Una acuta riflessione di Carl R. Trueman sul fallimento dell’umanesimo illuminista che trae le sue radici dal tentativo di “uccidere Dio”. Una illusione ed un tentativo gravido di conseguenze per la società odierna. Non è infatti una questione semplicemente ed esclusivamente filosofica.

Eccola nella mia traduzione..

Foto: il filosofo Friedrich Nietzsche

Foto: il filosofo Friedrich Nietzsche

 

Più di trent’anni fa, Leszek Kołakowski sosteneva che la denuncia di Nietzsche del fallimento dell’umanesimo illuminista non fosse diventata l’ortodossia esplicita dell’età moderna. Nonostante la dimostrazione di Nietzsche che un mondo che aveva ucciso Dio aveva compiuto una rivoluzione metafisica e morale tale da liberare dai vincoli la terra dal sole e che comportava la riconsiderazione di tutti i valori (allora condividi per ripudiarli, ndr), Kołakowski osservò che la modernità si era impegnata in un lungo tentativo di negare questa conclusione. L’ortodossia esplicita del mondo moderno, egli sosteneva, non era nietzscheriana ma un mosaico disperato di varie posizioni intellettuali attraverso le quali si può mantenere una qualche parvenza di significato e ordine stabile.

Oggi, quel progetto “mosaico” appare ancora più eclettico e meno convincente di quanto non fosse nel 1986. L’autorità delle istituzioni tradizionali – religiosa, politica, giuridica, giuridica, finanziaria – è stata ripetutamente danneggiata da innumerevoli casi di corruzione e tradimenti di fiducia. Il discorso pubblico è stato vittima di vari odi terapeutici che alimentano la stizza e il risentimento della politica identitaria di sinistra e di destra. E l’ascesa di nuovi fondamentalismi, specialmente quello dell’Islam, minaccia di scatenare il caos in un Occidente che sembra provare un perverso piacere nella perdita di fiducia nel suo passato – e quindi nel suo presente.

Al centro del problema è il fatto che Nietzsche aveva ragione: uccidete Dio e tutto è dunque negoziabile.  Fingere che questo non sia il caso non funzionerà. (…) Una vita pubblica che manchi di qualche tipo di base metafisica è una vita pubblica che non ha la capacità di giustificare la sua forma. In tali vuoti si generano i grandi disastri.

Eppure la risposta non è semplicemente continuare con il “mosaico”. È necessario che comprendiamo le cause alla base dei sintomi problematici che vediamo intorno a noi nella nostra cultura. È necessario vedere le crisi individuali che ci circondano come parte di una crisi metafisica più ampia. Dobbiamo renderci conto, ad esempio, che i dibattiti sull’identità sessuale e di genere non sono tanto dibattiti sulla libertà individuale quanto dibattiti su cosa significhi essere un individuo. E che impegnarsi in tali dibattiti con competenza, con una riflessione ponderata su letteratura, storia, etica, politica, filosofia, teologia e diritto – per citare solo alcuni campi rilevanti – è necessario. (Soprattutto perché) in un’epoca di specializzazioni accademiche frammentate e isolate, in un’epoca in cui ci sono così tante informazioni disponibili, il vero e il bene sono spesso sepolti sotto il male e il banale. (…)

 

Fonte: First Thing

 

Carl R. Trueman è professore alla Alva J. Calderwood School of Arts and Letters presso il Grove City College, Pennsylvania.

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