Con questo titolo la rivista EMMA, influente “organo centrale” del femminismo tedesco, attacca la nuova legge del governo federale in tema di transizione di genere. Questo fatto potrebbe assumere particolare importanza in quanto il pianeta femminista appartiene all’area culturale progressista e, in Germania più ancora che in altri paesi, nel corso degli ultimi decenni è riuscito a esercitare una certa leadership d’opinione riguardante le tematiche di genere e sesso. In particolare, è stato il movimento femminista tedesco a fermare la deriva pedofila degli anni settanta-ottanta in cui l’élite culturale progressista e il partito verde proponevano di normalizzare e depenalizzare in Germania gli atti sessuali tra adulti e bambini. Le obiezioni e opposizioni alla normalizzazione della pedofilia provenienti dal mondo scientifico rischiavano di restare invano, dato che a livello politico nessun partito, inclusa l’ala conservatrice della democrazia cristiana tedesca, ai tempi osava opporsi in modo aperto e deciso a tale progetto folle. Oggi, di fronte al dilagare dei casi di riassegnamento di genere da femmina a maschio il mondo femminista insorge, chiedendo maggiore serietà e scientificità rispetto al fenomeno del transessualismo. L’articolo è basato sulla conoscenza dei fatti e potrebbe aprire a una inversione di tendenza nell’ambito del dibattito in Germania, come pare già stia avvenendo in alcuni paesi scandinavi; contrastando sostanzialmente ciò che a livello europeo in modo imperterrito sembra si voglia portare avanti tramite le raccomandazioni del Consiglio dei Ministri UE. Vedasi a tale proposito anche l’articolo Gender. Cambio di genere «facile», cosa c’è dietro il pressing del Consiglio d’Europa di Assuntina Morresi sulle pagine di Avvenire del 14 luglio 2022 (qui).

La presa di posizione del mondo femminista, così come il “report” di Avvenire confermano una prassi testimoniata sul sito dell’associazione AGAPO tempo fa dal padre di un ragazzo transgender, che ha toccato con mano la sostanziale assenza di aiuto psicoterapeutico (senza esito predefinito) ai giovani con disforia di genere. In questo caso si è trattato dell’ospedale Niguarda di Milano, considerato centro di eccellenza in Italia: ufficialmente l’ospedale parla di “sbarramenti” (alle transizioni), di colloqui approfonditi con psichiatri e psicologi, in realtà al figlio di questo padre il “sistema” ha iniziato la somministrazione degli ormoni già a partire dalla seconda seduta con lo psicologo; malgrado il parere negativo di altri medici.

Propongo qui di seguito la mia traduzione dell’articolo con cui la rivista femminista tedesca EMMA denuncia il colossale inganno che la politica europea e tedesca in tema di transessualismo stanno per operare.

Michael Galster

 

Foto: transgender
Foto: transgender

 

 

Trans: Il grande bluff

 

In apparenza e secondo ciò che si sente dire, la proposta di legge del “cambio di sesso a partire dai 14 anni” riguarderebbe solo la “transizione sociale” e non gli interventi medici. Ma: in realtà già oggi i bambini vengono trattati con gli ormoni. E sembra che presto i relativi limiti d’età saranno completamente abbattuti, poiché le linee guida per i medici stanno per essere modificate. Perché i politici non dicono la verità?

A chi trova allarmante che con la cosiddetta “legge sull’autodeterminazione” i quattordicenni potranno presto cambiare il proprio sesso all’anagrafe tramite “autodenuncia”, i politici responsabili ripetono in forma mantrica sempre la stessa risposta: Si tratterebbe solo di una “transizione sociale”, non fisica.

“Occorre distinguere tra il percorso medico del cambiamento di sesso e il percorso legale del cambiamento dello stato civile”, aveva spiegato Annalena Baerbock, ad esempio, quando nell’autunno del 2021 l’EMMA le aveva chiesto, ancora nella sua funzione di candidata alla carica di cancelliere, del previsto cambiamento di sesso attraverso il pronunciamento di una semplice autodichiarazione. Baerbock ha risposto: “A partire dai 14 anni dovrebbe essere possibile solo una correzione dell’iscrizione del sesso all’anagrafe. Per la riassegnazione chirurgica del sesso, le linee guida professionali prevedono un’età minima di 18 anni”.

