Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Robert Royal e pubblicato su The Catholic Thing. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione curata da Occhi Aperti! (pseudonimo).

 

Papa Francesco intervistato dall'Associated Press
Papa Francesco intervistato dall’Associated Press 25.01.2023

 

Molto tempo fa, su di un lontano pianeta, seri cattolici guardavano con impazienza ad ogni nuovo documento del Vaticano o del Papa. Si aspettavano arricchimenti riguardo alla morale tradizionale o di teologia, o chiarimenti su qualche problema nel mondo. In questi giorni c’è la solita giustificata apprensione – non solo per le osservazioni sconsiderate sull’Ucraina affinché alzi bandiera bianca o su come Israele dovrebbe o non dovrebbe rispondere al terrorismo. C’è aspettativa di divisione, confusione e sgomento. Un certo numero di testi scritti apparsi di recente – o in procinto di esserlo – sembrano verosimilmente continuare su questa scia ormai consolidatasi.

L’autobiografia di Papa Francesco LIFE: la mia storia nella Storia è stata pubblicata ufficialmente il 19 marzo (maggiori informazioni più sotto). Il cardinale Victor Manuel Fernàndez ha annunciato che all’inizio di aprile sarà pubblicata un’enciclica su “questioni sociali”, che sembra essere principalmente una riaffermazione dei principali temi del papato di Francesco su cose come l’immigrazione e il clima, ma anche per placare i critici del cardinale [Fernàndez, ndr], trattando questioni che destano preoccupazione ai cattolici tradizionali come l’aborto, la maternità surrogata, l’ideologia gender, ecc… A questo punto delle cose, tuttavia, possiamo essere alquanto certi che essa presenterà le cose in modo tale che, inevitabilmente, porteranno ad ulteriori problemi.

Di immediato interesse, ci sono stati due recenti annunci in quanto il Sinodo sulla sinodalità sta per giungere alla sua tappa conclusiva in ottobre. O almeno questo era il progetto originario. Ora infatti apprendiamo che dieci “questioni teologiche” sono state rimosse dalla deliberazione nella sessione di ottobre perché non c’è tempo sufficiente per studiarle adeguatamente.

Che cosa ha fatto allora il Sinodo globale sulla sinodalità in tutto il mondo negli ultimi cinque anni e mezzo? La sinodalità è improvvisamente spuntata fuori nella relazione finale del Sinodo sui giovani del 2018, sebbene non se ne discusse durante quell’incontro.

Un enorme “processo” è stato messo in moto, e poiché sempre più persone hanno faticato per definire la “Sinodalità”, ci è stato detto che il “processo” stesso mostra cos’è la sinodalità. Uno dei quattro principi fondamentali del Papa, naturalmente, è: “È più importante iniziare processi che dominare spazi”. A dire il vero, per quanto vaghi questi processi possano sembrare, finiscono per dominare gli spazi, la dottrina, tutto.

Fatta eccezione che per pochissime anime, i partecipanti al Sinodo di ottobre dello scorso anno sono usciti esausti, con poco da mostrare per la fatica fatta. Quest’anno, con i dieci temi apparentemente “raccolti” lungo la via, ai partecipanti verrà chiesto di passare un intero mese a dibattere, ancora una volta, la natura della sinodalità: come essere una Chiesa sinodale ad ogni livello, in ogni attività.

Signore, pietà, sarà una dolorosa distorsione.

Intanto, secondo Vatican News, questi sono i temi che il Papa ha consegnato alla Commissione di studio:

  1. Aspetti delle relazioni tra Chiese orientali cattoliche e Chiesa latina (SR 6)
  2. L’ascolto del grido dei poveri (SR 4 e 16)
  3. La missione nell’ambiente digitale (SR 17)
  4. La revisione “in prospettiva sinodale missionaria” della Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis (SR 11)
  5. Alcune questioni teologiche e canonistiche intorno a specifiche forme ministeriali (SR 8 e 9)
  6. La revisione, in prospettiva sinodale e missionaria, dei documenti sulle relazioni fra Vescovi, Vita consacrata, Aggregazioni ecclesiali (SR 10)
  7. Alcuni aspetti della figura e del ministero del vescovo (criteri per la selezione dei candidati all’episcopato, funzione giudiziaria dei Vescovi, natura e corso delle visite ad limina Apostolorum) da una prospettiva sinodale missionaria (SR 12 e 13)
  8. Il ruolo dei Rappresentanti Pontifici in prospettiva sinodale missionaria (SR 13)
  9. Criteri teologici e metodologie sinodali per un discernimento condiviso di questioni dottrinali, pastorali ed etiche controverse (SR 15)
  10. La recezione dei frutti del cammino ecumenico nelle prassi ecclesiali (SR 7)

