Kiev
Kiev

 

 

di Michael Galster

 

Sette mesi fa, a gennaio 2022 si nega in modo definitivo il diritto all’uso della lingua madre nella sfera pubblica a milioni di cittadini russofoni in Ucraina. Infatti, sono scadute in quella data, un mese prima dell’inizio della guerra, le deroghe della fase transitoria della relativa legge promulgata già nel 2019. Come noto – vedasi qui – dopo la quarta elementare è vietato erogare insegnamenti agli studenti russofoni nella loro madre lingua, così come gli atti pubblici degli enti pubblici non devono più essere pubblicati in russo, nemmeno in quelle regioni in cui è presente una significativa minoranza o addirittura maggioranza russofona.  

In data 18.01.2022, a un mese prima dell’invasione russa, il più rinomato quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung – di orientamento conservatore e pro americano – descrive la filosofia della legge in questione con il titolo “Strozzare il russo – Ucraina: La nuova legge sulle lingue ha l’obiettivo di respingere il russo”  (Das Russische abwürgen – Ukraine: Neues Sprachgesetz soll das Russische zurückdrängen qui ).

 

Propongo qui la traduzione dell’articolo che fornisce altri dettagli rispetto alla legislazione in questione, così come alla logica da romanzo distopico Orwelliano che la ispira: 

Approvata tre anni fa, in Ucraina sta per entrare in vigore una nuova legge sulle lingue. Dovrebbe rimuovere il russo dalla sfera pubblica, ma crea nuovi problemi per gli editori e a chi vuole esprimere critiche in lingua russa a Putin.

In Ucraina è entrata in vigore una legge che dovrebbe tutelare la lingua di Stato (l’ucraino) e emarginare il russo nell’ambito di una politica volta al “consolidamento della nazione”. I giornali e le riviste a diffusione sovraregionali possono ora solo apparire in lingua ucraina. Le edizioni russe non sono vietate, ma allo stesso momento devono essere stampate in una seconda versione ucraina che deve avere lo stesso livello di tiratura. A questo punto, scompare la reddittività per gli editori. Infatti, l’ultimo quotidiano russo a diffusione nazionale, “Westi”, è stato recentemente convertito in ucraino e molti giornali appaiono ora solo in rete.

La legge, diretta contro la lingua russa e preferita da molti ucraini soprattutto nell’est e nel sud del Paese, è stata approvata nel 2019, poco prima della fine del mandato dell’ex presidente Pietro Poroshenko. Da allora è stato in vigore un periodo di transizione, scaduto appunto a gennaio 2022. È significativo il fatto secondo cui le lingue delle “minoranze native” del Paese, come i tatari di Crimea, i polacchi, gli ungheresi, i rumeni, i greci, i bulgari, così come l’inglese e tutte le lingue ufficiali dell’UE, siano esenti dall’obbligo di pubblicazione in ucraino. Anche l’obbligo delle librerie di offrire almeno il cinquanta per cento del loro stock in ucraino è sospeso quando si tratta delle sopraccitate lingue minoritarie e delle lingue dell’UE.

D’ora in poi, tutti i dipendenti statali, gli agenti della polizia stradale, i cancellieri dei tribunali e i medici degli ospedali sono obbligati a rivolgersi ai cittadini in ucraino, a meno che quest’ultimi non chiedano di parlare un’altra lingua. Lo stesso vale per i fornitori di servizi, ad esempio i dipendenti di supermercati, farmacie e banche. Le violazioni del “diritto di comunicare nella lingua nazionale” possono essere denunciate presso il Rappresentante speciale per la tutela della lingua di Stato e, se reiterate, possono essere sanzionate.

Una delle ragioni principali della legge è stata senza dubbio la pretesa del Presidente Putin di essere il “protettore” degli ucraini di lingua russa. Ma ora l’Ucraina è il primo Paese a vietare di fatto le pubblicazioni della stampa in una lingua specifica, denuncia il giornalista russo di base a Londra Oleg Kashin. La legge è un colpo non da poco per i media ucraini, che criticano Putin e la sua politica sull’Ucraina in russo e meritano di essere protetti come contro-pubblico russo.

La Frankfurter Allgemeine Zeitung dice giustamente che con la legge sulla lingua è diventato più difficile criticare Putin. Le sfugge però, o almeno non lo dice, che vengono violati i diritti umani di milioni di persone, cioè, il diritto all’uso della lingua madre nella sfera pubblica (ovviamente nei territori in cui è presente una significativa minoranza). Un diritto consolidato in tutti i paesi UE e altre società democratiche con minoranze etniche: Italia, Spagna, Belgio e numerosi altri paesi. Il quotidiano tedesco, come tutte le principali TG e pubblicazioni UE, non spiega perché questi diritti debbano valere ovunque e per tutti, per i russi invece no. 

 


 

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