Di recente, Sven Lehman, il “commissario per le questioni di genere” del governo federale, ha spiegato: “Gli allineamenti chirurgici di solito non vengono comunque eseguite prima dei 18 anni. Tutte le questioni mediche, tra l’altro, non sono regolate a livello della nuova legge sull’autodeterminazione, a tale proposito si applicano le relative linee guida mediche”, annunciando un progetto di legge prima della pausa estiva.

Purtroppo queste affermazioni non possono essere definite altro che un grande inganno.

Sì, esistono linee guida mediche per la diagnosi e il trattamento dei bambini e adolescenti con “disforia di genere”, cioè dei giovani con una profonda sofferenza per il proprio corpo sessuato. Queste linee guida vengono emanate dalle società mediche specializzate e aggiornate ogni cinque anni. E infatti raccomandano limiti di età per il trattamento medico di bambini e adolescenti. Per gli interventi chirurgici, il limite è di 18 anni.

Tuttavia, queste linee guida non sono legalmente vincolanti, ma hanno soltanto il carattere di raccomandazioni. Per questo motivo, i limiti di età già oggi vengono spesso non rispettati. In secondo luogo, non si tratta solo di “aggiustamenti chirurgici”, cioè dell’amputazione di seni e peni, dell’asportazione di ovaie e uteri. Si tratta anche del trattamento di bambini e adolescenti con ormoni del sesso opposto, cioè con testosterone ed estrogeni. Questo trattamento, che rappresenta un serio intervento su un corpo sano con conseguenze in parte irreversibili, è raccomandato in Germania a partire dall’età di 16 anni, ma questa raccomandazione viene già regolarmente disattesa. “Non è più una rarità che i bambini ricevano un trattamento ormonale all’età di 13 o 14 anni”, spiega Karoline Haufe, presidente del Trans Children’s Network (Trakine).

E riguarda anche il trattamento di bambini e adolescenti con i cosiddetti bloccanti della pubertà. I bloccanti della pubertà hanno lo scopo, almeno secondo l’intenzione dichiarata, di dare ai bambini con disforia di genere il tempo di decidere se cambiare sesso o meno. Non solo bloccano lo sviluppo dei caratteri sessuali secondari, come la crescita del seno o della barba, ma anche la crescita dell’intero corpo e lo sviluppo del cervello, che dipende in parte dagli ormoni sessuali, con conseguenze a lungo termine che non sono ancora state studiate a sufficienza.

Tuttavia, l’uso di bloccanti della pubertà è stato finora raccomandato in Germania a partire dal cosiddetto stadio di Tanner II, cioè dal momento in cui “si sviluppa la gemma mammaria” nelle ragazze e dalla prima crescita dei testicoli nei ragazzi. Alcuni bambini hanno solo dieci anni in questa fase di sviluppo.

Leo, ragazzo svedese, aveva undici anni quando è stato trattato con i bloccanti della pubertà. A dieci anni, egli, dal punto di vista biologico una bambina, aveva detto ai genitori di essere “in realtà un maschio”. Quando i genitori si sono rivolti all’ospedale Astrid Lindgren di Stoccolma, i medici hanno detto loro: “Prima si interrompe la pubertà, meglio è”. Quattro anni dopo, Leo soffre di osteopenia, una densità ossea troppo bassa. Il risultato: fratture delle vertebre. “Non cresce più. Quando si alza, ha dolori alla schiena e a tutto il corpo”, si lamenta la madre.

Il documentario televisivo svedese “Transbarnen” (Bambini trans: accessibile su YouTube) ha rivelato nel novembre 2021 che non solo Leo, ma una dozzina di bambini trattati con bloccanti della pubertà presso la clinica svedese soffrivano di effetti collaterali così massicci da dover interrompere il trattamento: densità ossea troppo bassa, aumento massiccio di peso, danni al fegato, problemi psicologici. Nel febbraio 2022, la Svezia ha tirato la corda.

