transgender

 

 

di Lucia Comelli

  

Per Carriera Alias si intende un protocollo che permette agli studenti transgender che ne facciano richiesta di cambiare i dati anagrafici relativi alla propria identità sessuale sul registro di classe (o all’interno delle facoltà). Finora 60 istituti nel nostro Paese hanno attivato, per lo più con la sola approvazione del consiglio di istituto, questa procedura. Il protocollo, che comunque richiederebbe il consenso informato dei genitori e l’approvazione preventiva di tutti gli organi collegiali (compreso il collegio docenti), rappresenta in ogni caso un illecito giuridico: vale a dire che la Carriera Alias si configura come un profilo burocratico fittizio, con una valenza puramente interna. Infatti, le leggi italiane, cioè le sentenze nel 2015 della Corte di Cassazione e della Corte Costituzionale – che hanno aggiornato la precedente normativa – prevedono prima della rettificazione dei dati anagrafici (e quindi dei documenti), la sentenza di un giudice in un tribunale ordinario. Questi deve accertare che il percorso di transizione intrapreso sia irreversibile, e – nel caso di minori – può richiedere una consulenza tecnica e sospendere la sentenza. Questa diventa esecutiva solo quando è ‘passata in giudicato’, divenendo inoppugnabile. Diversi istituti stanno affrontando queste problematiche con leggerezza: anche se – provvisti del consenso informato di entrambi i genitori del minore – ottenessero l’approvazione di tutti gli organi collegiali, il regolamento rappresenterebbe, in mancanza di una sentenza, un abuso (con molteplici ricadute: dalla costruzione di bagni appositi, alla falsificazione dei dati relativi alle classi …). La scuola, infatti, non ha la funzione né la facoltà di anticipare provvedimenti giudiziali tanto più che – nel caso di minori – il giudice potrebbe anche pronunciarsi in modo diverso o comunque sospendere la sentenza. Cioè questi istituti si arrogano un diritto che per legge non hanno: la normativa sull’autonomia non autorizza infatti le scuole a mettere in essere questo protocollo, che non è autorizzato dalle leggi vigenti. Senza contare che lo stesso studente che ha solo iniziato il processo di transizione potrebbe ritrovarsi successivamente ingabbiato in una falsa identità: ricordiamo infatti che sta aumentando il fenomeno dei ‘detransitioners’, cioè delle persone che vogliono tornare a vivere in accordo al sesso di nascita (spesso arrabbiati con un sistema che li ha assecondati quando, ancora giovanissimi e confusi, non si rendevano conto di  quanto stessero facendo), denunciando i medici e le conseguenze fisiche rovinose dei bombardamenti ormonali.

La rete di associazioni Non si tocca la Famiglia ha scritto una lettera al Sottosegretario al Ministero dell’istruzione[1], da cui dipendono gli Uffici scolastici regionali, esplicitando dal punto di vista giuridico il carattere illegittimo dei provvedimenti contenuti nel protocollo Alias. Si attende per la prossima settimana la risposta ufficiale del Sottosegretario, on. Rossano Sasso.

 

 

[1] Questo articolo sintetizza i contenuti di una una riunione del Direttivo della suddetta Associazione, avvenuta domenica sera online.  

 

 

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