di Michael Galster

 

Come in altre occasioni anche lunedì 17 luglio il Corriere della Sera dedica spazio alla guerra in Ucraina: in questo caso un lungo editoriale di Angelo Panebianco e altre due intere pagine all’interno nella rubrica Esteri dell’inviato a Kiev Lorenzo Cremonesi. Il seguente articolo si propone di evidenziare in modo emblematico i problemi legati al tipo di informazione che il Corriere della Sera propone al suo comune lettore, una tipologia peraltro del tutto simile a quella degli altri principali mezzi di informazione.

Partendo nelle sue riflessioni dalla conflittualità attuale e potenziale con la Cina, Angelo Panebianco lamenta il fatto che, sebbene “la guerra in Ucraina abbia unito i paesi occidentali e rivitalizzato la Nato”, tuttavia avrebbe prodotto anche divisioni acute in Europa. Cita come esempi la presenza di un forte “partito filo-putiniano” in Francia e la “dilagante presenze nei Talk Show italiani dei filo-putiniani”, a dimostrazione del fatto di quanto fosse ampia la corrente “contraria al nostro sostegno a Kiev” (Sic: contrarietà alla guerra = filo-putiniani!). Segue una lunga apologia della lotta delle democrazie contro i regimi autocratici, relegando nel mondo degli “ipocriti” o nel mondo di coloro che negano il valore della democrazia, chiunque sia contrario al supporto incondizionato dello sforzo bellico a Kiev per riconquistare i territori occupati (prevalentemente abitati da russofoni, in gran parte con identità nazionale russa). Ovviamente Panebianco non fa riferimento allo stato reale dei diritti fondamentali in Ucraina, al fatto che tutti i partiti d’opposizione siano vietati (alcuni già da prima della guerra), al fatto che l’uso della lingua russa nella vita pubblica è vietata, alle relative valutazioni della Venice Commission. Mantiene rigorosamente la narrazione bianco-nero. In riferimento all’invito del 2008 all’Ucraina di aderire alla Nato vede un solo errore commesso dall’Occidente: “la vera (e unica) responsabilità occidentale è stata quella di non aver messo in piedi prima dell’invasione un credibile sistema di deferenza a difesa di Kiev”. Ignora il fatto che l’adesione alla Nato in quel momento non sarebbe stata possibile in quanto il governo ucraino democraticamente eletto nel 2010 si era espresso contrario all’adesione alla Nato. (Come noto, tale governo nel 2014 è stato ribaltato con la forza – senza “aspettare” le regolari elezioni che dovevano tenersi di lì a pochi mesi.)

Seguono all’interno Corriere della Sera due pagine di Lorenzo Cremonesi che descrivono i crimini e malfatti commessi dai russi in questi giorni, citando esclusivamente fonti ucraine. Nessun contradditorio, nessuna testimonianza su eventuali “danni collaterali” a seguito delle azioni ucraine. Nessun tentativo percettibile di fornire informazioni complete. Tuttavia il Corriere della Sera evita di poter essere accusato di diffondere Fake News, qualsiasi informazione riporta la formula “a suo dire”, “secondo il …”, ecc. Il Corriere della Sera non è accusabile di Fake News nemmeno lì ove si parla di “russificazione delle zone occupate”, ignorando il fatto che queste terre non sono veramente russificabili in quanto per la maggior parte da secoli abitate da russi, e tacendo inoltre il fatto che dal 2014 invece è in atto una politica di de-russificazione del paese (legge 5670-d del 2019).

Più “classico” invece l’articolo con il titolo “Accordo sul grano, da Odessa l’ultima nave”, dove non ci si nasconde dietro le citazioni. Qui il Corriere della Sera pare abbia deciso che al lettore non debbano interessare i motivi – giusti o meno lo può decidere da sé – per cui Mosca non rinnovi l’accordo sul grano (ndr: secondo Mosca, diversamente da come previsto nell’accordo precedente, l’Occidente non avrebbe rimosso gli ostacoli alle esportazioni russe di cereali e fertilizzanti, peraltro di maggiore rilevanza alimentare per il terzo mondo di quelle ucraine).  

C’è da chiedersi come il primo quotidiano d’Italia sia arrivato a questo punto. Panebianco lamenta giustamente il fatto che la gente non crede più nei mezzi d’informazione, nonostante nell’area nord-atlantica la classe giornalistica e politica si conforma in modo totalizzante alla narrazione bianco-nero. La gente comune non sa di preciso, ma sente che qualche cosa nella narrazione dei media e dei politici manca o è incongruente. Su alcune (poche) cose in questo breve articolo l’autore, un comune lettore, ha cercato di fare un poco di luce da sé. In ogni caso al di fuori dalla nostra bolla, nel cosiddetto “sud globale”, la visione sull’ovest globale appare piuttosto chiara: in tema di democrazia, doppi standard, come sempre. 

 


Le opinioni espresse in questo articolo sono dell’autore e non riflettono necessariamente le opinioni del responsabile di questo blog. I contributi pubblicati su questo blog hanno il solo scopo di alimentare un civile e amichevole confronto volto ad approfondire la realtà.


 

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