fatti lo spazio sacro in una sorta di cappella filantropica e relativista. Purtroppo tutti abbiamo potuto rilevare che di fronte a questo scenario, la quasi totalità dei vescovi cattolici (tranne la lodevole voce del vescovo Atanasio Schneider) è rimasta in silenzio. Questo fatto rimarrà nella storia come una macchia indelebile sull’intero episcopato mondiale.

  1. La destrutturazione del Papato e il nodo della testimonianza ecclesiale

Il sigillo formale e programmatico di questo indebolimento istituzionale si è manifestato con una scelta apparentemente burocratica, ma dal valore ecclesiologico dirompente: la declassazione, all’interno dell’Annuario Pontificio del 2020, dei titoli di Vicario di Cristo e Successore del Principe degli Apostoli al rango di semplici “titoli storici”. Questa decisione non ha rappresentato una bizzarria dell’ultimo minuto, ma la coerente esplicitazione di un processo di adeguamento al politicamente corretto che Jorge Mario Bergoglio aveva avviato fin dai primi istanti del suo insediamento, quando si presentò al mondo con la sola tonaca bianca, senza le insegne pontificie tradizionali e definendosi unicamente “Vescovo di Roma”.

Una simile costanza nel perseguire lo svuotamento del primato petrino proietta una luce su tutto l’ultimo decennio. L’assioma bergogliano secondo cui «il tempo è superiore allo spazio» ha finito per produrre i suoi frutti sotto gli occhi di tutti, manifestando in foro esterno le reali intenzioni di colui che, anziché fare da barriera contro le derive del mondo moderno, ne ha assecondato i presupposti filosofici e linguistici. Di fronte a un’azione pastorale che ha faticato a custodire la certezza del dogma e ha finito per relativizzare la costituzione stessa della Chiesa, i fedeli e i pastori si trovano oggi dinanzi a un orizzonte pastorale frammentato che richiede una profonda riparazione spirituale e dottrinale.

  1. Il compito del nuovo pontificato di Leone XIV: la via della chiarezza

Ora che il passaggio terreno di Jorge Mario Bergoglio si è concluso e la Chiesa vive il pontificato del Santo Padre Leone XIV, la necessità di fare piena luce sulle ambiguità del recente passato non è più differibile. Essa si impone come un atto di carità pastorale indispensabile per la salute delle anime e il ripristino dell’ordine dottrinale. Non ci si trova dinanzi al compito improprio di imbastire giudizi sommari che non competono ai fedeli, bensì davanti al dovere morale di riaffermare le Verità eterne e di superare un’eredità che ha teso a normalizzare il relativismo. Spetta alla Suprema Autorità e ai Pastori che amano la Tradizione della Chiesa fare chiarezza definitiva, affinché il Magistero torni a parlare il linguaggio limpido del Vangelo: “Sì, sì; no, no”. Solo una rinnovata e solenne riaffermazione della retta fede, sganciata da ogni ambiguità deliberata e dall’indifferentismo dottrinale, potrà restituire il sapore al sale della terra e confermare una volta per tutte i fratelli nella perenne stabilità della fede apostolica.

 


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