di Sabino Paciolla
Al fine di fare il punto sul conflitto in corso in Ucraina ed i tentativi di pace che la Casa Bianca ed il Cremlino stanno mettendo in campo, mi pare interessante l’articolo scritto da Ray McGovern, con la collaborazione di Joe Lauria. L’articolo è stato pubblicato su AntiWar, ed a motivo della lunghezza e a beneficio dei lettori di questo blog, ne riporto una sintesi.
Nonostante il diffuso scetticismo dei media occidentali, scrive Ray McGovern, che hanno definito la proposta di pace di Donald Trump sull’Ucraina “morta sul nascere” a Mosca, i negoziati stanno procedendo concretamente. Martedì sera, l’inviato di Trump Steve Witkoff e suo genero Jared Kushner hanno discusso per cinque ore al Cremlino con il presidente russo Vladimir Putin, prolungando i colloqui fino a mezzanotte su quel documento apparentemente “morto”.
Una trattativa ancora viva
Yury Ushakov, capo consigliere di Putin per l’Ucraina, ha confermato nel comunicato ufficiale che le parti hanno esaminato diverse opzioni, incluse questioni territoriali. Pur non rivelando i dettagli specifici, Ushakov ha sottolineato che le discussioni riguardavano una soluzione pacifica a lungo termine della crisi ucraina. Ha precisato che non esiste ancora un piano definitivo e che alcune idee americane sono accettabili per la Russia, altre no. Ma il punto fondamentale è che il piano non è morto.
Trump stesso ha dichiarato mercoledì alla stampa che Witkoff e Kushner hanno avuto un incontro positivo con Putin, aggiungendo enigmaticamente che non poteva rivelare i dettagli perché “ci vogliono due persone per ballare il tango”. L’impressione dei suoi inviati è che Putin sia interessato a raggiungere un accordo.
I punti chiave della proposta
Tra i 28 punti del piano, i più importanti riguardano il ritiro dell’Ucraina dal resto del Donbass e il reinserimento nella sua costituzione di un impegno giuridico alla neutralità, ovvero il divieto di aderire alla NATO. L’Ucraina aveva dichiarato la neutralità al momento dell’indipendenza nel 1991, sancendola nella costituzione del 1996, ma questo principio fu rimosso nella costituzione del 2019, quattro anni dopo il cambio di governo sostenuto dagli Stati Uniti a Kiev.
La proposta include anche elementi che la Russia non gradirebbe, come la riduzione dell’esercito ucraino a 600.000 soldati (mentre Mosca vorrebbe una completa smilitarizzazione), la cessione della lingua di terra di Kinburn all’Ucraina, la gestione internazionale della centrale nucleare di Zaporozhye, e l’investimento di 100 miliardi di dollari di beni russi congelati nella ricostruzione ucraina, con gli Stati Uniti che riceverebbero il 50% dei profitti.
Zelensky e l’Europa messi da parte
È significativo che l’incontro previsto tra Witkoff e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky a Dublino non abbia mai avuto luogo. Questo fornisce ulteriori prove che Trump e i realisti della sua squadra non si preoccupano più di ciò che pensa Zelensky e procederanno senza di lui. Trump ha dichiarato inequivocabilmente che l’Ucraina ha perso la guerra sul campo e che né l’Europa né Zelensky possono farci nulla.
Trump ha anche messo da parte i falchi della sua squadra, in particolare il segretario di Stato Marco Rubio, vistosamente assente dall’incontro al Cremlino. Rubio era a Ginevra il 23 novembre con ucraini ed europei cercando di minare il piano in 28 punti di Trump, tentando di sostituirlo con uno di soli 19 punti che dava un vantaggio irrealistico all’Ucraina. Non si è presentato nemmeno alla riunione semestrale dei ministri degli Esteri della NATO di mercoledì, senza fornire alcuna scusa.
Questo gesto di snobbamento serviva non solo a rimettere al suo posto la NATO, ma anche a evitare di spiegare perché Europa e Ucraina fossero stati esclusi dai negoziati tra Stati Uniti e Russia, rendendo obsoleto lo slogan “niente sull’Ucraina senza l’Ucraina”.
La situazione a Kiev
Zelensky appare sempre più come un uomo politicamente finito a Kiev. Dopo le dimissioni forzate di Andrii Yermak, suo capo di gabinetto considerato il vero potere dietro al trono, sono previsti altri arresti per corruzione nella sua cerchia. Trump ha il potere di tagliare le informazioni di intelligence e le armi per convincere l’Ucraina ad accettare un accordo, anche se non è chiaro se userà questo strumento.
La cautela di Mosca
Il Cremlino rimane estremamente cauto riguardo ai possibili tradimenti nei rapporti con Washington. Ushakov ricorda bene l’esperienza del dicembre 2021, quando Biden promise a Putin di non schierare armi offensive in Ucraina, salvo poi rinnegare la promessa nelle settimane successive.
Nonostante la cautela, Mosca ha chiarito che il miglioramento dei rapporti economici è di grande importanza. Non a caso, al tavolo delle trattative c’era anche Kirill Dmitriev, capo del Fondo russo per gli investimenti diretti, per discutere le prospettive di futura cooperazione economica tra i due paesi. Anche questo aspetto rimane vivo e centrale nei negoziati.
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