"Lia" Thomas (a sinistra), maschio biologico che si sente donna, vince la finale dell’American University League, nel nuoto femminile
“Lia” Thomas (a sinistra), maschio biologico che si sente donna, vince la finale dell’American University League, nel nuoto femminile. A destra le ragazze vincitrici del 2°, 3° e 4° posto.

 

 

di Sabino Paciolla

 

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha confermato, con una sentenza di martedì, le leggi statali che vietano alle ragazze e alle donne transgender di competere nelle squadre sportive scolastiche femminili. La sentenza costituisce un nuovo colpo per le lobbies che sostengono i diritti delle persone transgender nel Paese. La maggioranza conservatrice della Corte ha stabilito che i divieti in vigore in Idaho e West Virginia non violano la Costituzione, mentre l’intero collegio, all’unanimità, ha riconosciuto che tali restrizioni non sono in contrasto nemmeno con il Titolo IX, la legge federale che vieta la discriminazione sessuale nell’istruzione. Lo riporta la AP News in un suo articolo.

Il giudice Brett Kavanaugh, estensore dell’opinione di maggioranza, ha sostenuto che gli Stati hanno facoltà di riservare lo sport femminile alle atlete biologicamente donne, richiamando ragioni di sicurezza ed equità competitiva. La decisione apre la strada a un’estensione del principio agli oltre venti Stati a guida repubblicana che hanno già adottato divieti simili, mentre restano aperte le cause legali in Connecticut, California e altri Stati dove le atlete transgender possono tuttora gareggiare secondo la propria identità di genere.

Ferma opposizione è arrivata dalla giudice Sonia Sotomayor, che ha letto dal banco un parere dissenziente sottoscritto dai colleghi liberali, sostenendo che, data l’incertezza scientifica sul tema, gli studenti transgender non dovrebbero essere automaticamente esclusi dagli sport di squadra: «Semplicemente non sappiamo scientificamente se gli studenti transgender rappresentino un pericolo», ha dichiarato.

Al centro dei due casi vi sono Becky Pepper-Jackson, sedicenne del West Virginia diventata campionessa statale nel lancio del peso dopo una transizione iniziata in età precoce, e Lindsay Hecox, studentessa dell’Idaho che non è riuscita a entrare nelle squadre universitarie di atletica per motivi di prestazione. In particolare, è istruttivo il caso Becky Pepper-Jackson, una persona biologicamente maschio che è passata dall’essere una fondista in fondo al gruppo, anche tra le ragazze, alle scuole medie a diventare campionessa statale nel lancio del peso. Ha battuto la seconda classificata di due piedi nel campionato del West Virginia del mese scorso.

Il mondo dello sport si è diviso sul tema, con figure come Martina Navratilova schierata a favore dei divieti e atlete come Megan Rapinoe e Sue Bird a sostegno delle persone transgender.

Il presidente Donald Trump ha definito la sentenza una grande vittoria sui social media, mentre la NCAA e i Comitati Olimpici statunitensi avevano già vietato la partecipazione delle donne transgender agli sport femminili dopo un suo ordine esecutivo, nonostante il numero di atlete coinvolte sia estremamente ridotto. Un sondaggio AP-NORC dell’ottobre 2025 mostra che circa sei adulti statunitensi su dieci sono favorevoli a restrizioni di questo tipo, contro circa due su dieci contrari.

 

 

Sostieni il Blog di Sabino Paciolla

 






 

 

Facebook Comments