di Sabino Paciolla
Al Parlamento europeo di Strasburgo, dal 14 al 17 settembre 2026, è stata allestita una mostra intitolata: “Just EUman – Come nasce un cittadino europeo”. Essa è stata promossa dall’eurodeputato italiano Paolo Inselvini, di Fratelli d’Italia/ECR, e curata dall’associazione Pro Vita & Famiglia. L’inaugurazione ufficiale si è tenuta il 15 settembre nello Spazio Emilio Colombo dell’edificio Weiss.
L’esposizione era composta da 14 pannelli, alti circa due metri, più la proiezione del video Baby Oliver. Il percorso seguiva cronologicamente lo sviluppo prenatale, dalla fecondazione alla nascita: primi giorni dello zigote e impianto, formazione del sistema nervoso e del cuore, sviluppo degli arti e del volto, movimenti fetali, sviluppo sensoriale e cerebrale, possibilità di sopravvivenza in caso di prematurità e, infine, nascita. Al termine era stato collocato anche uno specchio, con l’idea di ricondurre il percorso embrionale alla storia biologica personale di ciascun visitatore.
Apriti Cielo!!!!
È nata una forte polemica dentro il Parlamento europeo. Alessandra Moretti (PD), Carolina Morace (M5S) e Manon Aubry (The Left), tra gli altri, hanno contestato l’esposizione sostenendo che, pur presentandosi come scientifica, veicolasse un messaggio politico contrario al diritto all’aborto e all’autodeterminazione delle donne. Aubry e altri esponenti politici hanno chiesto alla presidente del Parlamento Roberta Metsola la rimozione della mostra; Morace ha chiesto anche verifiche sulle procedure con cui era stata autorizzata.
Inselvini e Pro Vita & Famiglia hanno respinto quelle critiche, sostenendo che l’esposizione mostrasse anzitutto dati di embriologia e accusando i contestatori di voler impedire che quella prospettiva fosse rappresentata all’interno del Parlamento.
Guardate come ha reagito Ilaria Salis, eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra:
La reazione di Ilaria Salis alla mostra “Just EUman” può essere criticata non perché esprima dissenso — che è pienamente legittimo e costituisce esso stesso esercizio della libertà di manifestazione del pensiero — ma per il modo in cui quel dissenso è stato formulato.
Definire la mostra «disgustosa», descriverla come un «attacco frontale alla libertà» e sostenerne il rigetto «con forza» significa collocare l’iniziativa non semplicemente nel campo delle idee da contestare, ma in quello delle manifestazioni che non dovrebbero trovare cittadinanza nello spazio pubblico.
Se alla critica si accompagna la richiesta di rimuovere o impedire una manifestazione autorizzata allora emerge un vero e proprio problema democratico. Il Parlamento europeo prevede espressamente che i deputati possano organizzare mostre negli spazi pubblici dell’istituzione, entro regole precise e previa autorizzazione. In questo quadro, una mostra che sostiene una determinata posizione sul valore della vita prenatale può certamente essere contestata, confutata e anche duramente criticata; ma proprio il pluralismo democratico richiede che una posizione, pur se ritenuta controversa da alcuni come Salis, non venga automaticamente confusa con una lesione della libertà altrui.
La libertà di parola ha infatti senso soprattutto quando protegge opinioni che incontrano opposizione. Consentire soltanto le idee sulle quali esiste già un consenso diffuso non costituisce un autentico banco di prova per una democrazia pluralista. Il libero confronto consiste invece nella possibilità che due posizioni incompatibili vengano esposte nello stesso spazio pubblico e che ciascuna possa rispondere all’altra attraverso argomenti, dati, critiche e controargomenti.
Da questo punto di vista, si può rilevare una tensione nel definire «attacco alla libertà» la semplice esposizione di una tesi contraria alla propria. La libertà di una persona di sostenere il diritto all’aborto non implica infatti, di per sé, il diritto a non essere esposta a un’opinione contraria. Ed è proprio ciò che ha fatto Ilaria Salis quando, nella sostanza, ha detto: hai diritto di dire quello che vuoi, di esporre quello che vuoi purché sia in linea con quello che crediamo e affermiamo noi.
Ilaria Salis dovrebbe sapere, visto che è un deputato europeo, che il Parlamento europeo non è soltanto un luogo nel quale si prendono decisioni: è per sua natura uno spazio di conflitto regolato tra concezioni politiche differenti. Pretendere che un tema controverso venga sottratto alla vista anziché affrontato nel merito rischia quindi di indebolire proprio quella cultura del confronto che un parlamento dovrebbe incarnare.
Evidentemente Ilaria Salis ha dimenticato che esistono ancora parole come “democrazia”, “libero confronto” e “libertà di manifestazione del pensiero” che hanno tuttora piena dignità. Infatti, non esiste il diritto di una sola parte a parlare senza essere contraddetta, ma il diritto di tutte le parti a esporre le proprie ragioni e a sottoporle alla critica pubblica. Una democrazia matura non elimina le idee che considera sbagliate: le mette alla prova attraverso il confronto. E il Parlamento Europeo è, o dovrebbe essere, proprio il luogo dove la democrazia dovrebbe avere libera e totale “cittadinanza”.
La reazione di Ilaria Salis alla mostra “Just EUman” richiama, sul piano retorico, uno dei passaggi più celebri de La fattoria degli animali di George Orwell: «Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri».
Nel romanzo, quella formula rappresenta la deformazione di un principio universale. L’uguaglianza continua formalmente a essere proclamata, ma nella pratica viene applicata in modo diverso a seconda di chi ne beneficia.
Una dinamica analoga può essere evocata quando si parla di libertà di espressione. Se la libertà di manifestazione del pensiero è davvero un principio generale, deve valere anche per idee che non si condividono. In caso contrario, si rischia di trasformare il principio in una formula paradossale: tutte le opinioni sono libere, ma alcune opinioni sono più libere delle altre.
È proprio qui che il richiamo a Orwell acquista efficacia: non come paragone storico tra persone o sistemi politici, ma come ammonimento contro l’uso selettivo dei principi. Una libertà che vale soltanto per alcune idee rischia di non essere più una libertà universale, ma un privilegio concesso a chi occupa, in un dato momento, la posizione culturalmente o politicamente dominante.
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Ma la Salis, se non ricordo male, è quella che ha partecipato ad un pestaggio in Ungheria di un uomo con idee politiche diverse dalle sue, cosa può esprimere se non il rifiuto della libertà di opinione?
Ultimamente il cervello è diventato un “optional”, e girano moltissimi “modelli base”, che ne sono totalmente sprovvisti. Salis docet!
Tobia