La discesa nel Maelström

La discesa nel Maelström

 

di Un sacerdote

 

Carissimo Sabino, è un po’ che volevo scriverti, ma troppe cose incombevano. Adesso me ne sono liberato e ne approfitto per inviarti, come già fatto altre volte, qualche estemporanea considerazione sui mali del tempo presente.

Quello che il “potere” sta costruendo con orribile efficacia, specie sfruttando la cosiddetta pandemia, è un mondo dove ormai sempre più la capacità di usare la ragione anche nei suoi minimi termini sta scomparendo dall’orizzonte della vita di tutti i giorni. Quando vedi persone che da sole stanno alla guida dell’auto indossando la famigerata mascherina, ne hai, tra le tante, una metafora chiarificante. Un sacco di gente, come rilevano tantissimi psicologi, sta letteralmente implodendo, e non sa più distinguere la realtà dalla fantasia creata artificialmente, appunto, dal “potere” che nelle sue “fucine di Mordor” ha ormai forgiato un anello potentissimo col quale ghermirci e imprigionarci per trascinarci tutti giù nel profondo del suo gorgo mortale, un immenso e orrido Maelström che nemmeno la fantasia del geniale Allan Poe sarebbe riuscita ad immaginare.

In ogni caso, nel noto racconto dello scrittore, Una discesa nel Maelström, c’è una sottolineatura interessantissima, chiave risolutiva intuita dal protagonista del racconto, che trovo attualissima come spiegazione di ciò che sta accadendo alla ragione dell’uomo attuale.

Ma prima di illustrare la chiave risolutiva del racconto, anticipo una citazione da Il senso religioso di don Giussani che ne fa comprendere la portata esemplificativa:

«Nello snervante comodo della vita moderna la massa delle regole che danno consistenza alla vita si è spappolata; […] la maggior parte delle fatiche che imponeva il mondo cosmico sono scomparse e con esse è scomparso anche lo sforzo creativo della personalità […]. La frontiera del bene e del male è svanita, […] la divisione regna ovunque […]. Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore. Molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità». Interrompo per osservare che qui Carrel usa il linguaggio di chi si è sempre dedicato a un certo tipo di studio, scientifico (ricordiamo che egli fu giovanissimo Premio Nobel per la medicina): la parola «ragionamento» potrebbe utilmente essere sostituita dalla parola «dialettica in funzione di una ideologia». Infatti la nostra – prosegue Carrel – è un’epoca di ideologie, nella quale cioè invece che imparare dalla realtà in tutti i suoi dati, costruendo su di essa, si cerca di manipolare la realtà secondo le coerenze di uno schema fabbricato dall’intelletto: «così il trionfo delle ideologie consacra la rovina della Civiltà»” (L. Giussani, Il senso religioso, p. 3-4, Rizzoli.1997).

Molta osservazione”, solo questo salva la ragione dell’uomo e, dunque, l’uomo nella sua vera umanità.

Per venire adesso al racconto di Poe il protagonista si salva dallo sprofondare nell’abisso osservando il fluire dei vari relitti, secondo la loro forma, lungo le “nere pareti” scoscese del gorgo. Egli si salva non elaborando congetture soggettive (“molto ragionamento”), ma osservando la natura oggettiva dei relitti che stanno affondando:

Mi misi allora ad osservare con uno strano interesse i numerosi oggetti che galleggiavano con noi. Certamente dovevo essere in delirio, poiché trovavo persino divertimento nel calcolare la velocità relativa della loro discesa verso il fondo schiumoso. “Quell’abete” mi sorpresi una volta a dire “sarà certo il primo a fare il tuffo tremendo e scomparirà”; e fui molto contrariato nel vedere che i resti di una nave mercantile olandese lo avevano raggiunto e sparivano per primi. Varie volte mi proposi congetture di questo genere e sempre mi sbagliai, per cui la constatazione del mio invariabile errore mi spinse alla fine in un altro ordine d’idee, che fecero di nuovo tremare le mie membra e batter forte il mio cuore”.

 […]

“Feci anche tre osservazioni importanti: la prima, che di regola generale, quanto più grossi erano i corpi, tanto più rapida era la loro discesa; la seconda che, di due corpi di uguale grandezza, l’uno sferico e l’altro di qualsiasi altra forma, lo sferico acquistava superiore velocità nella discesa; la terza che di due corpi di uguale grandezza, l’uno cilindrico e l’altro di qualsiasi altra forma, era inghiottito più lentamente il cilindrico. In seguito allo scampato pericolo, ho avuto varie conversazioni in proposito con un vecchio maestro elementare del posto, e da lui ho imparato l’uso delle parole “cilindro” e “sfera”. Egli mi spiegò – ma ho dimenticato la spiegazione – che quanto io avevo osservato era la conseguenza naturale della forma dei rottami galleggianti, e mi mostrò come avviene che un cilindro girante in un vortice offre maggior resistenza a essere succhiato e viene attratto con difficoltà maggiore di un corpo di qualsiasi altra forma, seppure di uguale grandezza”.

Il protagonista, di conseguenza, si lega ad una piccola botte cilindrica che stava sulla barca e si getta nei flutti. La sua imbarcazione finirà inghiottita nel fondo dell’abisso con a bordo il fratello che non aveva voluto seguire il suo esempio, tradito dalla falsa sicurezza di restare sulla barca (“poca osservazione”) e lui invece, ruotando più lentamente lungo le pareti, scampa al gorgo mortale.

Oggi il “potere” ci induce più che mai in errore impedendoci con i suoi giochi da diabolico illusionista di osservare le cose per quello che sono in realtà: la barca che finirà per sprofondare viene fatta passare per il barile che salva e viceversa, magari anche accusando i pochi barili autentici in circolazione di essere incapaci di non affondare nel gorgo: brutti negazionisti che non siete altro! Nonostante questo noi cristiani, che facciamo parte di quella Chiesa che una volta era considerata l’Arca della salvezza (e tale obiettivamente rimane), non possiamo che continuare a fare i barili meglio che possiamo, sperando che qualcuno ci osservi meglio. Quanto ai troppi vescovi che invece fanno i “pesci in barile” di fronte allo scempio della legge Zan Scalfarotto, e di tutte le altre irragionevoli nefandezze che il “potere” ci ammannisce, trattasi purtroppo di ben altri barili.

Detto questo, se ancora non le hai fatte, sante e buone vacanze. Il tuo amico sacerdote.

 

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