Il National Board of Health and Welfare (NBHW) ha dichiarato che “per gli adolescenti con incongruenza di genere, i rischi delle misure di soppressione della pubertà e del trattamento ormonale di riconciliazione di genere superano attualmente i possibili benefici” e ha deciso di rivedere le linee guida sul trattamento. L’autorità sanitaria ha addotto tre ragioni: 1. la mancanza di studi affidabili sull'”efficacia e i rischi” di entrambi i trattamenti, ossia i bloccanti della pubertà e gli ormoni di sesso opposto. 2. l’aumento, finora “inspiegabile”, del numero di adolescenti che chiedono aiuto negli ambulatori di genere, in particolare l’aumento “particolarmente consistente” del numero di ragazze pubescenti. 3. il fatto che sempre più giovani adulti stanno effettuando la de-transizione, cioè vogliono invertire il cambiamento di genere. Il numero di coloro che si pentono della loro decisione è attualmente “sottostimato”.

La Svezia ne ha tratto le conseguenze: In futuro dovrebbe essere la psicoterapia a diventare l’approccio medico di regola, mentre al trattamento ormonale si dovrebbe ricorrere soltanto come ultima risorsa. Se mai, i bloccanti della pubertà e gli ormoni di sesso opposto possono essere utilizzati solo se la disforia di genere si è già manifestata nell’infanzia ed è rimasta costante per almeno cinque anni. In futuro, la disforia di genere, che spesso si manifesta solo nelle ragazze durante la pubertà, potrà essere trattata con farmaci solo in casi assolutamente eccezionali. E l’autorità sanitaria svedese chiede: Ricerca!

Anche in altri Paesi ci si è spaventati e si torna sui propri passi. In Inghilterra, un ricerca di verifica sulle prassi esistenti è giunta a questa conclusione: “In questa fase, la ricerca di verifica non può emettere raccomandazioni a favore dell’uso di bloccanti della pubertà e di trattamenti ormonali, in quanto le prove di efficacia sono frammentarie”. In Francia, dove le linee guida sono attualmente in fase di revisione, l’Académie Nationale de Médicine parla di un “fenomeno di proporzioni epidemiche” e richiede “la massima cautela” nella somministrazione di ormoni e bloccanti della pubertà. Esiste il rischio di “sovradiagnosi” per questo “problema prevalentemente sociale”, motivo per cui la fase di assistenza psicologica dovrebbe essere prolungata il più possibile.

Anche la Finlandia e l’Australia hanno modificato le loro linee guida per il trattamento e ora danno nuovamente la priorità al trattamento terapeutico rispetto ai farmaci nei casi di presunta transessualità. La Finlandia ha innalzato a 25 anni l’età minima per sottoporsi a un intervento chirurgico.

E la Germania? Mentre il “Trans Train” (titolo di un altro documentario televisivo svedese che vale la pena di vedere, su YouTube) sta vacillando in altri Paesi, sembra che ora stia accelerando la corsa in Germania. Perché, e questo è il punto cruciale numero tre, che i politici responsabili tendono a dimenticare di menzionare: Le attuali linee guida mediche, a cui non solo il commissario queer fa riferimento, e che già consentono il trattamento dei bambini con bloccanti della pubertà e degli adolescenti con estrogeni e testosterone, sono carta straccia. Sono comunque scaduti nel 2018 e da allora è in corso il processo di modifica. 20 società mediche, dalla “Società tedesca di pediatria e medicina dell’adolescenza” alla Camera federale degli psicoterapeuti, stanno collaborando con l'”Associazione federale trans*” per sviluppare nuove raccomandazioni per la “diagnosi e il trattamento dell’incongruenza di genere e della disforia di genere nell’infanzia e nell’adolescenza”. A questo punto ci chiediamo quali limiti di età si applicheranno in futuro?

EMMA ha posto questa domanda al presidente della commissione per le linee guida, il Prof. Georg Romer. Il direttore della Clinica di psichiatria infantile e dell’adolescenza dell’ospedale universitario di Münster è un dichiarato sostenitore dell’uso dei bloccanti della pubertà (“L’attesa a volte può fare molto più male!”) e attribuisce l’aumento esplosivo dei presunti adolescenti transessuali “in primo luogo alla maggiore apertura all’argomento”. È “preoccupato” per il fatto che un numero da otto a dieci volte superiore di ragazze rispetto ai ragazzi si rivolge agli ambulatori di genere con il desiderio di cambiare sesso, ma non ha “una spiegazione convincente” per questo.

