Di seguito segnalo all’attenzione e alla riflessione dei lettori di questo blog l’articolo scritto da Christopher Manion e pubblicato su The Wanderer. Visitate il sito e valutate liberamente le varie opzioni offerte e le eventuali richieste. Ecco l’articolo nella traduzione da me curata. 

 

Victor-Manuel-Fernandez
Victor Manuel Fernandez

 

Il 17 gennaio, i leader dell’Accademia Giovanni Paolo II per la Vita Umana e la Famiglia hanno chiesto formalmente a Papa Francesco di dimettere il cardinale Víctor Manuel Fernandez dal suo incarico di Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede.

“La letteratura sensuale-mistica per la quale il cardinale ha una particolare propensione è uno dei peggiori mali del nostro tempo”, ha scritto il dottor Thomas Ward, presidente dell’Accademia e fondatore dell’Associazione nazionale delle famiglie cattoliche in Inghilterra. Non fa altro che giustificare i peggiori eccessi della rivoluzione sessuale che sta profondamente corrompendo la nostra società e portando i nostri giovani verso il baratro”.

Questa affermazione parla con autorità, perché l’Accademia Giovanni Paolo II per la Vita Umana e la Famiglia ha una storia illustre. Infatti, il lavoro dei suoi membri rappresenta le intenzioni originali di Papa Giovanni Paolo II quando fondò la Pontificia Accademia per la Vita nel 1992. Il suo scopo era semplice e chiaro: perseguire lo studio interdisciplinare e la difesa della vita umana in tutte le sue fasi.

Il lavoro dell’Accademia è proseguito senza intoppi, difendendo la vita e la famiglia per 24 anni. Poi, il 31 dicembre 2016, Papa Francesco ha improvvisamente ritenuto opportuno sciogliere i membri dell’Accademia e cambiare i suoi statuti guida.

E il cambiamento non si è fatto attendere. Nel giro di un anno, Maurizio Chiodi, professore di teologia morale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale e neo membro dell’Accademia per la Vita, ha aperto la strada.

Il 14 dicembre 2017, in una conferenza promossa dalla Pontificia Università Gregoriana, Chiodi ha dichiarato che “un metodo artificiale per la regolazione delle nascite potrebbe essere riconosciuto come un atto di responsabilità che si compie, non per rifiutare radicalmente il dono di un figlio, ma perché in quelle situazioni la responsabilità chiama la coppia e la famiglia ad altre forme di accoglienza e ospitalità”.

Notate le definizioni: “artificiale”: non significa “innaturale”? E “regolamentazione”: non intende forse “prevenzione”? E lo stesso vale per “responsabilità”: lo dice due volte, nel caso in cui la prima volta vi fosse sembrata un’invenzione; e il tutto è dimostrato senza ombra di dubbio da una frase condizionale passiva che, a ben vedere, ammette che un tale “riconoscimento” richiederebbe un bel po’ di braccia e di mente per essere abbracciato, perché pretende di creare una verità ex nihilo.

Come riporta Sandro Magister, la conferenza era stata organizzata dalla facoltà di teologia morale dell’università, diretta nientemeno che dal gesuita argentino Humberto Miguel Yanez, un protetto dell’allora arcivescovo Bergoglio. E si noti l’ironia (non si osa chiamarla perfidia): La conferenza è stata presentata come una celebrazione del cinquantesimo anniversario dell’Humanae Vitae (promulgata da Papa Paolo VI il 25 luglio 1968).

Purtroppo Chiodi ha colto questa storica occasione per deridere le verità difese in quel documento profetico.

Con quale autorità? Chiodi ha citato Amoris Laetitia (“Sull’amore nella famiglia”), l’enciclica del 2016 di Papa Francesco.

E quel documento, dicono fonti vaticane, è stato scritto da un fantasma, nientemeno che da Tucho Fernandez.

Tucho è ora prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede – la posizione ricoperta dal cardinale Georg Ratzinger dal 1981 fino alla sua elezione al soglio pontificio nell’aprile 2005.

La rivolta contro l’insegnamento senza tempo della Chiesa ha ora chiuso il cerchio.

Una nota sulla storia

Quando sette anni fa Papa Francesco ha ripulito l’elenco dei membri dell’Accademia originaria di San Giovanni Paolo, alcuni di coloro che erano “membri ad vitam” (“membri a vita”) non sono stati comunque riconfermati. Essi si sono rifiutati di lasciarsi scoraggiare da questo affronto. Si erano impegnati per tutta la vita a promuovere gli obiettivi dell’Accademia e di San Giovanni Paolo.

Questi studiosi sono stati costretti in coscienza ad adempiere a tale obbligo e hanno deciso con fermezza di continuare il lavoro di una vita. Così, nel 2017, hanno fondato la nuova Accademia dei laici, dedicandola a rivelare lo splendore della verità sulla vita e sulla famiglia insegnata da Papa Giovanni Paolo e da ogni Sommo Pontefice prima di lui.