Ma la Chiesa non ha già considerato attentamente il rapporto con le Chiese orientali, i poveri o l’attuale ambiente mediatico? Questi temi obsoleti sono stati posti prima in modo che boriose e stravaganti “forme ministeriali” (per intenderci, tra le varie opzioni, le diaconesse?) e il ruolo di vescovi e nunzi potessero apparire solo come un insieme di questioni secondarie, tecniche?

Le “controverse” questioni dottrinali e pastorali (n. 9) sembrano finalmente toccare terra – anche se per un “discernimento condiviso” c’è stato bisogno di metodologie per il loro uso? (Ci è stato detto dagli organizzatori del Sinodo di non attendersi risposte in ottobre.) E il “cammino ecumenico” (n. 10) sembra aver vacillato a causa degli Ortodossi orientali, dei Copti, ecc… riguardo alla benedizione delle “coppie” in “unioni irregolari”.

Il che ci riporta a Life, l’autobiografia del Papa. È un testo strano, che intervalla lunghi commenti autobiografici a prolisse ambientazioni “contestualizzate” dal suo collaboratore Fabio Marchese Ragona, che sembra intendersi più delle pagine di un romanzo che di un’autobiografia vera e propria. (Ad un certo punto Ragona, ad esempio, descrive Jorge Mario e suo fratello – all’epoca avevano tre anni e un anno – che si prendono a cucchiaiate quando un tango classico viene trasmesso alla radio.)

Questi resoconti offrono una certa idea di come le prime esperienze del Papa abbiano modellato le sue opinioni successive, ma c’è poco di nuovo. Ad esempio, pare che abbia acquisito le sue spiccate simpatie per i migranti a causa dell’esperienza della sua famiglia che dal Nord Italia emigrava in Argentina. Ma non sembra riconoscere quanto sia diversa la situazione oggi, considerando che le grandi maggioranze democratiche nei paesi sviluppati si sentono – e sono – minacciate da milioni di immigrati clandestini.

In un passaggio, per esempio, ricorda di aver parlato in Ungheria dell’obbligo cristiano di accogliere lo straniero, sperando che il presidente Orban fosse in ascolto. In un altro, afferma correttamente che le nazioni hanno diritto alla propria identità – senza, a quanto pare, riconoscere che le enormi ondate di immigrazione clandestina sono una minaccia per quell’identità e ad esse si oppone larga parte delle maggioranze in tutte le nazioni sviluppate.

Una rivelazione, passata quasi inosservata nelle prime recensioni, è come Francesco e Benedetto avrebbero presumibilmente sperato di evitare divisioni dopo le dimissioni di quest’ultimo:

Benedetto ed io, di comune accordo, abbiamo deciso, quando l’ho visitato a Castel Gandolfo nel 2013 subito dopo la mia elezione, che sarebbe stato meglio se non avesse vissuto al di fuori [del solito contesto, ndr], come aveva originariamente pianificato, ma vedesse gente e partecipasse alla vita della Chiesa. Questa decisione non ha ottenuto molto, purtroppo, perché le controversie nei successivi dieci anni non sono affatto mancate e hanno danneggiato entrambe le parti.

Avvicinandosi la fine del suo stesso papato, Francesco non ci lascia dubbi. Se la sua salute rendesse tale prosecuzione insostenibile: “Non mi farò nominare papa emerito ma semplicemente vescovo di Roma emerito e mi trasferirei alla Basilica di Santa Maria Maggiore per servire come confessore e dare la comunione ai malati. Ma questa è, ripeto, una remota possibilità perché davvero non ho alcun serio motivo che mi faccia pensare alle dimissioni…grazie a Dio, godo di buona salute, e come ho detto, ci sono molti progetti da portare a compimento, a Dio piacendo”.

Robert Royal

 

Robert Royal è caporedattore di The Catholic Thing e presidente dell’Istituto Fede e Ragione di Washington, D.C. I suoi libri più recenti sono Colombo e la crisi dell’Occidente e Uno sguardo in profondità: la tradizione intellettuale cattolica nel XX secolo

 


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