Il professor Romer non vuole fornire alcuna informazione su come potrebbero essere le linee guida future. La linea guida è ancora in fase di “processo di consenso”, ovvero di coordinamento congiunto delle associazioni professionali. “Prima che questo processo di consenso sia completato, non è sostanzialmente possibile dare alcuna informazione sul contenuto della nuova linea guida”.

Ma come è possibile che una decisione di tale importanza venga presa a porte chiuse?

Una possibile risposta: molti elementi fanno pensare che la Commissione abbasserà ulteriormente gli attuali limiti di età nelle future linee guida. Questo perché le raccomandazioni della “World Professional Association for Transgender Health” (WPATH) sono un’importante linea guida per i medici tedeschi. Questa “Associazione professionale mondiale per la salute dei transgender” stabilisce gli “standard di cura” dal 1979. È stata appena pubblicata una nuova versione di questi standard. In esso, la federazione mondiale ha abbassato ulteriormente i limiti di età: non c’è più un’età minima per i bloccanti della pubertà. Per i trattamenti ormonali, l’età minima consigliata è ora di 14 anni, per le mastectomie (chiamate eufemisticamente “mascolinizzazione del torace”) di 15 anni e di 17 anni per l’asportazione di testicoli e utero.

La Germania adeguerà le sue nuove linee guida a quelle della “World Federation for Transgender Health”?

Potrebbe essere anche peggio. “Sta diventando evidente che, secondo la volontà della maggioranza della commissione, tutti i limiti di età devono essere rimossi dalle prossime linee guida”, spiega Alexander Korte, psichiatra infantile e giovanile dell’Ospedale Universitario di Monaco e membro della commissione per le linee guida.

L’iniziativa dei genitori Trans Teens Sorge berechtigt ha inviato a febbraio un catalogo di 25 domande agli esperti. Volevano sapere, ad esempio: Perché un numero sproporzionato di ragazze si identifica improvvisamente come maschio all’inizio della pubertà e perché nessuno si interessa di questa caratteristica? Perché in passato fino all’80% degli adolescenti ha abbandonato il percorso verso il sesso desiderato per infine fare i conti con il proprio sesso biologico? Perché le forme di trattamento psicologico sono spesso descritte come ‘a esito non predefinito’, mentre allo stesso tempo vengono emessi documenti che instradano verso la somministrazione di bloccanti della pubertà e gli ormoni cross-gender?”.

Nessuno di quelli a cui è stato scritto ha risposto nel merito dei contenuti. Solo il Prof. Michael Kölch, Presidente della Società Tedesca di Psichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza, Psicosomatica e Psicoterapia (DGKJP), ha dichiarato in risposta alla domanda sui bloccanti della pubertà: “A nessuna di tutte queste domande, per quanto rilevanti e motivate, è possibile al momento rispondere in base a criteri chiari o in base a sufficienti evidenze scientifiche. In base alle nostre conoscenze e all’aumento significativo del numero di casi negli ultimi anni, si è venuta a creare una situazione caratterizzata dalla mancata disponibilità di risultati di ricerca sufficientemente accurati”.

Anna Weber, portavoce di Trans Teens Sorge berechtigt, è estremamente preoccupata. “In altri Paesi ci si ferma e si avvia un’inversione di direzione, mentre in Germania i fornitori di servizi sanitari si comportano come se non fossero affari loro”, lamenta l’autrice, “eppure l’evidenza e l’esperienza in Germania non è diversa dalla situazione in altri Paesi”. Ritiene “altamente problematica” la combinazione della prevista “legge sull’autodeterminazione”, cioè la possibilità di cambiare sesso a partire dai 14 anni senza il consenso dei genitori, e la prospettiva di abbassare o addirittura eliminare i limiti di età per gli interventi medici. Perché: “I terapeuti trattano già le persone in modo ‘affermativo’. Quando i quattordicenni si presenteranno presto negli ambulatori con le loro carte d’identità alterate, la presunta transessualità dei giovani non sarà più messa in discussione. I medici professionisti possono quindi solo accettare e attuare la richiesta dei giovani di un rapido cambio di sesso. Possibili trattamenti alternativi? Il loro numero sarà più o meno uguale a zero.

Verranno operati invece, ancora più frequentemente di oggi, blocchi della pubertà, ormoni, operazioni. È ora che i politici che stanno per introdurre la legge sull’autodeterminazione dicano finalmente la verità su questo argomento.

 


 

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