Oggi continuano il loro lavoro, pienamente fedeli al Magistero autentico e alla dottrina perenne della Chiesa cattolica.

Nel frattempo, però, mentre la squadra di demolizione di Papa Francesco procedeva sconsideratamente a stravolgere la verità, notiamo che ha mantenuto il nome originale dell’Accademia.

La sua decisione riflette forse il suo rispetto per la continuità dell’insegnamento della Chiesa, per quanto tale insegnamento si scontri nettamente con il modo peccaminoso del mondo?

Il nostro Papa peronista non è un uomo di continuità. Infatti, fin dalla sua professione finale di gesuita nel 1973, ha vissuto nei fumi nocivi della Teologia della Liberazione che ha devastato la Chiesa latinoamericana e l’ha quasi asfissiata nell’ultimo mezzo secolo.

Papa Francesco comprende chiaramente l’ideologia, sia i suoi pericoli che le sue attrattive.

Infatti, invoca spesso questo termine – di solito riferendosi ai cattolici fedeli ai suoi predecessori.

Ma gli studenti di movimenti di sinistra come il marxismo e la sua propaggine della Teologia della Liberazione riconoscono un’altra caratteristica nella sua scelta di mantenere il nome originale dell’Accademia: gli ideologi – cioè, per definizione, coloro che sostengono una rivolta gnostica contro la realtà – spesso dirottano gli amati simboli dei loro nemici, li svuotano del loro contenuto originale e li riempiono con il loro insegnamento nocivo: velenoso, in effetti, ma spesso riconosciuto solo lentamente, mascherato com’è dall’etichetta e dal linguaggio familiare e amato di un tempo.

Il più flagrante di questi dirottamenti è la perversione della persona di Cristo da parte della Teologia della Liberazione, che lo dipinge come un rivoluzionario politico.

Anatoly Vasilyevich Lunacharsky, primo ministro dell’Educazione di Vladimir Lenin, lo disse in modo succinto: “Cristo è stato il primo comunista!”.

Ecco. E questa affermazione non è solo una fantasia malinconica, ma rappresenta un profondo e potente invito all’azione rivoluzionaria.

Introduzione al nuovo paradigma

Nel 2017, Papa Francesco ha nominato l’arcivescovo Vincenzo Paglia nuovo direttore dell’Accademia. Gli scandali che ne sono seguiti – sia all’interno dell’Accademia che al di fuori di essa – purtroppo non sono stati una sorpresa. e Tucho Fernández li rappresenta tutti.

Lo scorso agosto, in un’intervista con Steven Mosher, presidente del Population Research Institute, il dottor Ward ha citato la descrizione che l’arcivescovo Paglia ha fatto del nuovo percorso che ha tracciato per l’Accademia:

“Nelle sue parole”, ha detto il dottor Thomas, “il ruolo dell’Accademia è quello di “accettare l’invito contenuto nel paragrafo 3 della Costituzione Apostolica Veritatis Gaudium del Papa”, dove si chiede ‘un ampio e generoso sforzo per un radicale cambiamento di paradigma, o piuttosto – oserei dire – per un’audace rivoluzione culturale'”.

Aspettate un attimo. Non è un po’ estremo?

Non c’è da preoccuparsi. Il Santo Padre cita qui un’autorevole enciclica.

“Tutto ciò dimostra l’urgente necessità di procedere a un’audace rivoluzione culturale” (Laudato Si’, n. 114). Promulgata nel 2015.

Sì, Papa Francesco sta citando se stesso.

L’arcivescovo Paglia, continua Ward, ritiene che Veritatis Gaudium richieda “un radicale cambiamento di paradigma nella riflessione teologica… per rendere un servizio al Magistero aprendo uno spazio di dialogo che renda possibile e incoraggi la ricerca. Così vediamo il ruolo dell’Accademia, che anche lo stesso Papa Francesco ha voluto in prima linea su questioni delicate da affrontare con un approccio transdisciplinare”.

Sentendo questo, Mosher, uno storico le cui copiose opere raccontano gli orrori della rivoluzione culturale del presidente Mao, chiede: “Chi sono alcuni degli altri che stanno collaborando con Francesco al ‘radicale cambiamento di paradigma’ di cui abbiamo parlato?”.

Il dottor Ward racconta come il cardinale McCarrick sia rimasto così impressionato nel 2013 quando “un influente italiano gli disse che il cardinale Bergoglio ‘potrebbe riformare la Chiesa.  Se gli dessimo cinque anni, potrebbe rimetterci in carreggiata… [potrebbe] rifare la Chiesa’”.

Ecco fatto. “Sull’obiettivo”. La rivoluzione continua a marciare, tra gli applausi di nientemeno che di “zio Ted”. McCarrick.

La traduzione italiana più accurata del “nuovo paradigma” è “Senza Uscita”.

Senza uscita.

Tucho deve andarsene.

Christopher Manion

 


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