Guerra Ucraina-Russia aprile 2022
Guerra Ucraina-Russia aprile 2022

 

 

di Gen. B. Roberto Lopez

 

Le operazioni russe in Ucraina, secondo il principio della flessibilità operativa fatto proprio dal nuovo ed unico Comandante delle operazioni russe in Ucraina, Gen. Dvornikov, vedono un continuo cambiamento di tattiche ed obiettivi, se pur nello scenario generale e strategico sostanzialmente confermato. Questo scenario come noto, è coinciso con la seconda fase dell’operazione speciale russa, cioè con la creazione di un unico comando, con il ritiro dalla zona Nord del paese (oblast di Karkiv, Sumy, Chernihiv) e con la prosecuzione dello sforzo principale a Sud (Mariupol e Donbass) su più direttrici d’attacco. I principali cambiamenti si possono sintetizzare nelle seguenti attività:

  • attivazione di una nuova direttrice di attacco da Est, con un significativo sforzo di penetrazione nella zona di Izium subito ad Est di Kharkiv, in direzione N.E. – S.O.;
  • un ulteriore sforzo in direzione Kramatorsk proveniente dall’oblast di Donetsk, ormai in prossimità del centro urbano, con direzione S.E. – N.O.;
  • intensificazione delle operazioni aeree diurne sia in appoggio alla fanteria (close air support ad opera di cacciabombardieri SU 25 e SU 24 ed elicotteri d’attacco MI 24, MI 28, MI 35, KA 52) sia d’interdizione (air interdiction con cacciabombardieri SU 34 e SU 24) su obiettivi in profondità non solo strettamente militari: alcuni ponti a Ovest (in particolare verso il confine con la Transnistria) e soprattutto centrali elettriche per l’alimentazione ferroviaria;
  • massiccio utilizzo di fuoco d’artiglieria durante l’arco notturno con tutti i sistemi d’arma disponibili (152 mm., MRLS tipo BM 21, BM 27 e BM 30) sulle posizioni ucraine;
  • utilizzo di nuovi sistemi di tracciatura elettronica dei UCAV (unmanned combat aerial vehicle) forniti dalla Turchia TB2 Bayraktiar che consentono un loro abbattimento con appositi sistemi d’arma contraerei.

Questa combinazione di attività ha causato un logoramento straordinario delle forze ucraine, con grandissime perdite di uomini e materiali e la possibilità di un cedimento abbastanza rapido delle unità rimaste a contatto con i russi nella zona di confine del Donbass (molti soldati arresisi, mezzi abbandonati integri, morti non sepolti ecc..), sostanzialmente comprese in una sacca materializzabile dall’allineamento Izium – Kramatorsk, stimabile prima della seconda fase russa in circa 90.000 uomini. La nuova tattica del Gen. Dvornikov prevede che i russi tendano a non ingaggiare direttamente gli ucraini, arretrando leggermente al momento dei loro contrattacchi, facendoli uscire allo scoperto dalle loro posizioni difensive protette, per poi batterli violentemente col fuoco aereo diurno e soprattutto con quello d’artiglieria durante l’arco notturno, cosa questa che limita fortemente le proprie perdite. Questa situazione di rapida diminuzione di capacità operativa ucraina è confermata dal massiccio aumento delle forniture occidentali in arrivo da USA e UK negli Hub polacchi e tedeschi. Non a caso il 26 aprile u.s. nella base aerea di Ramstain in Germania, i ministri della difesa di oltre 40 nazioni, anche extra Alleanza, andando oltre il mandato difensivo della stessa, avevano deciso di aumentare l’invio di armi letali all’Ucraina, con qualche distinguo della Germania (solo armi difensive es. carri contraerei Gepard) e dell’Ungheria. In particolare il ministro della difesa degli USA Lioyd Austin aveva affermato: “la situazione sul campo è cambiata,… c’è un senso di urgenza che tutti comprendiamo, faremo il possibile, compresa la mobilitazione della nostra base industriale”. Aveva poco prima detto anche: “vogliamo rendere più difficile per la Russia minacciare i suoi vicini e indebolirla in questo senso”. Sulla stessa linea emergenziale il politologo, economista e consulente strategico del governo degli USA, Edward Luttwak ha dichiarato in un’intervista pubblica: ”non basta inviare armi a Kiev, servono uomini o sarà la resa”. Si tenga presente che dal 1° maggio, in Polonia, sono iniziate esercitazioni che hanno coinvolto gran parte delle Forze Armate, con la partecipazione di 8000 soldati britannici. La notizia era stata diramata pochi giorni prima, avvisando le popolazioni dell’est del paese per non allarmarla, senza dare informazioni ulteriori, quindi nella massima riservatezza. Per contro, pare che le Forze armate della confinante Bielorussia e truppe russe ivi presenti, nello stesso lasso di tempo siano state messe in stato d’allerta. È chiaro che la Russia stia ottenendo successi sul campo e la recentissima crisi nella repubblica popolare di Transnistria, filo occidentale ma di etnia russa, al confine tra Moldavia e Ucraina, possa spingere i russi a guardare verso Ovest. Cioè dalla zona costiera del mar Nero già conquistata, possano muovere verso Odessa e oltre, per ricongiungersi alla piccola repubblica separata. Si considerino anche le affermazioni di Sergej Narjshkin, capo dell’SVR (servizio segreto estero russo), secondo il quale la Polonia con l’avallo di USA e UK starebbe programmando una invasione dell’Ucraina per “mettere in sicurezza” la parte occidentale del paese (Galizia), già possedimento storico polacco, come sorta di “peacekeeper”, a preludio forse di una spartizione futura dell’Ucraina. Le esercitazioni polacche prima citate, in tal senso, potrebbero essere una conferma. Si comprende che la NATO e in particolare USA e UK stiano spingendo per un logoramento definitivo delle capacità operative russe nella speranza di causare un “Regime Change” al Cremlino, modello Afghanistan 1988. Come, di contro, si comprende anche l’affermazione di Putin del 27 u.s. a San Pietroburgo: “se qualcuno dall’esterno intende interferire negli eventi ucraini, porre una minaccia alla Russia, la nostra risposta sarà fulminea”. Dovrebbe apparire chiaro che fornire artiglierie o missili superficie-superficie agli ucraini per colpire il territorio russo, o anche portarcele direttamente in caso di “contro invasione polacca”, potrebbe essere inteso come una minaccia alla Russia, e l’Italia che, come si vocifera, starebbe per fornire moderni obici d’artiglieria semovente, in grado di sparare granate da 155 mm a 70 km di gittata, si candiderebbe a diventare una delle prime Nazioni a ricevere la risposta fulminea. 

 

B. Roberto Lopez è un generale dell’esercito in pensione. 

 


 

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