
di Sabino Paciolla
Un incontro teso che segna un punto di svolta nei rapporti tra Washington e Kiev
L’incontro di venerdì scorso tra il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente ucraino Volodymyr Zelensky alla Casa Bianca si è rivelato un confronto ben più difficile di quanto previsto, lasciando la delegazione ucraina profondamente delusa e sollevando nuove preoccupazioni tra gli alleati europei dell’Ucraina.
Secondo quanto riportato da Reuters, Trump ha spinto Zelensky “a cedere ampie porzioni di territorio alla Russia durante un incontro teso” che ha lasciato gli ucraini scoraggiati. Il presidente americano ha inoltre rifiutato categoricamente di fornire i missili Tomahawk a lungo raggio che Kiev aveva richiesto per colpire obiettivi in profondità all’interno della Russia.
Le minacce e il linguaggio duro
L’atmosfera dell’incontro, durato tre ore, si è rapidamente deteriorata. Secondo fonti citate dal Financial Times e riportate dal New York Post, la riunione si è trasformata in una “lite furiosa”, con Trump che “imprecava continuamente”.
“Se [Putin] lo vuole, ti distruggerà”, avrebbe detto Trump al leader ucraino, secondo un funzionario europeo presente. Il presidente americano avrebbe anche respinto le mappe del fronte, dichiarando di essere “stufo” di vederle: “Questa linea rossa, non so nemmeno dove si trovi. Non ci sono mai stato”, avrebbe tuonato.
Una fonte ha descritto così il messaggio di Trump: “Il vostro Paese congelerà e il vostro Paese sarà distrutto” se l’Ucraina non raggiungerà un accordo con la Russia, anche se un’altra fonte ha contestato che Trump abbia usato esattamente il termine “distrutta”.
La proposta: cessate il fuoco sulle linee attuali
Al centro della discussione c’era la proposta di Trump di un cessate il fuoco immediato sulle attuali linee del fronte. “Pensiamo che quello che dovrebbero fare sia semplicemente fermarsi alle linee dove si trovano, le linee di battaglia”, ha dichiarato Trump sull’Air Force One domenica. “Il resto è molto difficile da negoziare se si dice: ‘voi prendete questo, noi prendiamo quello'”.
Secondo Politico, dopo che “Zelenskyy non era d’accordo sul fatto che l’Ucraina dovesse rinunciare a territori che la Russia non era riuscita a occupare”, Trump ha concluso dicendo: “Ok, proviamo a chiudere la questione sulla linea attuale”.
L’influenza di Putin
Un elemento chiave emerso dalle ricostruzioni è che Trump aveva parlato per due ore con il presidente russo Vladimir Putin il giorno prima dell’incontro con Zelensky. Due fonti hanno riferito di aver avuto l’impressione che Trump fosse stato influenzato da quella telefonata, durante la quale Putin avrebbe proposto uno scambio territoriale con l’Ucraina che avrebbe ceduto le regioni di Donetsk e Luhansk.
L’inviato speciale degli Stati Uniti Steve Witkoff è stato tra coloro che hanno spinto con maggiore insistenza per questo scambio, ricordando che Donetsk e Luhansk hanno “una popolazione di lingua russa significativa”.
La reazione ucraina ed europea
Per gli ucraini, cedere le parti occidentali di Donetsk e Luhansk equivarrebbe a un “suicidio” strategico, rendendo il resto del paese molto più vulnerabile alle offensive russe. Zelensky ha lasciato la Casa Bianca a mani vuote, senza i Tomahawk richiesti e con la prospettiva di dover accettare concessioni territoriali dolorose.
Il primo ministro polacco Donald Tusk ha espresso la posizione europea scrivendo su X: “Nessuno di noi dovrebbe esercitare pressioni su Zelensky quando si tratta di concessioni territoriali. Dovremmo tutti esercitare pressioni sulla Russia affinché cessi la sua aggressione”.
Un diplomatico europeo citato da Politico ha riassunto la frustrazione del continente: “Con una sola telefonata, Putin sembra aver cambiato ancora una volta l’opinione del presidente Trump sull’Ucraina. Quattro giorni fa stavamo discutendo dei missili Tomahawk; ora l’attenzione è concentrata sulle concessioni territoriali dell’Ucraina”.
L’incontro segna un possibile punto di svolta nella strategia americana, con Trump che sembra orientato verso una soluzione rapida del conflitto, anche a condizioni che Kiev considera inaccettabili.
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